Un anno di Trump: quale bilancio?
314 segments
Buongiorno a tutti in un contesto oggi
qui Andrea Muratore per sostituire il
professor Giannulli che per qualche
giorno non sarà disponibile e ha chiesto
a me, possibile di fare le sue veci.
Cercherò come sempre con la massima
umiltà di non far rimpiangere la
presenza di Aldo. Mi scuso peraltro
inoltre per ragioni tecniche dovute a eh
impegni di lavoro che cambiano e mutano
in continuazione. Devo registrare qui
dallo scenario di Piazza San Babila
questo video che poi vedrete sul canale
eh di Aldo, tra l'altro piazza molto
importante nel nella storia personale
mia e del prof, perché qua vicino c'è la
facoltà di via Conservatorio dove
studiando ho avuto il piacere ormai 10
anni fa il mitologico 2016 che tanti
ormai considerano equiparato a un'età
dell'oro, di conoscerlo personalmente.
In quest'ottica oggi entriamo nel vivo
di un argomento che ritengo fondamentale
trattare, non fosse altro a proposito di
anniversari che oggi 20 gennaio è
l'anniversario dell'inizio della seconda
amministrazione di Donald Trump. Donald
Trump che oggi si trova ad Avos per
presentare quello che ritiene essere
un'agenda della cosiddetta affodability,
l'obiettivo quindi di presentare la sua
visione per un'America più adatta alle
prospettive del maga, un'America dove a
suo avviso Main Street e l'economia
prenderanno finalmente il piede e dice
ci sarà l'emancipazione
delle della popolazione secondo la sua
visione del mondo. Lo scenario però
ovviamente è molto più complesso e come
voi sapete il 20 gennaio ogni
quadriennio iniziano le amministrazioni
nella giornata dell'insediamento. Questo
anniversario è l'obiettivo anche di per
poter fare una tara delle aspettative,
delle prospettive, della visione del
mondo che The Donald ha presentato nel
suo secondo mandato, le differenze col
primo e soprattutto cosa dobbiamo
aspettarci.
Andiamo con ordine. Trump vince nel
novembre 2024 le elezioni contro Camala
Erris, essenzialmente puntando sul
malcontento americano per almeno tre
questioni. Innanzitutto l'economia, che
non dimentichiamola è sempre il tema di
rimente. Nei voti statunitensi.
Americans are not macroeconomists,"
diceva Paul Krugman, quando si
commentava perché eh nonostante i trend
positivi dell'amministrazione di Joe
Biden in termini di crescita economica
non ci fossero ritorni in termini di
consenso per i democratici, più che la
spesa in conto capitale di Nvidia, di
Apple, di Microsoft e di altri giganti.
Conta infatti il prezzo delle uovo o
della benzina al gallone nel decidere la
contentezza o meno dell'elettorato
americano. L'America ha conosciuto anni
di alta inflazione e al contempo
l'America negli ultimi anni ha
conosciuto un trend, diciamo sempre più
controverso e critico in materia di
gestione dell'immigrazione che è stato
un cavallo di battaglia per il Partito
Repubblicano nella sua versione più di
destra, più conservatrice per attrarre
consensi soprattutto da quella base di
scontenti nell'America profonda. Terzo
fronte fondamentale è il giudizio
politico complessivo della cittadinanza
americana verso il ruolo degli Stati
Uniti del mondo e la prospettiva di
quella che è ritenuta essere una
stanchezza imperiale dell'America,
sempre più impero, sempre più però
riluttante a mantenere i costi
dell'egemonia e da qua derivano molte
scelte sistemiche fatte
dall'amministrazione
in questo ultimo anno. Qual è il
giudizio di questo primo anno del Trump
2.0? Dunque, lo possiamo vedere.
L'economia sicuramente tira. La crescita
economica nominale anche nell'ultimo
trimestre è stata superiore al 4%,
impareggiabile da molte economie
dell'occidente, anche se non soprattutto
per il traino dell'investimento in conto
capitale dei colossi dell'intelligenza
artificiale. Abbiamo però un tema
fondamentale da sottolineare.
L'inflazione non è calata. l'inflazione,
anzi, rimane vicina al 3% e ormai è
consolidata. Trump avrebbe piuttosto
bisogno di uno shock deflattivo per
perdere parte dell'inflazione che lui
dice mentendo solo in parte avere
ereditato dall'era Biden, ma che le sue
scelte hanno sicuramente incentivato. di
ieri un report del Kiel Institute, un
importante think tank economico tedesco
che sottolinea come il 96% del prezzo
delle tariffe imposte
dall'amministrazione Trump dal 20
gennaio scorso a oggi sono state pagate
cash dai cittadini americani. Quindi
anche la strategia di contenimento
dell'indebitamento pubblico, delle
prospettive di spesa del paese e di
tutte le passività ricorrenti che
Washington vuole affrontare sono state
sobate tramite sostanzialmente un
pagamento fatto extra dalla popolazione
americana alle casse del tesoro a stelle
strisce. Questo è è un dato sicuramente
da tenere in considerazione, anche
perché al contempo Trump intende tenere
tutto assieme una serie di fattori che
non è necessario eh dire e essere
economisti per capire sia molto
difficile far convivere. Innanzitutto un
calo dell'inflazione, un aumento degli
investimenti, un calo delle tasse e un
calo dei tassi di interesse tutti
assieme contemporaneamente anche in un
contesto di dominanza della politica
fiscale su quella monetaria. risultano
difficili da gestire. Non a caso,
ultimamente Trump ha puntato molto come
cavallo di battaglia sul tema della
sostenibilità del costo della vita,
quellafordability su cui Zora Mavdani ha
vinto le elezioni eh per la carica di
sindaco a New York che va nella
direzione di capire in un modello
americano competitivo, privo di welfare
e con prospettive cupe per chi rimane
scartato o sconfitto da questo sistema,
come in che prospettiva, in che misura
sia possibile evolvere un trend per cui
il costo della vita non diventa qualcosa
con cui fare i conti per pregiudicarsi
una prospettiva concreta di
sopravvivenza se non di completo
progresso sociale. Ecco dunque che a
Washington in vista anche soprattutto
lezioni di metà mandato che ci saranno a
novembre questo tema risulta di rimente.
Dunque, l'economia nominalmente tira.
Sul piano invece della lotta ai problemi
consolidati dell'economia americana,
anche il decennale del debito USA supera
ormai il 425%,
abbiamo sicuramente eh qualcosa da
rivedere. Quindi sicuramente abbiamo un
Trump i cui effetti dovranno ancora
completamente vedersi, dovranno ancora
pienamente sdoganarsi, ma sicuramente
abbiamo un'economia che per molti
economisti è a forma di K. Chi ha vinto
vincerà sempre di più. Da qui il volo
delle big tech, da qui il volo delle
banche, da qui prospettive sempre più
rosee per chi ha le il controllo del
timone, ma invece la discesa e la parte
inferiore della K per chi si trova a
dover sostenere un costo crescente della
vita.
come sta cercando di gestire le
tensioni, per così dire, Trump portando
il discorso sul piano securitario.
Abbiamo visto i fatti di Minneapolis,
l'omicidio da parte del cosiddetto ICE,
di una donna che protestava contro le
retate, contro i migranti e contro eh la
le persone ritenute illegalmente
presenti negli Stati Uniti da parte di
questa agenzia che non è una vera e
propria forza di polizia, ma si trova
chiamata a dover gestire un vero e
proprio apparato repressivo, possiamo
chiamarlo così, con un budget di 170
miliardi di dollari da qui al 2030. è
una media annuale più eh di quella che
hanno le intere forze armate italiane,
per avere un paragone, e che sta
diventando una sorta di polizia interna
con cui Trump e la sua amministrazione
intendono imporre l'uso di pratiche
sempre più muscolari, sempre più dure
contro l'immigrazione clandestina per
alzare quella fortezza americana che
nella retrotompia trampista dovrebbe
sommarsi a la costruzione di un nuovo
paradigma economico basato
sull'industria, sulla prosperità a a
spese del resto del mondo per ricreare
una mitologica età dell'oro che abbiamo
ovviamente vissuto solo
nell'immaginazione.
I bei tempi andati sono la retrotopia
del trampismo e questo è anche qualcosa
che si intende ricostruire dando
visibilità maggiore a un ceppo
originario nativista
dell'America. Va detto isolazionismo
nativismo eran già nel 2011 indicate
dall'ex presidente George W. Bush come
due malattie il cui seme stava
germogliando in America. Col sendo di
poi questo ex presidente disastroso su
molti altri dossier, probabilmente sul
suo partito ci aveva visto giusto e non
è detto però che queste dinamiche siano
positive però per il partito
repubblicano che in molti distretti si
troverà a dover competere con i
democratici in un contesto di elettorati
gestiti anche da grandi quote di
minoranze con delle problematiche
sociali notevoli e in cui la retorica di
Trump può risultare quantomeno dannosa.
Tutto questo si inserisce in un contesto
in cui a livello globale Trump sta
provando nel quadro generale di
un'incomprensione americana di quel che
deve essere il ruolo di Washington nella
governance di un ordine globale in cui
gli Stati Uniti sono al massimo il
primus primum interpares e non più
l'unica superpotenza ordinatrice di
capire, dicevamo, come in che misura la
primazia americana può resistere
all'assalto degli attori esterni. Da qui
abbiamo una strategia aggressiva, ma in
fin dei conti che palesa più le
debolezze e le tensioni di questo mondo
che una reale capacità di proiezione e
di visione sistemica sul futuro.
L'amministrazione Trump era psodica, è
capace di fare operazioni unilaterali.
Vediamo l'attacco al Venezuela del 3
gennaio in una maniera totalmente
astrategica e asistemica. al contempo
sta progettando un'idea di ordine
internazionale basato su un ritorno
delle sfere di influenza in cui però
Washington non intende da un lato
garantire queste sfere di influenza al
di fuori della narrazione agli altri
paesi chiamati a cogestire l'ordine
internazionale nella visione di Trump e
al contempo si fida di proconsoli
regionali la cui visione ovviamente però
può essere o meno concordia a quella
degli Stati Uniti. Abbiamo visto anche
nelle ultime settimane Screzi e a
distanza tra Stati Uniti e Israele sul
quadro della pace presunta tale per
Gazza, rotture tra Stati Uniti e Europa
sulla Groenlandia e un ordine globale
che alla prova dei fatti è più caotico e
possiamo dirlo meno americano. Questa è
la grande eredità del primo anno di
Trump. Questo dovremo osservare con
attenzione e in prospettiva avremo degli
approfondimenti quando le condizioni di
collegamento lo renderanno un po' più
ottimale. Eh, nei prossimi giorni
cercheremo anche di capire questo mondo.
Diciamo che dopo un anno di Trump
possiamo dire che l'America non è più
forte di prima, l'America è più divisa,
l'America è percepita più fragile,
l'America è ritenuta più inaffidabile.
L'America è sostanzialmente più debole e
meno credibile agli occhi di alleati e
avversari. Al contempo l'America resta
l'America. Su questo che Trump vuole
fare l'Eva. Se sarà America First o se
sarà America Alone, lo decideranno i
fatti. Va detto però che questo
potenziale inespresso che Trump pensava
di risvegliare, di tirar fuori, in larga
parte non si sta vedendo. Resta la
grande frontiera tecnologica, resta la
dominanza a stelle strisce dei paradigmi
dell'innovazione della tecnologia con
cui si vuole, in un certo senso, fermare
Sole Luna su Gabaon e dettare una linea
a avversari e paesi amici. Se così sarà,
lo diranno i prossimi anni
dell'amministrazione, ma sarà un tema
dei di un altro approfondimento, non è
detto che questo mandato sia totalmente
il mandato di Trump, presidente che al
contempo sta mettendo l'America di
fronte allo specchio delle sue grandi
contraddizioni. Vi saluto, vi auguro un
buon proseguimento e dopo questo breve
approfondimento speriamo di vederci nei
prossimi giorni. Un saluto anche dal
professor Gianduli.
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Il video analizza il primo anno della seconda amministrazione di Donald Trump, iniziata il 20 gennaio. Andrea Muratore, sostituendo il Professor Giannulli, descrive l'agenda di Trump focalizzata sull'"affordability" e un'America basata sull'economia di Main Street. La vittoria di Trump nel 2024 è attribuita al malcontento per l'inflazione, la gestione dell'immigrazione e la "stanchezza imperiale" degli Stati Uniti. Nonostante una crescita economica nominale forte, l'inflazione persiste e le tariffe imposte gravano sui cittadini. L'amministrazione adotta politiche securitarie più aggressive contro l'immigrazione, come dimostra il budget dell'ICE. A livello globale, Trump cerca di affermare la primazia americana attraverso una strategia episodica e unilaterale, che però rivela debolezze e porta a un ordine mondiale più caotico e meno "americano". Dopo un anno, l'America risulta più divisa, fragile e meno credibile, sebbene mantenga la sua leadership tecnologica.
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