I militari hanno preso il Madagascar: cosa succede ora?
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Ah, il Madagascar noto per
l'impossibilità di conquistarlo sul
risico, per le sue spiagge da cartolina,
per i suoi baobab giganteschi, per i
lemuri, per il cartone animato e poi
beh, questo
présidentiel
magari un giorno i giovani malgasci
avranno un'elettricità stabile. Io in
Italia, dopo anni di bollette che erano
trappole, ho finalmente trovato un
fornitore serio, reset energia. Poi vi
spiego perché. Antanna arrivo, ottobre
2025. Una marea di giovani riempie
avenue dell'Indipendance sventolando non
soltanto la bandiera malgascia, ma anche
un Jolly Roger pirata, il simbolo di One
Piece. Centinaia di migliaia di
manifestanti protestano contro i
continui blackout e contro la mancanza
di acqua potabile, ma anche contro la
corruzione e il nepotismo di Laganti.
Quasi l'80% dei malgasci vive in povertà
estrema e dopo tre settimane di
disordini l'elite militare Kapsat, un
reparto fedele al presidente Andre
Rajoel, al governo quasi
ininterrottamente da 16 anni, si rifiuta
di aprire il fuoco e anzi marcia al
fianco della folla stessa. Il grido è
unanime. Il presidente deve andarsene
adesso. Il presidente fugge di nascosto
all'estero in piena notte. Un aereo
militare francese atterra all'aeroporto
di San Marie per evacuarlo sotto scorta,
frutto, secondo Radio France
International di un accordo segreto con
il presidente Emmanuel Macron. Al suo
posto, il 20 ottobre 2025 il colonello
Michael Randrianirina, comandante della
stessa Capsat, giura come nuovo
presidente ad interim del Madagascar.
Non chiamatelo colpo di stato", ha
dichiarato il generale, ben consapevole
che tale etichetta comporterebbe
sanzioni e isolamento internazionale per
l'isola. L'entusiasmo iniziale però
lascia subito spazio a Dubis seri quando
i generali annunciano che la transizione
durerà 1824
mesi da consumarsi preferibilmente,
perché in un'altra regione, nel Sahel,
dove i colpi di stato sono ormai
diventati una tradizione, è sempre
iniziata così. Arrivano i militari,
dicono che porteranno elezioni e infine
mettono le radici, che sia il passaggio
dalla padella alla brace per il
Madagascar. Bene, per capirlo dobbiamo
analizzare un attimo prima la storia e
la geografia perché sono sempre
fondamentali in un paese. Situato
nell'oceano indiano a circa 400 km dalla
costa del Mozambico, il Madagascar è la
quarta isola più grande del mondo. La
sua geografia è estremamente variegata
dagli altopiani centrali che superano i
2800 m del massiccio Saratan alle
foreste pluviali orientali fino ai
deserti del sud e alle savane aride
dell'ovest. La popolazione, oggi circa
30 milioni di abitanti, non si
distribuisce in modo molto uniforme,
perché a rispetto di quanto si potrebbe
pensare, la parte più popolata
dell'isola non è quella occidentale che
guarda verso l'Africa, ma l'est,
affacciato su una lunga costa sabbiosa
verso l'oceano indiano. È qui che il
clima umido e le valli alluvionali
rendono la terra fertile ed è qui che
sorgono molte delle città principali.
Gli altopiani centrali attorno ad
Antanarivo concentrano oltre un terzo
degli abitanti, mentre il sud resta
semidesertico, povero e isolato. Questa
qui è infatti una delle aree più
instabili e pericolose del paese,
infestato dal banditismo rurale e da
scontri tribali periodici. Sul piano
etnico gli alti piani sono territorio
dei Merina e dei Bezzileo di origine
austronesiana, contratti e culture che
ricordano più il sudest asiatico che
l'Africa. Lungo la costa occidentale
settentrionale invece vivono i Sakalava,
tradizionalmente allevatori di zebu e
più affini ai popoli bantu del
continente, mentre nel sudarrido vivono
gli Antandroi e i mahafali, noti per i
loro totem funerari e tradizionalmente
agricoltori di sussistenza. Ora, come
ben ricorderete dall'omonimo cartone
animato, il Madagascar è un paradiso di
specie, animali e anche piante che non
esistono da nessun'altra parte al mondo.
Questi lemori sulla mia testa, questo
Baobab gigantesco o questo camaleonte
mignon, il più piccolo del mondo. È un
pianeta a sé. Gli ecologi lo chiamano
l'ottavo continente, ma questa
meraviglia ha un prezzo. Il Madagascara
ha perso oltre l'80% delle sue foreste
originarie e metà di questa distruzione
è avvenuta soltanto dal secondo
dopoguerra a causa della crescita
demografica e della povertà cronica che,
in mancanza di alternative ha spinto
milioni di persone a bruciare alberi per
sopravvivere, ottenendo legna per
cucinare, carbone da vendere e terra da
coltivare. Ogni singolo anno, infatti,
spariscono decine di migliaia di ettari
di foresta e le conseguenze sono
ovunque, con fiumi che scorrono rossi di
laterite, con il suolo che si sgretola
per l'erosione, con le colline che un
tempo erano verdi e oggi invece sembrano
la mia testa tra 5 anni. Sono
irrecuperabili. Nepure le stagioni
rispettano più alcuna logica. Nell'est i
cicloni tropicali si abbattono con
violenza crescente, mentre nel Gran Sud,
la parte più povera del paese, la
siccità è ormai una condizione
permanente e da qui nasce il primo di
tanti paradossi del Madagascar. Stiamo
parlando di un paese che possiede una
delle biodiversità più ricche del
pianeta, ma che al tempo stesso ospita
milioni di persone che non hanno
abbastanza da sfamarsi. La popolazione
del Madagascar è tra le più povere del
pianeta. Oltre tre malgasci su quattro
vivono con meno di $2 al giorno. Il PIL
Pro capita è crollato di circa il 45%
rispetto al 1960, l'anno
dell'indipendenza. Le cause sono
molteplici, ma la più immediata è anche
la più crudele, perché non esistono
sistemi di irrigazione né magazzini di
stoccaggio e ogni stagione dei cicloni
porta via raccolti preziosi se non
addirittura interi villaggi. Tanto che
il risultato è impietoso perché quasi il
40% dei bambini malgasci soffre di
ritardo nella crescita, lo stunting per
denutrizione cronica. Ma il dato più
sorprendente è un altro. Il Madagascar,
pur essendo poverissimo, ha uno dei
tassi di natalità più alti dell'Africa
australe. Dove c'è povertà estrema, i
figli diventano la sola forma di
investimento possibile. Nelle campagne,
dove non c'è assistenza pubblica né
tantomeno reti di protezione sociale,
avere molti figli significa garantirsi
braccia nei campi e qualcuno che si
occupi dei genitori anziani. Il
Madagascar poi ha una rete di trasporti
praticamente inesistente. Soltanto il
12% delle strade è asfaltato e gran
parte di quelle poche vie di
comunicazione si deteriora ogni anno con
la stagione delle piogge. Non esistono
autostrade né una linea ferroviaria
continua che colleghi il nord al sud
dell'isola. Da Antanarivo, la capitale
nel cuore degli altopiani, servono ben
due giorni per raggiungere la costa
orientale di Tomassina, il principale
porto del paese, e almeno tre per
arrivare a Tulear nel profondo sud. La
strada che porta a Majanga sull'oceano
indiano è percorribile soltanto con Jeep
e 4x4. Tutto questo fa sì che muoversi
in auto in Madagascar sia un misto tra
un viaggio della speranza e un corso
accelerato di pazienza. Anche
l'elettrificazione tra le più basse del
mondo. Poco più di un quarto di malgasci
ha accesso regolare all'elettricità.
Pensate che i blackout sono quotidiani,
a volte lunghi ore. Nelle periferie di
Antanarivo e nelle campagne la sera si
cucina ancora, come due secoli fa, con
carbonella e fuoco vivo, in capanne di
legno e fogliame intossicate dal fumo e
dalla polvere delle strade non
asfaltate. Ebbene, questa scarsità di
servizi essenziali non è soltanto il
risultato della povertà, ma di decenni
di governi inefficaci, di investimenti
cronici mai fatti e di una corruzione
capillare che divora ogni progetto prima
ancora che questo inizi. In Madagascar
molta gente non ha elettricità. Da noi
paradossalmente il problema è averla
senza sapere quanto ci costerà. Ed è qui
che entra in gioco il Reset Energia, un
fornitore che vuole togliere proprio
quelle incertezze e rendere tutto molto
più chiaro e leggibile. Ci sono almeno
tre motivi semplici. Numero uno, tramite
la web app potete verificare e
controllare l'andamento dei consumi
giorno per giorno, così da tenere sotto
controllo la spesa e sapere in anticipo
quanto si dovrà pagare il mese
successivo, senza avere sorpresina in
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risparmio da non sottovalutare,
soprattutto in questo periodo. E per chi
ha paura di cambiare fornitore è
comprensibile. Nessuno ama infilarsi in
burocrazie inutili. Il passaggio però lo
gestisce direttamente reset senza alcun
tipo di complicazioni e non siate soli.
C'è una community di 500.000 utenti che
li seguono e centinaia di recensioni
positive, queste qui lo mostrano bene.
Ma tornando al Madagascar, per capire
perché questo paese è così disastrato,
bisogna guardare alla sua storia.
Secondo la tradizione orale malgascia, i
primi abitanti dell'isola furono i
Vasimba, un popolo leggendario di bassa
statura, dai tratti forse simili ai
pigmei che avrebbe vissuto nelle foreste
fitte degli alti piani centrali. Ma al
di là del mito è ormai accertato che il
Madagascar fu colonizzato in epoche
antiche da popoli provenienti dal sudest
asiatico, probabilmente dall'arcipelago
indonesiano e in fasi successive
dall'Africa orientale. Gruppi di
navigatori austronesiani sarebbero
approdati sulle coste malgasce portando
con sé piante come riso e banano,
animali domestici tra cui polli, maiali
e zebù. E soltanto secoli più tardi,
intorno al X secolo, sarebbero arrivate
anche popolazioni bantu direttamente
dall'Africa. Da questa fusione unica
nacque il popolo malgascio, una cultura
con base austronesiana, quindi con
tratti fisici asiatici, ma arricchita di
elementi africani, un paese che parla
una lingua imparentata col malese, ma in
Africa. Ecco, fino al 1500 il Madagascar
era una landa di tribù sparse, non
unificate e governate da capi locali che
regnavano al massimo su uno o due
villaggi. L'unica eccezione arrivò con
tre regni che segnarono l'inizio della
sua storia tra virgolette moderna.
Anzitutto questo qui, il regno Sakalava
sulla costa ovest che unificò le tribù
locali agli inizi del 5 e dominò per un
secolo i commerci di schiavi, avorio
importato dall'Africa e Spezie con arabi
ed europei. Poi, quasi in contemporanea,
prese forza il regno di Ierina, negli
alti piani centrali, attorno all'odierna
capitale Antanarivo. E qui molti si
chiedono ma perché la capitale del
Madagascar sta nel mezzo dell'isola,
lontano dal mare? Beh, per lo stesso
motivo per cui tante capitali africane
si trovano in altura. Gli altti
garantiscono sicurezza dagli attacchi
costieri di pirati ed eserciti
stranieri. Offrono un clima più mite,
oltre che la possibilità di dominare le
valli e i fiumi circostanti. Tant'è che,
secondo la tradizione, i Merina stessi
sarebbero in parte discendenti dai
Vazimba e proprio su una loro antica
roccaforte sarebbe stata fondata
Antanarivo, la città dei 1000 guerrieri.
Solo all'inizio dell'8 il regno Merina
comunque riuscì a unificare gran parte
del Madagascar. All'epoca sedeva questo
sovrano Radama I che si trovava in una
posizione geopolitica delicata. A ovest,
sulla costa africana del Mozambico,
c'erano i portoghesi, a est i francesi
che avevano occupato l'attuale isola di
Reunion, in mezzo il Madagascar. La
dama, deciso a modernizzare il suo regno
e a non diventare la prossima vittima,
si rivolse quindi all'Impero Britannico
che stava piano piano espandendo la sua
influenza nell'oceano indiano dal
Sudafrica. Dagli inglesi il re ottenne
armi da fuoco e consigliari militari. In
cambio il sovrano accettò di abolire la
tratta degli schiavi e soprattutto di
aprire l'isola ai missionari cristiani
inglesi, permettendo la costruzione
delle prime scuole e officine europee.
Con l'aiuto britannico, Radama I si
autoproclamò re del Madagascar. Eh, mi
dispiace Julienne, fatti da parte. Ma
dopo la sua morte a metà 800 salì al
trono la regina vedova Rana Valona I.
Fatevi il segno della croce. Passata
alla storia come la regina sanguinaria,
Ranavalona espulse i missionari inglesi
perseguitoi convertiti al cristianesimo
e chi possedeva una Bibbia veniva
direttamente condannato a morte. Molti
furono giustiziati, altri letteralmente
bolliti vivi in un delirio di paranoia e
superstizione. La regina predicava odio
verso il colonialismo europeo, ma al
tempo stesso era ossessionata proprio da
quella cultura che diceva di
disprezzare, tanto che nel suo palazzo,
oggi visibile ad Antanarivo, campeggiano
dipinti napoleonici, porcelani francesi
e splendidi tessuti inglesi. Una cosa
doveva fare, una sola. Il Madagascar,
nel frattempo, era entrato nel mirino di
tutte le potenze europee. Eravamo alla
fine dell'otento e l'idea che una
nazione africana potesse restare al di
fuori della mappa coloniale era
semplicemente inconcepibile. Così, nel
grande risico della spartizione
africana, gli inglesi rinunciarono
formalmente alle loro pretese sul
Madagascar, lasciando via libera ai
francesi, in cambio che questi
riconoscessero il controllo britannico
su Zanzibar. Voi prendete l'isola
grande, noi quella piccola e amici come
prima. I francesi non si fecero pregare.
Nel 1895 organizzarono una spedizione
militare, conquistarono Antanarivo e
deposero l'ultima regina, non quella di
prima, ma una certa Ranavalona terza. Da
lì in poi fu la classica pioggia sul
bagnato. La Francia impose la propria
lingua al posto del malgascio, espropriò
le terre più fertili per creare
piantagioni di caffè, vaniglia e canna
da zucchero e introdusse il lavoro
forzato, una sorta di corvette medievale
rimessa a nuovo. Avete presente comunque
che in Italia nessuno parla mai della
situazione in Madagascar se non per chi
ci va a fare le vacanze. Ecco, questo è
dovuto principalmente alla sua posizione
geografica remota. Ne erano ben
coscienti i tedeschi. Infatti, nel 1940
la Germania nazional socialista elaborò
il cosiddetto piano Madagascar, un
progetto che prevedeva di deportare in
massa milioni di ebrei europei proprio
qui, trasformando l'isola in una
prigione a cielo aperto sotto
amministrazione tedesca con la
popolazione malgascia relegata a
servitù. Il piano non fu mai realizzato.
Nel 1947 i malgasci provarono a
ribellarsi, ma la repressione francese
fu spietata, con villaggi bruciati,
esecuzioni sommarie e deportazioni con
stime di vittime che oscillano tra
40.000 e 80.000 persone in pochi mesi,
un vero e proprio massacro passato sotto
silenzio nella storia europea. Eppure il
sangue versato nel 1947 accelerò il
crollo del dominio francese e aprì la
strada all'indipendenza del Madagascar,
proclamata il 26 giugno 1960. Da qui in
poi la storia del Madagascar
indipendente è una sequenza di tentativi
di stabilità finiti sempre allo stesso
modo, cioè del caos. Ci furono quattro
repubbliche modellate sull'esempio
francese. La prima repubblica si esaurì
in poco più di un decennio. La seconda
repubblica, nata nel 75, fu, nella
pratica, una dittatura socialista
guidata da questo tizio che instaurò un
culto personale fondato sul cosiddetto
socialismo malgascio. Pubblicò persino
un suo libretto rosso sull'esempio di
Mao Zedon. Ufficialmente si chiamava
Repubblica Democratica del Madagascar,
ma come ogni repubblica democratica
dell'epoca che si rispetti era tutto
tranne che democratica. Il paese si
isolò dall'occidente, la Francia ritirò
gli ultimi investimenti dopo le
nazionalizzazioni forzate e quindi il
Madagascar non potè fare altro che
entrare nell'orbita dei paesi non
allineati, stringendo però comunque
legami con l'URS, la Corea del Nord,
Cuba e gli altri stati socialisti
dell'Africa australe come Angola e
Mozambico. Il risultato negli anni 80 fu
quello tipico dei regimi autarchici
isolati, il collasso economico e
l'aumento della povertà. Secondo le
stime dei rapporti internazionali, ogni
anno milioni di dollari spariscono in
pratiche illecite dal taglio illegale di
legno pregiato come il palissandro,
spesso con la complicità di ufficiali
governativi, fino al traffico di specie
protette come lemuri o tartarughe
venduti nel mercato neroasiatico come
animali da collezione. A gestire tutto
questo, dietro le quinte c'è sempre
l'arbitro supremo della politica
amgascia, l'esercito. Piccolo, circa
13.000 effettivi, ma decisivo è la
bilancia del potere, il meccanismo che
decide quando un governo cade e quando
resta in piedi. Se volessimo riassumere
brutalmente, alla fine questo è il
Madagascar, una manciata di partiti
personalistici che si contendono il
potere. Uno di loro vince le elezioni
promettendo Mari e Monti. Gli eletti si
rivelano più corrotti dei precedenti, la
popolazione esplode in proteste e
l'esercito alla fine arriva a
ristabilire l'ordine e il ciclo
ricomincia da capo. Ma non abbiamo
ancora toccato l'elefante nella stanza
amalgascia, le risorse. Il Madagascar è
un tesoro geologico a cielo aperto.
Possiede uno dei più grandi giacimenti
al mondo di nichel e cobalto nella
miniera di Ambatovi, sfruttata però da
consorzi canadesi, giapponesi, cinesi,
francesi, coreani e statunitensi. E poi
ci sono titanio, graffite, cromo,
zaffiri e probabilmente petrolio
offshore. Tra le risorse meno note ma
più controverse c'è La Mica, un minerale
utilizzato in cosmetici e soprattutto
nell'elettronica per assemblare i
componenti di smartphone e batterie. Le
miniere malgasce estraggono l'amica
spesso con lavoro minorile, con bambini
che scavano a mani nude nei pozzi del
sud in cambio di pochi centesimi al
chilo. E infine c'è la vaniglia. Il
Madagascarne produce quasi l'80% della
fornitura mondiale, ma anche qui c'è un
sistema molto marcio tra furti di
raccolti e signorotti locali che fissano
i prezzi, lasciando ai contadini
briciole di un mercato miliardario. Da
qui capiamo molto bene perché i vari
politicanti malgasci si sono svenduti
letteralmente al migliore offerente
internazionale. Visto che stiamo
parlando dei rapporti internazionali,
sul piano geopolitico la Francia, che è
anche la prima fornitrice di aiuti
umanitari al Madagascar, resta la
presenza più antica e insieme la più
controversa. Dopo il 1960 Parigi impose
all'isola una serie di accordi di
cosiddetta cooperazione economica e
militare, gli stessi che in realtà erano
firmati da molte altre ex colonie
africane e che di fatto mantenevano il
paese in uno stato di perenne
dipendenza. La moneta malgascia restò
agganciata al franco francese fino al
1973 con la Bank de France a
controllarne la convertibilità. Di
conseguenza il sistema bancario
assicurativo e le grandi imprese da
[musica] Madagascar a Telma fino a
Girama e alla societé Malgage de
Raffinage avevano quote o management
francesi. Perfino i ministeri chiave,
quelli delle finanze, degli esteri e
della difesa, erano diretti da
funzionari tecnici d'Oltralpe. Nel 1971,
quando nel Sud esplose una rivolta
contadina contro tasse e contro la fame,
l'esercito addestrato e rifornito da
Parigi aprì il fuoco a Tulear e Toliara,
lasciando centinaia di morti. Inoltre,
negli anni 80 e 90 molte missioni
francesi di chiamiamola cooperazione
agricola erano in realtà operazioni di
estrazione e disboscamento mascherate da
aiuti allo sviluppo. Per esempio la
società Bois de Rose de Madagascar di
capitale franco malgascio esportava
palissando pregiato illegalmente verso
Marsiglia, mentre compagnie come Kit
Madagascar Mineral del gruppo Riotinto
con capitale anche francese e Omnis
operarono con concessioni scritte da
consulenti legali di Parigi. Ma no,
certo, il colonialismo è finito mi
dicono dalla regia. Negli ultimi anni
non sorprende quindi che il sentimento
antifancese sia cresciuto a dismisura,
tanto che durante recenti si sono più
volte intraviste bandiere russe tra la
folla. Negli ultimi due decenni però si
è fatta avanti la Cina interessata a
controllare i porti dell'oceano indiano,
come ad esempio Tuamasina. Il
Madagascar, infatti, è stato tra i primi
paesi africani ad aderire ufficialmente
alla nuova via della Seta di Pechino e
oggi la presenza cinese è ovunque. I
cinesi hanno finanziato e costruito
opere strategiche come la Ivato Tana
Highway che collega l'aeroporto
internazionale di Antanarivo al centro
città e hanno ammodernato alcuni tratti
della Rut National 5A nel nord, una
delle arterie peggiori del paese.
Addirittura dal 2015 la Cina è diventata
il primo partner commerciale del
Madagascar, superando Francia e Stati
Uniti. Tuttavia, anche qui le tensioni
non mancano. Le compagnie cinesi sono
oggi tra gli attori più aggressivi nella
pesca industriale attorno all'isola,
spesso in acque contese o protette, dove
le loro flotte operano con licenze opach
e con reti a strascico che svuotano i
fondali. Decine di imprese cinesi
operano nel settore minerario a partire
dalle estrazioni di cobalto, graffite,
nichel e soprattutto terre rare. Quindi
i minerali che alimentano le tecnologie
verdi e che rappresentano, purtroppo,
l'ennesimo paradosso del Madagascar, un
gigante che fornisce al mondo le materie
prime dell'economia globale, ma che
resta inchiodato alla preistoria
economica. E laddove un tempo c'era un
pugno di politici corrotti, oggi c'è un
nuovo esercito imprevedibile. Quindi,
beh, se questo è il Madagascar è
difficile non vederlo come un
concentrato del mondo in cui viviamo, un
mondo ricco di promesse e ricchezze, ma
svuotato da monopoli e cleptoccrati che
ne controllano un accesso. E in fin dei
conti è questa la morale che possiamo
trarre da tutta questa storia. C'è un
detto in Madagascar e cioè che non
servono punizioni per chi fa del male,
perché alla fine prima o poi la vita ti
presenta sempre il conto. E per il
Madagascar post rivolta di fine 2025
quel momento sta tornando per l'ennesima
volta e per di più con un'aggiunta
militare. Grazie al reset ancora una
volta per aver sostenuto questo video di
aggiornamento su un paese di cui in
Italia si parla veramente poco. Vi
ricordo il link con lo sconto di €40
sulla prima fornitura in descrizione o
con questo QR code. Noi ci vediamo alla
prossima per Aspera.
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Il Madagascar, un'isola dalla biodiversit unica e dalla storia complessa, afflitto da instabilit politica e povert estrema. Recenti proteste contro i blackout e la corruzione hanno portato alla fuga del presidente e all'instaurazione di un governo militare ad interim. Nonostante le sue ricche risorse naturali, come nichel, cobalto, mica e vaniglia, gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povert. Il paese ha subito una grave deforestazione a causa della povert e della crescita demografica, con conseguenze ambientali disastrose. La sua storia segnata dalla colonizzazione francese, dalla repressione brutale e da decenni di governi inefficaci e corruzione dilagante, con l'esercito che agisce come ago della bilancia politica. Mentre l'influenza storica della Francia stata controversa, negli ultimi decenni la Cina emersa come il principale partner commerciale e investitore, ma anche come un attore aggressivo nello sfruttamento delle risorse. Il Madagascar rappresenta un paradosso globale: un tesoro di materie prime per l'economia mondiale, ma un paese bloccato nella preistoria economica.
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