Il lato oscuro di BALI: il paradiso più squallido del mondo
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Questo qui sono io, immerso nel caos
decadente di Bali, ignoro di ciò che mi
attenderà. Questa signora è la
direttrice del centro di assistenza per
Donne in difficoltà di Bali che ci ha
invece accolti per spiegarci cosa si
nasconde dietro l'isola da cartolina. E
queste due sono quelle che qui chiamano
sex workers e che abbiamo intervistato.
I loro volti sono censurati perché qui
il mercato illegale del sesso può essere
brutale e mostrarsi pubblicamente
significa esporsi a rischi reali. Ma
partiamo dal principio.
Se il paradiso avesse un nome,
probabilmente sarebbe Bali, l'isola
degli dei. Acqua cristallina, foreste
rigogliose, biodiversità mozzafiato,
risaia a terrazza, pagode induiste, una
delle mete turistiche più famose del
pianeta. Ogni anno oltre 6 milioni di
visitatori sbarcano qui. Surfisti,
digital nomad, influencer, pensionati
australiani in un arcipelago di più di
500 hotel e 20.000 stanze perché Bali è
economica, accessibile e capace di
offrire tutto. Resorta 5 stelle,
escursione nella giungla e per chissà
dove cercare anche qualcos'altro.
Infatti dietro la patina lucida di Isola
spirituale e dietro le sponsorizzazioni
degli influencer di Instagram, qui si
cela un ecosistema sommerso di
sfruttamento, prostituzione e turismo
sessuale. È un lato di Bali che esiste,
ma di cui nessuno parla.
Con poco più di 5600 km² di superficie e
circa 4,3 milioni di abitanti, Bali è un
granello nel gigantesco arcipelago
indonesiano. Si trova a est di Java,
l'isola dove sorge la capitale Jacarta,
appartiene alle piccole isole della
sonda e si affaccia a nord sul mare di
Bali [musica] e a sud sull'oceano
indiano, una posizione che per secoli
l'ha resa crocevia di culture, commerci
e religioni. Infatti, tra le 38 province
dell'Indonesia, Bali è l'unica a
maggioranza induista, un'anomalia
culturale in un paese dove quasi il 90%
dei 280 milioni di cittadini si professa
musulmano, rendendo l'Indonesia la più
popolosa nazione islamica del pianeta.
La cultura balinese è un unicum,
[musica] è il risultato di secoli di
influenze cinesi e soprattutto indiane,
quest'ultime visibili nel sistema
castale ancora in vigore,
nell'architettura ornamentale dei
templi, nella cucina locale e nelle
danze rituali che aprono le cerimonie.
Milan, siamo noi.
>> Ma l'impronta più affascinante è forse
quella lasciata sulla terra stessa, a
partire da queste le Risa a terrazza di
Bali, oggi patrimonio UNESCO.
>> Welcome to the rice fields.
>> 10 punti a Grifon d'Oro per chi
riconosce la citazione, ma prima di
parlare del mercato del sesso dobbiamo
capire cos'è Bali oggi e soprattutto
perché è diventata così.
>> Stanno facendo un video. [musica]
Ok.
Vogliono fare le foto con
ok.
Ok. Ok. Thank you.
[risate]
>> No problem. È incredibile questa cosa.
>> Oggi circa il 70% dell'economia locale
ruota attorno al turismo. Il cuore
pulsante di questo è Den Passar, la
capitale provinciale situata nel sud
dell'isola. Oltre 700.000 abitanti
stipati in una densità urbana che cresce
senza controllo. Noi atterriamo proprio
qui all'aeroporto internazionale, un
volo da Roma con scala con la lumur e in
teoria siamo arrivati in paradiso in
teoria perché bastano appena 10 km
d'auto per incontrare la prima cruda
realtà di Bali, il traffico infernale.
Un tratto di appena 16 km qui può
richiedere anche un'ora intera tra
motorini, taxi, camion e turisti che si
muovono a Passo d'Uomo. Anche
raggiungere un tempio può trasformarsi
in un Odissea. Quello lì è il Bajera
Sandi, il monumento della lotta balinese
contro il colonialismo olandese, forse
uno dei monumenti più iconici
dell'isola. A dominare la zona sud
occidentale dell'isola però non sono
templi o villaggi tradizionali, ma hotel
e locali notturni spuntati come funghi
dagli anni 60 in poi. Il mito del
Paradiso dei surfisti nacque grazie a
una coppia di americani Bob e Luis Coke,
che si trasferirono qui già negli anni
30 aprendo il primo hotel per surfisti.
Ma fu negli anni 80 sotto la dittatura
di Soarto che tutto cambiò. Il regime
varò un piano di sviluppo per
trasformare Bali in una macchina da
valuta estera e l'obiettivo era molto
semplice, monetizzare la sua unicità
culturale per venderla a un pubblico
globale di hippi, surfisti e turisti
benestanti. Allora, per oltre 40 anni il
sud di Bali è stato rimodellato in un
enorme villaggio turistico a cielo
aperto e infatti oggi l'isola affronta
un problema opposto a quello di molte
altre mete, l'overturismo, con i
visitatori che stanno diventando sempre
più irrispettosi dei costumi locali che
in teoria, ad esempio, imporrebbero
norme sul vestiario e sul comportamento,
specialmente nei luoghi religiosi. Nel
nostro caso, prima di entrare nei luoghi
di culto, abbiamo seguito suggerimenti e
indossato il sarong, come vuole la
tradizione balinese. Fuori da Dempesar,
Bali mostra il suo volto più autentico e
soprattutto un ritmo più umano. In
questo periodo molti campi sono nel
piano della raccolta, si vedono
contadini chini tra i filari e covoni
impilati al sole. Altre zone invece come
Ulund Dananu Bratan, sembrano più un
parco giochi fuori controllo che un
luogo sacro. Ci sono cartelli che
indicano il posto giusto per i selfie,
code per scattare la stessa identica
foto e un'atmosfera da parco tematico
più che da tempio induista sul lago. Lo
stesso vale per Tirta Empul, un luogo
che almeno in teoria dovrebbe essere
sacro, ma che oggi è stato trasformato
in uno spettacolino rituale per turisti.
Ma il vero simbolo della psicosi indotta
da Instagram sono Yandara Gate, un
semplice portale decorativo all'ingresso
di un campo da golf diventato virale
soltanto perché fotogenico. Fosse
fantastici e dove trovarli. Comunque
>> per favore riportatemi in manicomio
perché qui ne ho abbastanza. Quanto a
Dempesar, la città vera e propria, per
uno con tendenze sociopatiche come me,
questo è l'inferno in terra. Fiumi di
motorini che si incrociano da ogni lato,
klaxon che non smettono mai di suonare,
insegne luminose, ristoranti identici
tra loro, musica dal vivo e ancora
traffico.
>> No, thank you.
>> C'è comunque un degrado umano. Io già
soltanto due giorni in questa città e mi
sento imbruttito.
>> Momento più imbarazzante della giornata,
raggiunto. Resisti, amico, resisti. Un
caos perfettamente confezionato in
versione family friendly per visitatori
occidentali, soprattutto australiani che
qui sono praticamente di casa. Insomma,
avete capito. Tuttavia, nonostante il
caos, la polizia di Bali molto spesso
chiude [musica] gli occhi, spesso anche
dietro qualche tangente, perché
applicare la legge in maniera troppo
severa rischierebbe di allontanare i
turisti e quindi i loro soldi. [musica]
Eh, questo, per quanto sia discutibile,
ha comunque una sua logica e questo vale
anche per le norme sul comportamento.
Quando parlo di norme di comportamento
mi riferisco a leggi come quella che
vietano rapporti sessuali al di fuori
del matrimonio, ma soltanto per i
residenti di Bali. Ovviamente queste
leggi non si applicano ai turisti
stranieri o agli stranieri in generale.
Un'altra cosa tecnicamente illegale in
Indonesia è la prostituzione [musica]
che però viene ampiamente tollerata,
specialmente nella zona meridionale di
Tempestar, Cuta, ricca di spiagge e
hotel. Qui, sia di giorno che di notte,
non è raro vedere donne che approcciano
turisti, magari ignari. Pur essendo
illegale, il mestiere di sex worker,
come cui lo chiamano, garantisce a
queste centinaia di donne di ottenere
guadagni rapidi in poco tempo e quindi
di sostentarsi. Una di loro è Dini che
preferisce non farsi vedere in volto.
>> Sì, Bali è massicciamente sfruttata a
fini turistici. [musica] Basta che ci
sia un buon servizio clienti, come
diciamo qui, per renderla appetibile.
Con i clienti basta usare parole
gentili. In una tipica giornata
lavorativa, Dini fa una cosa molto
semplice, va in spiaggia o gira nel
locale di sera e tenta di approcciare
qualche turista straniero.
>> Prima parliamo e ci rilassiamo, a volte
vado io da lui, a volte è lui che viene
da me.
>> Ci dice le stesse cose anche la seconda
ragazza che incontriamo, che oltre a non
voler essere ripresa in volto,
preferisce non dirci neppure il suo
nome. Per semplicità, useremo Mary come
nome fittizio. Quindi all'inizio mi
trovavo in questo mondo perché in quel
momento a Bali stavo lavorando e non
avevo amici. E per caso quando ho aperto
le app di incontri c'era un ragazzo che
mi ha invitato a incontrarci, mi ha
detto che aveva molte ragazze, è
normale, ha Bali che la gente si
comporti in un certo modo, faccia questo
e quello fino a quando arrivano delle
offerte e a volte le prendo, a volte no.
È solo per provare un po'. Per via del
modo in cui è entrata in questo mondo,
Mary ottiene clienti in un modo diverso
da Dini che agisce più tradizionalmente,
se vogliamo,
>> perché provenendo da app di incontri
molte persone, molti ragazzi sono
curiosi o non interessati sessualmente,
hanno iniziato a offrire soldi tipo
"Vuoi incontrarmi più tardi, ti darò una
certa quantità, vuoi dormire con me? Ti
darò una certa quantità". Eh, tra tutti
quei messaggi ho accettato alcune
offerte, ma altre no, quindi ho fatto
una selezione. [musica]
>> Mary poi si definisce una
selezionatrice, nel senso che seleziona
con cura i suoi clienti. A un certo
punto, infatti, ci mostra alcune
conversazioni con potenziali clienti tra
richieste surreali e foto imbarazzanti
che è meglio non far vedere qui su
YouTube.
>> Di solito mi baso sulla loro esperienza.
Se mi accorgo che sono sono troppo
trasparenti, eh cioè che si capisce
chiaramente che gli piacciono le
lavoratrici del sesso, preferisco
evitare perché il rischio, cioè la
possibilità di prendere qualche malattia
da loro è molto alta, quindi lievito.
>> In ogni caso, sia i clienti di Vini che
quello di Mary devono rispondere a un
requisito fondamentale e cioè essere
stranieri per dei motivi più che
sensati. Per i clienti sono perlopiù
stranieri, Europa, europei, americani.
[musica]
Sono i miei clienti standard. Piacciamo
molto anche agli arabi perché per loro
costa il giusto, €90 l'ora. Per gli
indonesiani €90 è come lavorare una o
due settimane intere, ma per gli
stranieri €90 equivalgono a quello che
guadagnano in mezz'ora di lavoro.
>> Per dirla in altri termini, gli
stranieri sono più ricchi dei locali e
sono disposti a spendere molto di più.
Mary stima di guadagnare in media circa
5 milioni di rupie al mese, poco meno di
€300. Una cifra che paradossalmente può
eguagare lo stipendio di un lavoratore
indonesano a tempo pieno.
>> Ma ci sono anche donne che rimangono
veramente bloccate in quel mondo e
devono farlo ogni giorno e ci sono
abituate, ma ci sono anche quelle con un
profilo come il mio.
>> Quando Mary parla di donne intrappolate
in questo mondo si riferisce a quelle
ragazze che devono rispondere a un boss
che trova i loro clienti, un pappone e
che magari gestisce anche un qualche
bordello informale acuta. Quando si
tratta di lavoro devi essere sicura e
avere un bel viso. Io non mi sento
bella, non credo di essere perfetta. Il
sogno di Mary e quello di Dily in fondo
è lo stesso, guadagnare il più
possibile, nel minor tempo possibile per
potersi lasciare alle spalle questo
lavoro.
>> Sì, è davvero molto difficile, dipende
dal cliente. Non siamo noi a scegliere
se il cliente [musica] si connette o no,
ma è il cliente stesso.
>> Sì, va bene dal punto di vista emotivo,
ma dal punto di vista sociale non è una
cosa positiva, perché qui non è
considerata una cosa normale. La nostra
cultura è diversa da quella degli
stranieri e poi non è nemmeno legale.
>> Per vederci più chiaro incontriamo la
direttrice del Bali Woman Crisis Center,
una ONG che offre servizi legali di
supporto a donne e bambini in
difficoltà. Ci viene spiegato che la
comparsa crescente delle lavoratrici del
sesso è andata di pari passo con
l'espansione del turismo. Due fenomeni
che sono diversi ma che sono comunque
legati allo stesso filo, la povertà.
Perché a Bali, paradossalmente, più
turisti arrivano più cresce la povertà e
con essa inevitabilmente anche la
prostituzione.
>> No massage, thank you. No massage.
>> Immagina quanti metri cubi d'acqua
vengono [musica]
utilizzati per i turisti. Poi la
scarsità ha un impatto negativo sulle
nostre famiglie. Se non c'è acqua, se
non ci sono servizi igienici, chi
subisce le conseguenze [musica] quando
quando le risorse naturali si
esauriscono. Le prime sono sicuramente
donne e bambini. Abbiamo visto che
alcune colline a Bali sono già molto
spoglie. Per garantire la soddisfazione
dei turisti, le risorse idriche e
agricole di tutta quanta Bali sono state
completamente sacrificate al cemento e
ai mattoni dei risorti da impassare.
>> Ora, trovare lavoro nel settore
turistico qui è abbastanza facile. Il
problema è che sono spesso lavori
estraganti [musica] e i salari sono
abbastanza bassi. Secondo le statistiche
locali il tasso di povertà di Bali si
attesta sul 4%. Va ricordato che per lo
Stato indonesiano si è considerati
poveri se si guadagna meno di 515.000
Rup al mese, cioè meno di €30. Però i
veri poveri potrebbero essere molti di
più di questo semplice dato. È in questo
contesto che per molte donne vendere se
stesse diventa una forma di
sopravvivenza. Però il lato oscuro
dell'isola emerge quando dietro questo
lavoro non c'è scelta, bensì
coercizione. Coercezione che parte dallo
sfruttamento organizzato. Ed è solo di
notte che Bali rivela il suo volto più
squallido. Dini lo sa bene e ci confessa
di avere paura del buio.
>> La violenza nel mondo della notte è
tutta un'altra cosa. La violenza lì è
molto diffusa. Quindi dobbiamo imparare
a essere più tolleranti, a non farci
prendere dalle emozioni perché il mondo
della notte è un mondo duro, diverso da
quello normale.
>> Per le strade di Cuta circolano vari
poliziotti, ma la loro presenza è
relativa, tanto che ignorano pure donne
come Dini o Mary, benché queste, secondo
la legge indonesiana, stiano commettendo
un crimine.
>> Non ci sono rastrellamenti, ci sono solo
molti borseggiatori. Gli agenti di
polizia non ci sono perché ci sono molti
borseggiatori, forse hanno paura, non lo
so. I teppisti a cui Dini fa riferimento
potrebbero appartenere a La Scarbali, un
gruppo paramilitare locale nato nei
primi anni 2000 ufficialmente con
l'obiettivo di proteggere la comunità
balinese, ma noto più che altro per le
sue connessioni con racket, estorsioni e
traffici illegali. Per fare un esempio,
nel dicembre 2024 le autorità balinesi
hanno arrestato una coppia australiana
che gestiva una spa fasulla che
mascherava una pratica ben più grave del
turismo sessuale.
>> Abbiamo poi scoperto che quando si parla
dell'espressione lavorare a Bali per le
persone di fuori Bali e specialmente
quelle che lavorano nell'ambiente del
turismo o dei locali notturni, il
termine lavorare in un luogo dove fai
karaoke viene spesso inteso in senso
positivo. Quindi loro pensano di andare
a lavorare lì in condizioni del tutto
normali, ma una volta arrivate a Bali
emergono indizi e fatti che mostrano
come in realtà vengano indirizzate verso
la prostituzione.
>> Molte ragazze vengono abbandonate a se
stesse senza assistenza sanitaria né
tutele. Già nel 2018, secondo i dati del
Ministero della Salute Indonesiano,
circa un quarto delle sex workers
testate a Bali risultava positivo
all'HV. Nel 2000 la percentuale, ve lo
ricordo, era appena dello 0,6%. Al
contempo da alcuni anni le autorità
balinesi hanno iniziato a monitorare il
comportamento onine dei turisti
stranieri nel tentativo di individuare
trafficanti di esseri umani o
sfruttatori. Sempre più spesso, infatti,
l'isola è diventata terreno fertile
anche per frode digitali con reti Wi-Fi
finte che imitano quelle di bar e hotel
e quare code manipolati appesi sui muri
di ristoranti o luoghi turistici e che
una volta aperti, magari con non
chalans, possono creare vere e proprie
bridge nel telefono esponendo dati
personali e informazioni bancarie a
potenziali hacker. No, noi non siamo
cyber criminali, noi utilizziamo Nord
VPN. Non a caso, Nord VPN, valutata come
migliore rete privata virtuale del 2025,
secondo Tech Ruder, è la protezione
ideale per chi viaggia, perché maschera
il vostro indirizzo IP, blocca
automaticamente siti non sicuri,
download rischiosi e qualsiasi tentativo
di fishing attraverso le reti Wi-Fi
pubbliche. criptare la mia connessione
quando mi eh connetto a Wi-Fi come
questo di questo ristorante qui dove sto
mangiando ora a Bali o in un qualsiasi
spazio pubblico voi vi troviate.
Inoltre, con un solo account protegge
fino a 10 dispositivi in contemporanea
ed è una delle VPN più veloci al mondo.
E grazie a Sale, l'app di SIM di casa
Nord VPN, siamo riusciti a orientarci
per le strade di Dempesar anche online,
installando una SIM digitale
direttamente sul telefono e
risparmiandoci qualche ora nel traffico
di Bali. Quindi che dire? continuando ad
acquistare un abbonamento biennale Nord
VPN tramite il link qui sotto in
descrizione. Non soltanto continuerete
ad aiutarci a sviluppare questi
documentari all'estero, ma proteggerete
anche la vostra privacy online.
Dunque, se dovessi azzardare un
paragone, direi che Bali è il nuovo Far
West, o meglio, il nuovo Far East, un
posto dove le regole semplicemente non
sembrano esistere, un'isola di
spiritualità e di contraddizioni che
però funziona soltanto a patto di non
farsi troppe domande, di voltarsi
dall'altra parte lasciandosi ipnotizzare
dalle sue bellezze indiscutibili.
bisogna prenderla con gratitudine. In
fondo questo lavoro non lo faccio per
divertirmi, ma per guadagnarmi da
vivere. Forse Dio perdonerà più
facilmente chi lavora per sopravvivere
che non chi agisce per pura avidità.
>> Abbiamo chiamato questo documentario il
lato oscuro di Bali. Ora non perché qui
a Bali ci sia [musica]
più marcio che altrove. In fin dei conti
l'essere umano è uguale in ogni parte
del mondo, [musica] però quello che
colpisce qui a Bali è il contrasto o
forse dovrei dire l'ipocrisia del
contrasto. Da un lato l'immagine che ci
viene venduta, il paradiso tropicale, la
vacanza in motorino tra le risaie,
l'alba sul Monte Batur, la spiritualità
di facciata per turisti pronti a
purificarsi l'anima in una vasca piena
di altri stranieri, magari dopo una
notte brava. Dall'altro la realtà di chi
su quest'isola vive davvero, con un
abisso fatto di bisogni primari, di
povertà mascherata, di vite sospese e
talvolta di dignità perduta. Un'isola
trasformata in vetrina dai travel
influencer che riciclano all'infinito le
stesse immagini perfette nasconde un
quotidiano che perfetto non è. E forse
raccontarla così, senza filtri, senza
abbellimenti è l'unico modo per rendere
giustizia a quest'isola. Perché è
proprio nei luoghi dove tutto sembra
perfetto, che quando si analizzano le
crepe fanno più rumore.
>> [musica]
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Bali, sebbene ampiamente pubblicizzata come un paradiso turistico, nasconde una realt a di sfruttamento, prostituzione e turismo sessuale. L'eccessivo turismo ha generato problemi di traffico, irrispetto culturale, carenza idrica e lavori mal pagati, contribuendo alla povert a. La prostituzione, seppur illegale, tollerata e rappresenta una forma di sopravvivenza economica per molte donne, che per affrontano violenza e rischi per la salute. Le autorit spesso chiudono un occhio per non scoraggiare il turismo. Il documentario evidenzia l'ipocrisia del contrasto tra l'immagine idilliaca e le dure condizioni di vita dei residenti.
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