In quartiere con Rkomi | esse
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Ogni tanto dico sbraghiamoci, togliamoci
sta cintura, abbassiamoci la zip e
giochiamo questo gioco del rap perché mi
piace, perché mi reputo ancora
desideroso di di raccontare in quel
[musica] modo lì.
>> A me non interessa
Mirko perché è como, perché canta, a me
interessa quello che lui è riuscito a
fare nelle nostre vite.
>> L'avevamo vista quella cosa lì,
l'avevamo immaginata la cosa di
diventare di farcela.
Mi sento fantastico perché [musica] a
darmi la mano può far pena le piantare.
Io di [ __ ] mi sento fantastico. Ti
uccido con lo sguardo così non finisco
in tag. Sono passato in banca. Mi sento
fantastico [musica] perché a darmi la
mano può far pena alle tue entr
>> io conoscendolo ti dico se lo meritava
più degli altri. Stare da soli per me
rappresenta tante cose.
>> Mi scavava con gli occhi nell'anima
proprio.
>> Comi è uno degli artisti che nel 2016 ha
contribuito a mettere luce su uno dei
quartieri più interessanti di Milano,
Calbairate. Un quartiere difficile, un
quartiere che ha amato e raccontato come
pochi altri, ma da cui poi ha scelto di
prendere le distanze nella vita e nella
musica. Da lì è iniziato un viaggio
quasi omerico che lo ha portato a
diventare uno dei protagonisti della
scena italiana fino a entrare in quella
ristretta cerchia di artisti capaci di
avvicinarsi a un disco di diamanti. Oggi
però Comi è tornato a Calvairate non
soltanto per celebrare i 10 anni di
Dasinol, il progetto che ha cambiato la
sua vita, ma anche per ripartire verso
una nuova meta.
L'unica cosa che so è che io non mi
voglio limitare.
>> Cosa significa per te tornare dopo tanti
anni qui con tutto quello che è successo
in mezzo, no? La voglio vedere come
una domanda legata alla musica, cioè
tornare musicalmente forse, perché io
poi in quartiere qua ci torno molto
spesso di meno di meno, nel senso che
non non scendendo di casa eh non la vivo
m a tutte le ore, però mia madre qua
togliere la propria madre dal proprio
quartiere, la una madre dal proprio
quartiere è veramente complicato, che
sia bello, che sia brutto, gli togli i
riferimenti, non non sei in una fase
anagrafica dove vuoi sperimentare e
conoscere, no? la mia, ad esempio,
>> dove a una certa me ne sono andato
perché perché dovevo trovarmi in un in
un punto più scomodo.
>> Primi tempi che ha vissuto in Calverate
con con Mario, Tedua Brescia e i suoi
amici, io per 7 mesi non sono riuscita
più a acchiapparlo e lì mi ha fatto
molto incazzare perché ero preoccupata,
sapevo che aveva bisogno della sua
libertà e di fare il suo percorso perché
abbiamo vissuto anni difficili in
famiglia, molto difficili. Quindi aveva
bisogno di viversi la sua vita da solo,
però io come mamma ero e lì mandavo
vocali, chiamate con qualche parolaccia
anche napoletana. Magari
>> mi perdo per la strada, sparisco da mia
madre solo per credere a una cosa
impossibile. La più grande paura deve
diventare la cosa cuia più grato al
mondo prima che ti possa uccidere.
Quindi non avere più tutte quelle tutti
quei quegli appoggi, tutte quelle
sicurezze scendendo di casa, conoscendo
quello, io cercavo proprio l'opposto e
quindi me ne vado da da giovanissimo,
una persona che ha fatto già tutto
quello che doveva fare nella propria
vita, quindi parlo di mia madre o di un
genitore, è veramente complicato. Oppure
prendi e te ne vai al mare, dici a 50
anni me ne me ne scappo via, mi basta
una vita di quel tipo là, ma non è per
mia madre perché sarebbe lontano dai
figli, dai nipoti,
>> quindi la legherei più musicalmente.
Quello che posso dire con estrema
sincerità, col passare del tempo a
distanza anche di qualche anno da alcuni
progetti più estremamente più lontani da
da Zen Soolen da Io in terra è che avevo
voglia di sperimentare anche alla cieca,
magari anche sbagliando. Credo che alla
fine la risposta sia ho fatto bene
perché quello che volevo in quel momento
era eh non non sedermi. Magari a volte
lo dico anche in modo presuntuoso. Il
pubblico del rap si è arrabbiato quando
in figlio unico nel brano con Ernia
Kidugi Rama dissi sarebbe mentire
doppiamente. No, parlare ancora di
quelle cose nonostante eh un fatturato
diverso. Sembra assurdo parlare di
fatturato quando ai tempi non pensavo di
poter
>> mettere via dei soldi. Forse
>> se ci penso sarebbe molto peggio
[musica] parlare del quartiere coi
milioni nell bching.
>> Io l'avrei trovato in quel momento più
un tradimento continuare a fare la
stessa cosa nei confronti del pubblico e
di me stesso. Ok
>> sarebbe stato un film troppo facile.
Quindi vado giro alla cieca, magari
sbagliando, magari facendo anche delle
cose lontanissime da me di cui posso non
per forza andare fiero adesso, però in
quel momento era giusto così e e se
domani io farò il pezzo più pop del
mondo o più hip hop del mondo, sarà
sincera quella scelta? Si sa, nella
musica e nei lavori artistici meno si
pensa, meglio è. C'è uno skit di Marra
che che ho inserito prima del di uno dei
miei preferiti di questi brani,
chiamiamoli brani anche se sono più
episodi, che parla proprio di questo,
no? del cambiamento e vabbè, insomma,
poi quando ascoltando uno uno capirà. Ho
fatto uno strancio della tua intervista
su S che dice che alla fine non è
coraggioso rimanere nella stessa. Ma
sono d'accordo con te, bro. Cioè, non ci
vuole niente a fare il cliché del
rapper, ripeterlo uguale,
identico, cioè magari fatto bene, però
anche a me, secondo me, cioè, trova
lascia il tempo che trova, quella roba.
sentirlo dire anche dal dal king del
rap. È un audio molto vecchio, una
nostra conversazione molto datata. Stavo
facendo un preludio di quello che era il
mio album e mettevo già i paletti, nel
senso, Marra tu sei sei Marra e ti dico
che qua ho sperimentato, ho cantato, ho
fatto l'una piena con con i rama sul
full latino, poi ho fatto chitarre e
voce con Ariete, poi ho trappato se così
può
>> essere con Sfera e dicevo perché io
questo mi sento insomma si chiacchierava
tra amici.
>> Com'è che nasce questo flusso di
coscienza di 8 minuti? Cioè, è uscito di
get oppure
è complicato, no? Studiato sicuramente
no. È complicato raccontarlo perché non
mi sembra neanche che sia nato perché
non me ne sono neanche reso conto. Era
l'anno iniziava iniziava quest'anno qua.
Sapevo che era sarebbe arrivato poi il
mese del della mia prima pubblicazione.
Parlavo di Daen Soul, il brano,
addirittura nella mia testa girava un
po' l'idea di fare di fare qualcosa
perché di più rap che celebrasse in
qualche modo quel periodo, però poi
andavo in studio, sai, non lo so, lo
faccio, non lo faccio, pensando molto
poco iniziano a uscire degli episodi.
Nel frattempo faccio le altre cose. È un
anno per me di collaborazione, un quasi
uno specchio di taxi driver al
contrario, vedo che io vado nei progetti
d'altrui, vedi Simba, Emma, cose
totalmente diverse, Tormento, ma poi
sai, femengoni, cose completamente
eh
>> diverse. Quindi, mentre sto facendo le
mie cose, le collaborazioni, sto
scrivendo tanto qualcosa che potrebbe
rappresentare il mio futuro, ogni tanto
dico sbraghiamoci, togliamoci sta
cintura, abbassiamoci la zipo e
giochiamo questo gioco del rap perché mi
piace, perché mi reputo ancora
desideroso di di raccontare in quel modo
lì. un linguaggio un po' più complicato
a 32 anni, nel senso un po' più
sgangherato, però però mi piace, ce l'ho
dentro, è la è la radice dalla quale è
partito tutto. Comunque sta versione qua
a me piace, quella del oh regista, un
piano ce l'abbiamo, ma in realtà siamo
in balia del degli avvenimenti perché
qua scende la signora, ti dice fate un
po' meno casino ecco quel tipo di modo
là mi mancava parecchio, ma me ne sono
accorto adesso. Sì, è un po' il periodo
che ci poi nel brano, ovvero quando
avevi l'irmax in Pandan con la appunto
con la palata. Tempi dicevi tempi dicevo
le nuove Airmax fanno Pandan con la tua
faccia proprio ragazzetto presuntuoso e
e voglioso di litigare anche, no? Perché
questo ero e purtroppo quell'anima là un
po' ce l'ho anche ancora.
>> Eh, senti, le nuove Airmax fanno Pandan
con la tua faccia. Se parli male o fai
cagare non ce l'ai metto.
>> E in questo caso sì, riprendo quella
frase dicendo con la mia Panda bruciata
perché in questo momento non esiste più
quella Panda là. è venuta rottamata,
ahimè, e non si poteva più utilizzare.
Lexand con la mia panda bruciata
[musica] la zona è tirana la tua
ragazza.
>> Ci abbiamo girato tutta l'Italia, era
una Panda di non so che anno quelle
vecchie proprio. Per noi era un po' come
se fosse la nostra limousine, nel senso
che ai tempi era tutto nuovo, quindi
magari adesso andiamo in tour col
Mercedes, giriamo in un altro tipo di
modi e
>> ed è la stessa Panda bruciata che lucida
nel pezzo.
>> È la stessa Panda. Ok,
>> l'abbiamo veramente forse abusata mi mi
sembra il termine migliore perché non se
lo meritava.
>> A quanti chilometri è morta?
>> Ah, non ho idea. Bisogna chiedere a suo
zio che ci bestemmiava dietro ogni
volta. Dov'è andate? Dove andate?
>> I ragazzi non piazzano più. Sembra
[musica] bastard Facebook, brutto
ritratto. Ai tempi ammazzavamo il tempo
appoggiati sul muro col culo sul prato.
>> Gli skit di chi sono? E soprattutto
quanti pezzi tuoi storici hai inserito
all'interno di questo di coscienza? Il
brano parte dal da ciò che era la fine
di Desen
quindi la la telefonata tra Falco e
Ciccio abbastanza storica in omama.
>> Denaro. Denaro non aspetto. Ho i polsi
dentro business. [musica] Parla con il
mio moschino. Tarantelle le mie fisse
quattro biri al baracchino.
>> Provenienza zona quattro. [musica] Campo
si gira un pacco. Con lo sbirro non ci
parlo. Prendo in busto. Taglio e scaro.
Skit. Sono un mio un bell' amico di di
quartiere che è che è Leo, Leo Minino
che mi ricorda una mattina mi sveglio,
vedo questo audio, praticamente
c'eravamo incrociati senza saperlo. Io
stavo andando in un modo molto educato e
lui fa: "Oh Mirko, quando passi in
Piazzaale Cuoco fallo sentire il cazzo,
fai sentire che sei di qua". No, ma così
totalmente. Quindi mi è venuto in mente
questo audio e l'ho ripreso perché
comunque è un po' la natura del del
nostro essere. Quello è Leo, guarda
quello il ragazzo che ho citato. Se vuoi
riprenderlo. È
>> lui.
>> Leo.
>> Ciao Leo.
>> Se vuoi fare un saluto.
Sì,
>> ma quando passi in piazza del cuoco
smano un po' il clxon fra. Fai sentire
che sei di qua.
>> Poi c'è Tedua. C'è Tedua che forse
qualche mese fa neanche sapeva che io
ero passato per delle cose. Avevo
incontrato un nostro amico di passaggio
che poi aveva incontrato lui aveva detto
"Guarda che Mirco è qua fa sono qua in
Ciceri in studio, se vuoi passare
passa".
Coco, ma m'ha detto Ema che in Ciceri
siamo qua in Calvairato in studio a fare
chiling. Anche Luca se sei se sei a
cazzeggio passa. Dubito che lo sarai,
però 8:30
>> senò cerchiamo di beccarci weekend
>> con ISOI ho un rapporto telefonico
impossibile, quindi non non ci sono
audio, ho fatto fatica a trovare delle
cose con Sfera ci diciamo incrociamoci
così e non c'era niente di accattivante,
quindi ho inserito le cose accattivanti
che c'erano. Marra era una bella
conversazione tra di noi. Stavo con
piacere raccontando quello che sarebbe
stato il mio disco e e raccontandogli la
mia visione che non è diversa da quella
che ho ripetuto più volte. Il rap per me
è stato tutto, è tutto, è un genere che
tutt'ora ascolto. L'ho rinnegato, l'ho
riamato, l'ho rinnegato.
In realtà neanche rinnegato, l'ho l'ho
allontanato. Ok. E adesso credo di aver
ritrovato un equilibrio tra quelli che
sono i generi che mi piacciono, che
ascolto, che e che voglio celebrare.
Quindi lì stava chiacchierando e lui mi
diceva "Guarda fratello, ti capisco
benissimo, anche io sono uno che non si
è mai seduto facendo le stesse cose.
Anch'io mi sono aperto a ritornelli, mi
sono aperto a a cose più o meno piaciute
poi dal pubblico, più o meno giuste,
sbagliate, però insomma è una cosa
normalissima nella vita de degli
artisti, specie di strada, specie di
quartiere." Però tu a proposito di
quartiere, perché eh hai parlato appunto
di rap di strada, artisti di strada, tu
nel in a Milano parli proprio di come
dal cattivo quartiere escano gli uomini
migliori. Quartiere cattivo e escono i
migliori William Wallas in un assunto
>> Lo penso, lo penso assolutamente, senza
mancare di rispetto però a chi arriva da
quartieri invece più più comodi che
hanno potuto eh vivere maggiore serenità
nelle loro giornate, nei loro angoli,
insomma è un dato di fatto, ma credo che
lo direbbe qualsiasi uomo diplomatico
che arrivando dalla merda sia capace un
po' di più a soffrire e forse è più
facile sorridere arrivando da una
situazione un po' più complicata. M
>> è più facile non farsi prendere dal
panico quando poi arriva un problema. Lì
sta la differenza.
>> E tu pensi di rappresentare questa
immagine che dai?
>> A tutti gli effetti. Sì. Se c'è una cosa
della quale vado fiero e mi vanterei
nella vita l'unica, non sarebbe un disco
d'oro, non sarebbe "Sono bravo a far
rap", sarebbe quanto sono bravo a
rialzarmi. Cresci del suo successo, ti
hanno però portato a sentirti grata come
se la tua missione in entrambi i ruoli
comunque fosse compiuta.
>> Eh, mi ha dato mi ha fatto un miracolo
proprio personalmente mi sono sentita eh
gratificata.
anche se so che non ho nessun merito.
Mirko è così perché è grazie a se
stesso, a quello che lui ha voluto per
il percorso, per le scelte che ha fatto,
perché è semplice a volte fare anche le
scelte sbagliate, quindi io non mi sento
di avere meriti, però lui mi ha dato una
prospettiva diversa in un momento
difficile alla nostra vita. Ha salvato
se stesso, me e anche mio figlio
l'altro. E questo lo dico con tutta la
gratitudine possibile. Non si è salvato
da solo, perché comunque questo ha
portato su anche noi e io mi sento una
madre migliore.
>> Tu proprio a Milano fai un po' questo
ritratto a 360 di Milano. Per la prima
volta penso della tua carriera in
maniera così proprio cruda e parli
appunto della città, però anche della
realtà in cui tu vivi, no? Quella
discografica. Secondo te dov'è che nasce
quel cortocircuito di di cui tu parli?
Allora, partirei dal fatto che questi
sette episodi chiamano in qualche modo i
sette brani di Desen Sol, quindi
vogliono essere in qualche modo sette
gemelle
>> con tutte le differenze del caso, no? E
gli anni passati. Quindi, come io in
Dasen Sole, in alcuni brani mi lamentavo
della situazione nella quale ero, della
questa voglia matta di arrivare, no, e
di avere un'opportunità e quindi parlo
una conversazione fittizia con un
ipotetico manager che ascolta o
personaggio di potere che può notarmi,
no? È quel gioco lì che si fa. Qua
invece parlo dal forse da dalla finestra
opposta, quindi non tanto come uomo di
potere, ma come uomo che in qualche modo
ce l'ha può aver fatta. Poi la strada è
sempre lunga, persona che può averne
vista abbastanza. C'è forse tanto
trambusso intorno, cioè io io io lo noto
che hanno abbiamo tutte le idee un po'
poco chiare m
>> e quindi ci sono delle differenze
abissali anche sui sui contratti, no? Io
ho sempre detto 23 anni divento
semifamoso, conosciutino. Grazie a Dio
ho fatto quei 5 anni di lavoro che mi
han permesso di valorizzare i soldi, di
stare un po' coi piedi per terra, di non
pensare che sia finita qua. Cioè, nel
senso, per me avevo sempre avuto un
occhio pronto ah, fra poco c'è un
disastro, non ti abituare troppo, no?
Adesso c'è l'opposto, le cifre sono
molto alte e se rischi di far male agli
artisti, no? Quindi là forse provo a
strizzare un po' l'occhio a a chi può
fare qualcosa e ha voglia di farlo,
quindi essere un po' più fratello
maggiore, meno businessman
>> e cercare di di coccolare un po' di più
i propri artisti. Parlo di un
discografico come anche di un manager. E
quando questa opportunità non c'è
consiglio e lo faccio anche di persona
ragazzi giovani di cercare di di stare
molto attenti e di fare questo lavoro a
360. Anch'io ho sbagliato in passato,
no? A a non fare delle cose che ora mi
sono naturali. Grazie a Dio non sono
stati errori madornali, però se quello
fossero stati ci sono dei casi e sarebbe
stato un bel disastro anche a livello
psicologico, no? Diciamo se proprio
vogliamo seguire sempre il f rouge del
brano, il consiglio che dai anche agli
altri è lo stesso che tua mamma ha dato
a te, no? Non perdere mai contatto con
la realtà. Ah, bravo! Sì,
>> ma io lo dico sempre, ogni tanto glielo
dico, non perché lui la perda, ma perché
è facile, insomma, quando vivi in un
mondo diverso, parallelo e mai. Io non
l'ho persa, non l'ha persa neanche lui.
Io amo stare con le persone semplici, ma
anche con le persone eh più altolocate
di me. nulla in contrario, però la
realtà è è diversa da quello che a volte
si vive nell'ambito musicale, piuttosto
che, cioè, lui rimane questo.
>> Viva in una piccola una piccola baracca
quando fumavamo molto non ci si vedeva
in faccia, ma non mi ci vedeva, non
voleva [musica] che perdessi contatto
con la realtà, ma la realtà poi te la
scegli, la disegni, te la immagini.
farei molta fatica a ritrovarmi a quel
periodo perché là, in quel periodo noi
eh Tedua era uno dei maestri in questo.
L'avevamo vista quella cosa lì,
l'avevamo immaginata la cosa di
diventare di farcela. Farcela voleva
dire anche soltanto avere cinque persone
che ti conoscevano e che magari venivano
i tuoi live. Cinque, eh, non me ne
servivano 2000. Parte tutto da lì. Cioè,
eh, crederci. Quello che mi piaceva
tanto ai tempi e che vivevamo nello
stesso modo perché venivamo dagli stessi
contesti era il la novità di tutto
quanto e il sembrarci Dubai quando
magari era Torino.
>> E io come facevo a raccontare a mia
madre estremamente donna sola, che ha
cresciuto due figli, estremamente
logica, coi piedi per terra? Come faceva
a spiegare che quella cosa quella cosa
matta in realtà era era allo stesso
tempo una cosa possibile, no? Quindi la
spiego a lei, come ho spiegato tanti
anni fa in conversazione, quando ho
anche presi le distanze da lei perché
era troppo concreta.
>> All'inizio avevo un po' paura, non
conoscendo Sì. Conoscevo tutti i suoi
bennamini perché in macchina mi
toglievano la cassetta o il cdo, mi
mettevano manche piuttosto che no
piuttosto ed ero abbastanza esasperata
perché non capivo non quindi
inizialmente ho avuto paura e ho avuto
paura di che strada fosse di illusione
eccetera. Poi ho avuto a un certo punto
la sensazione che stava succedendo
qualcosa di bello e questo lo vedevo in
lui, nel suo eh mettersi in gioco, nel
lavorare, nella ristorazione, poi
scrivere, poi darsi da fare e ho sentito
che stava succedendo qualcosa di bello e
quindi poi ho cominciato a crederci
anch'io tantissimo, forse anche più di
lui. Sì,
>> ci credeva con me, credeva tutto, però
alla fine io lo so, cioè
difficile far credere gli altri,
a una cosa così così improbabile.
>> Ero giovane e ferito, facevo il giro
lungo per fumare qualche tiro, farmi
qualche amico in più e se per caso
ripassiamo sul ponte di Corvetto, solo
per ricordarci cosa siamo a dire il
vero. Scolta nel mento, ho messo un
testo da parte tra due virgolette perché
amo giocare all'idea di Lon Nester.
Pronto per le tue labbra. Gioco con la
forchetta, sono in sala da pranzo.
>> E tu qu la realtà che disegnavi in quel
momento?
>> Era strettamente pos solamente positiva.
>> Ok. E dico è stata realizzata oppure
senti che manca?
>> Eh no, è stata realizzata. No, no, se
devo fare l'uomo maturo, ipotetico padre
di famiglia eh è stata realizzatissima.
Non potrei lamentarmi di nulla. Poi se
devo fare invece quello che eh però
ancora c'è quella cosa lì, eh allora ti
posso dire non l'ho realizzata, però
sarebbe veramente imaturo da parte mia.
>> Tu nel in uno dei testi del brano parli
appunto ed è una cosa che mi ha fatto
riflettere tanto perché io mi sono
immaginato, mi sono immedesimato, ho
detto "Ma come fa a pensare una cosa del
genere?" Perché tu dici ero in una casa
trovando angoli per stare da solo.
>> Ho pensato io se devo immaginarmi solo
sto male. Cioè perché tu invece trovavi
i benefici
dalla solitudine?
>> Arrivo dalle case ma [musica] non ho mai
avuto angoli. Dove stare sol dove stare
luc
>> Io in realtà momenti momenti di
solitudine li ho trovati davvero
importanti inibrianti anche. Secondo me
io ho questa convinzione, noi siamo le
5-10 persone che frequentiamo di più.
credo in modo totale al fatto che non
saremmo niente senza te in questo
momento, lui là, lui che sta litigando
con la ragazza, mia madre che mi dice
quella cosa e quindi stando da soli non
cresci. Ecco, la solitudine poi rischia
di farti avere soltanto il tuo punto di
vista come metodo di paragone e poi
quindi hai ragione per forza, no? Per
quello dico la crescita. Per me la
crescita il nemico più grande, quindi
andare contro le nostre paure e quindi
stare da soli per me rappresenta tante
cose.
>> E oggi trovi ancora momenti per stare da
solo o
>> Sì, devo trovarli, devo trovarli perché
sennò non sto bene con gli altri. Ma la
classica storia del se non sai stare da
solo non non puoi avere una relazione.
Io se si parla d'amore in questo momento
so stare in due perché perché ho saputo
finalmente stare nell'uno, no? E vivo
vivo la cosa tra me e la mia ragazza
così, cioè siamo due entità diverse che
poi si fondono e poi si si riseparano e
poi si rifondono, però è fondamentale la
separazione
>> e però dici anche che l'odio farà
miracoli.
>> Se l'amore fa l'amore, [musica] ma
l'odio farà miracoli.
>> L'odio farà miracoli perché nel mio caso
l'odio ha fatto miracoli, nel senso che
il mio primo disco è total è
arrabbiatissimo. Io sono sono incazzato
nero e tutt'ora anche
un taxi driver, il brano in sé. è un
brano arrabbiato che vede tutto male,
no? L'odio sicuramente ha spostato tanto
nella mia vita. Ho scritto più canzoni
da persona che soffre che come persona
che che soffriva in quel momento
piuttosto che come persona che che amava
in quel momento. Voglio assolutamente
cambiare questo questo gioco perché sono
cresciuto e non ci credo al fatto che
solo il male faccia fare qualcosa di di
grosso.
>> Tu dici appunto ti è mancata la mia
musica ferita, però se oggi tu dici che
sei felice perché dici ti mancava la mia
musica ferita? Cioè perché questo
episodio è fel? Io in realtà parlo con
l'ascoltatore del rap che non me l'ha
perdonata. Sono Ah, sono Giga, ti
mancava la [musica] mia musica ferita.
Per carità di Dio ci può anche stare di
aver fatto anche altre cose oltre le
cose col con cui mi hanno conosciuto
all'inizio e dico semplicemente ti
mancava la mia musica ferita perché era
musica ferita quella dei primi tempi.
>> Però poi in realtà non è mai mancata in
Taxi Drivering dove che non arrivano ci
sono degli episodi. Ho fatto odio,
quindi sono un anno e mezzo fa che
incarna tutti i mali del mondo, me li
addosso tutti quanti. Un pezzo più
ferito di quello non esiste. Magari in
chiave più più hip hop mancava. Odio
l'odio verso il prossimo. Odio sentirmi
migliore, il mio modo di guardare quando
passa un bel sedere. Odio manager le
cene, vecchie glorie della tele.
>> Il fatto che il pubblico non abbia
compreso appieno quel tuo viaggio,
quella parte di pubblico che ti aveva
conosciuto col rap eccetera eccetera.
Eh, allora 23 anni fa eh ti avrei detto
è quella parte di pubblico che non mi ha
capito. Adesso ti dico magari magari io
non l'ho spiegata bene.
>> È cambiata la vita, è cambiata quello
che vedevamo tutti i giorni, è cambiato
anche semplicemente l'androne del
palazzo da cui scendevamo a bere il
caffè e automaticamente sono cambiati
gli spunti, sono cambiati magari anche
voglia da parte sua di raccontare
determinate cose che non erano quelle
che viveva prima. Io ho fatto sempre
quello che mi sentivo e magari, cioè, ci
sono dei brani che io in questo momento
non non sopporto, sia di quando facevo
rap, sia di quando ho fatto cose più
aperte, no? Tipo se ti becca Falco con
quell'orologio, lo giuro su Dio, te l'ha
levato dal coo è iconica, però raga io
sto enneggiando al iconica
>> agli scavalli. Se [musica] ti becca
falco con quell'orologio, [cantare] lo
giuro su Dio, te lo leva dal polso.
>> Quindi un po' potrei pure vergognarmene.
Poi vi rendo conto che avevo 21 anni e
vivevamo quella cosa lì e e si stava
giocando, stentando in modo divertente
quella che è una realtà e allo stesso
modo posso aver detto una cosa
dolcissima e dire "Minchia, come ho
fatto essere così ingenuo? No, l'unica
cosa che so è che io non mi voglio
limitare e non voglio prendere per il
culo nessuno, principalmente me stesso.
È molto più artistico e pazzo scegliere
di fare una cosa che il mio pubblico
sapevo perfettamente poteva non
accogliere per forza.
>> Nel prossimo disco che mattone lo
occuperai?
>> Sarà sicuramente la la parte centrale
del simbolo dell'infinito, no? In questo
momento mi viene da dire, nel senso che
comprenderà tutte tutte tutti i passi,
anche molto esterni, il crossover più
lucido che abbia mai forse fatto.
>> Pronto?
>> Falco, mi senti?
>> Sì.
>> Dove sei?
>> Cosa fai? Alle polveri ne [musica] son
passati 10. Se questa città fantasma è
diventato il mio complesso, troppa
scelta non ti fa sentire libero davvero,
quindi troppa libertà non ti farà
sentire scelta a Milano.
>> Ma posso farti un'ultimissima domanda?
Che ci faceva Facco a casa tua?
>> Eh, questo dovete scoprirlo continuando
ad ascoltare Ercomi e continuando a
seguire Ciccio Cioci.
Quando [musica] passo fanno oh! Fanno
oh! Fanno oh! Ma fanno! No.
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L'intervista esplora il percorso artistico e personale di Comi, a partire dal suo profondo legame con il quartiere di Calvairate e il successo del progetto 'Dasinol', fino alla sua evoluzione verso una musica più consapevole e sperimentale. Comi riflette sull'importanza di non limitarsi a un unico genere o cliché, spiegando come il suo vissuto, inclusi gli anni difficili e il rapporto con la famiglia, abbia plasmato la sua identità di artista capace di evolversi pur restando autentico. Vengono trattati temi come la solitudine, il valore dell'odio come motore creativo nel passato, e la necessità di una continua evoluzione professionale, sottolineando il desiderio di mantenere sempre un contatto con la realtà.
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