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I militari hanno preso il Madagascar: cosa succede ora?

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I militari hanno preso il Madagascar: cosa succede ora?

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Ah, il Madagascar noto per

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l'impossibilità di conquistarlo sul

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risico, per le sue spiagge da cartolina,

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per i suoi baobab giganteschi, per i

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lemuri, per il cartone animato e poi

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beh, questo

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présidentiel

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magari un giorno i giovani malgasci

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avranno un'elettricità stabile. Io in

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Italia, dopo anni di bollette che erano

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trappole, ho finalmente trovato un

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fornitore serio, reset energia. Poi vi

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spiego perché. Antanna arrivo, ottobre

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2025. Una marea di giovani riempie

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avenue dell'Indipendance sventolando non

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soltanto la bandiera malgascia, ma anche

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un Jolly Roger pirata, il simbolo di One

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Piece. Centinaia di migliaia di

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manifestanti protestano contro i

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continui blackout e contro la mancanza

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di acqua potabile, ma anche contro la

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corruzione e il nepotismo di Laganti.

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Quasi l'80% dei malgasci vive in povertà

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estrema e dopo tre settimane di

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disordini l'elite militare Kapsat, un

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reparto fedele al presidente Andre

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Rajoel, al governo quasi

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ininterrottamente da 16 anni, si rifiuta

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di aprire il fuoco e anzi marcia al

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fianco della folla stessa. Il grido è

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unanime. Il presidente deve andarsene

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adesso. Il presidente fugge di nascosto

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all'estero in piena notte. Un aereo

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militare francese atterra all'aeroporto

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di San Marie per evacuarlo sotto scorta,

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frutto, secondo Radio France

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International di un accordo segreto con

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il presidente Emmanuel Macron. Al suo

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posto, il 20 ottobre 2025 il colonello

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Michael Randrianirina, comandante della

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stessa Capsat, giura come nuovo

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presidente ad interim del Madagascar.

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Non chiamatelo colpo di stato", ha

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dichiarato il generale, ben consapevole

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che tale etichetta comporterebbe

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sanzioni e isolamento internazionale per

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l'isola. L'entusiasmo iniziale però

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lascia subito spazio a Dubis seri quando

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i generali annunciano che la transizione

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durerà 1824

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mesi da consumarsi preferibilmente,

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perché in un'altra regione, nel Sahel,

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dove i colpi di stato sono ormai

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diventati una tradizione, è sempre

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iniziata così. Arrivano i militari,

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dicono che porteranno elezioni e infine

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mettono le radici, che sia il passaggio

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dalla padella alla brace per il

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Madagascar. Bene, per capirlo dobbiamo

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analizzare un attimo prima la storia e

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la geografia perché sono sempre

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fondamentali in un paese. Situato

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nell'oceano indiano a circa 400 km dalla

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costa del Mozambico, il Madagascar è la

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quarta isola più grande del mondo. La

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sua geografia è estremamente variegata

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dagli altopiani centrali che superano i

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2800 m del massiccio Saratan alle

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foreste pluviali orientali fino ai

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deserti del sud e alle savane aride

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dell'ovest. La popolazione, oggi circa

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30 milioni di abitanti, non si

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distribuisce in modo molto uniforme,

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perché a rispetto di quanto si potrebbe

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pensare, la parte più popolata

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dell'isola non è quella occidentale che

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guarda verso l'Africa, ma l'est,

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affacciato su una lunga costa sabbiosa

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verso l'oceano indiano. È qui che il

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clima umido e le valli alluvionali

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rendono la terra fertile ed è qui che

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sorgono molte delle città principali.

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Gli altopiani centrali attorno ad

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Antanarivo concentrano oltre un terzo

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degli abitanti, mentre il sud resta

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semidesertico, povero e isolato. Questa

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qui è infatti una delle aree più

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instabili e pericolose del paese,

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infestato dal banditismo rurale e da

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scontri tribali periodici. Sul piano

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etnico gli alti piani sono territorio

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dei Merina e dei Bezzileo di origine

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austronesiana, contratti e culture che

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ricordano più il sudest asiatico che

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l'Africa. Lungo la costa occidentale

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settentrionale invece vivono i Sakalava,

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tradizionalmente allevatori di zebu e

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più affini ai popoli bantu del

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continente, mentre nel sudarrido vivono

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gli Antandroi e i mahafali, noti per i

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loro totem funerari e tradizionalmente

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agricoltori di sussistenza. Ora, come

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ben ricorderete dall'omonimo cartone

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animato, il Madagascar è un paradiso di

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specie, animali e anche piante che non

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esistono da nessun'altra parte al mondo.

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Questi lemori sulla mia testa, questo

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Baobab gigantesco o questo camaleonte

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mignon, il più piccolo del mondo. È un

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pianeta a sé. Gli ecologi lo chiamano

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l'ottavo continente, ma questa

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meraviglia ha un prezzo. Il Madagascara

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ha perso oltre l'80% delle sue foreste

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originarie e metà di questa distruzione

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è avvenuta soltanto dal secondo

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dopoguerra a causa della crescita

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demografica e della povertà cronica che,

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in mancanza di alternative ha spinto

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milioni di persone a bruciare alberi per

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sopravvivere, ottenendo legna per

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cucinare, carbone da vendere e terra da

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coltivare. Ogni singolo anno, infatti,

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spariscono decine di migliaia di ettari

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di foresta e le conseguenze sono

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ovunque, con fiumi che scorrono rossi di

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laterite, con il suolo che si sgretola

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per l'erosione, con le colline che un

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tempo erano verdi e oggi invece sembrano

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la mia testa tra 5 anni. Sono

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irrecuperabili. Nepure le stagioni

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rispettano più alcuna logica. Nell'est i

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cicloni tropicali si abbattono con

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violenza crescente, mentre nel Gran Sud,

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la parte più povera del paese, la

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siccità è ormai una condizione

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permanente e da qui nasce il primo di

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tanti paradossi del Madagascar. Stiamo

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parlando di un paese che possiede una

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delle biodiversità più ricche del

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pianeta, ma che al tempo stesso ospita

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milioni di persone che non hanno

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abbastanza da sfamarsi. La popolazione

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del Madagascar è tra le più povere del

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pianeta. Oltre tre malgasci su quattro

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vivono con meno di $2 al giorno. Il PIL

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Pro capita è crollato di circa il 45%

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rispetto al 1960, l'anno

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dell'indipendenza. Le cause sono

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molteplici, ma la più immediata è anche

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la più crudele, perché non esistono

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sistemi di irrigazione né magazzini di

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stoccaggio e ogni stagione dei cicloni

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porta via raccolti preziosi se non

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addirittura interi villaggi. Tanto che

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il risultato è impietoso perché quasi il

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40% dei bambini malgasci soffre di

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ritardo nella crescita, lo stunting per

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denutrizione cronica. Ma il dato più

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sorprendente è un altro. Il Madagascar,

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pur essendo poverissimo, ha uno dei

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tassi di natalità più alti dell'Africa

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australe. Dove c'è povertà estrema, i

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figli diventano la sola forma di

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investimento possibile. Nelle campagne,

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dove non c'è assistenza pubblica né

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tantomeno reti di protezione sociale,

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avere molti figli significa garantirsi

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braccia nei campi e qualcuno che si

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occupi dei genitori anziani. Il

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Madagascar poi ha una rete di trasporti

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praticamente inesistente. Soltanto il

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12% delle strade è asfaltato e gran

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parte di quelle poche vie di

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comunicazione si deteriora ogni anno con

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la stagione delle piogge. Non esistono

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autostrade né una linea ferroviaria

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continua che colleghi il nord al sud

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dell'isola. Da Antanarivo, la capitale

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nel cuore degli altopiani, servono ben

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due giorni per raggiungere la costa

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orientale di Tomassina, il principale

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porto del paese, e almeno tre per

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arrivare a Tulear nel profondo sud. La

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strada che porta a Majanga sull'oceano

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indiano è percorribile soltanto con Jeep

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e 4x4. Tutto questo fa sì che muoversi

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in auto in Madagascar sia un misto tra

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un viaggio della speranza e un corso

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accelerato di pazienza. Anche

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l'elettrificazione tra le più basse del

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mondo. Poco più di un quarto di malgasci

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ha accesso regolare all'elettricità.

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Pensate che i blackout sono quotidiani,

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a volte lunghi ore. Nelle periferie di

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Antanarivo e nelle campagne la sera si

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cucina ancora, come due secoli fa, con

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carbonella e fuoco vivo, in capanne di

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legno e fogliame intossicate dal fumo e

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dalla polvere delle strade non

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asfaltate. Ebbene, questa scarsità di

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servizi essenziali non è soltanto il

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risultato della povertà, ma di decenni

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di governi inefficaci, di investimenti

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cronici mai fatti e di una corruzione

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capillare che divora ogni progetto prima

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ancora che questo inizi. In Madagascar

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molta gente non ha elettricità. Da noi

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paradossalmente il problema è averla

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senza sapere quanto ci costerà. Ed è qui

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che entra in gioco il Reset Energia, un

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fornitore che vuole togliere proprio

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quelle incertezze e rendere tutto molto

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più chiaro e leggibile. Ci sono almeno

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tre motivi semplici. Numero uno, tramite

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la web app potete verificare e

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controllare l'andamento dei consumi

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giorno per giorno, così da tenere sotto

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controllo la spesa e sapere in anticipo

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quanto si dovrà pagare il mese

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successivo, senza avere sorpresina in

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bolletta. Numero due, con la funzione

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invita un amico, ogni amico che passa al

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reset vale €5 in meno ogni mese. Se ne

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portate abbastanza, potreste persino

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azzerare la bolletta. Lo sconto resta

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finché l'amico resta in reset. Numero

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tre, con il mio link in descrizione e il

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QR a schermo avrete €40 di sconto

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immediato sulla prima fornitura. Un

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risparmio da non sottovalutare,

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soprattutto in questo periodo. E per chi

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ha paura di cambiare fornitore è

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comprensibile. Nessuno ama infilarsi in

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burocrazie inutili. Il passaggio però lo

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gestisce direttamente reset senza alcun

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tipo di complicazioni e non siate soli.

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C'è una community di 500.000 utenti che

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li seguono e centinaia di recensioni

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positive, queste qui lo mostrano bene.

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Ma tornando al Madagascar, per capire

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perché questo paese è così disastrato,

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bisogna guardare alla sua storia.

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Secondo la tradizione orale malgascia, i

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primi abitanti dell'isola furono i

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Vasimba, un popolo leggendario di bassa

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statura, dai tratti forse simili ai

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pigmei che avrebbe vissuto nelle foreste

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fitte degli alti piani centrali. Ma al

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di là del mito è ormai accertato che il

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Madagascar fu colonizzato in epoche

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antiche da popoli provenienti dal sudest

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asiatico, probabilmente dall'arcipelago

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indonesiano e in fasi successive

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dall'Africa orientale. Gruppi di

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navigatori austronesiani sarebbero

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approdati sulle coste malgasce portando

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con sé piante come riso e banano,

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animali domestici tra cui polli, maiali

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e zebù. E soltanto secoli più tardi,

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intorno al X secolo, sarebbero arrivate

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anche popolazioni bantu direttamente

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dall'Africa. Da questa fusione unica

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nacque il popolo malgascio, una cultura

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con base austronesiana, quindi con

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tratti fisici asiatici, ma arricchita di

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elementi africani, un paese che parla

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una lingua imparentata col malese, ma in

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Africa. Ecco, fino al 1500 il Madagascar

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era una landa di tribù sparse, non

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unificate e governate da capi locali che

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regnavano al massimo su uno o due

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villaggi. L'unica eccezione arrivò con

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tre regni che segnarono l'inizio della

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sua storia tra virgolette moderna.

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Anzitutto questo qui, il regno Sakalava

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sulla costa ovest che unificò le tribù

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locali agli inizi del 5 e dominò per un

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secolo i commerci di schiavi, avorio

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importato dall'Africa e Spezie con arabi

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ed europei. Poi, quasi in contemporanea,

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prese forza il regno di Ierina, negli

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alti piani centrali, attorno all'odierna

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capitale Antanarivo. E qui molti si

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chiedono ma perché la capitale del

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Madagascar sta nel mezzo dell'isola,

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lontano dal mare? Beh, per lo stesso

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motivo per cui tante capitali africane

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si trovano in altura. Gli altti

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garantiscono sicurezza dagli attacchi

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costieri di pirati ed eserciti

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stranieri. Offrono un clima più mite,

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oltre che la possibilità di dominare le

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valli e i fiumi circostanti. Tant'è che,

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secondo la tradizione, i Merina stessi

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sarebbero in parte discendenti dai

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Vazimba e proprio su una loro antica

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roccaforte sarebbe stata fondata

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Antanarivo, la città dei 1000 guerrieri.

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Solo all'inizio dell'8 il regno Merina

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comunque riuscì a unificare gran parte

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del Madagascar. All'epoca sedeva questo

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sovrano Radama I che si trovava in una

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posizione geopolitica delicata. A ovest,

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sulla costa africana del Mozambico,

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c'erano i portoghesi, a est i francesi

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che avevano occupato l'attuale isola di

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Reunion, in mezzo il Madagascar. La

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dama, deciso a modernizzare il suo regno

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e a non diventare la prossima vittima,

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si rivolse quindi all'Impero Britannico

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che stava piano piano espandendo la sua

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influenza nell'oceano indiano dal

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Sudafrica. Dagli inglesi il re ottenne

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armi da fuoco e consigliari militari. In

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cambio il sovrano accettò di abolire la

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tratta degli schiavi e soprattutto di

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aprire l'isola ai missionari cristiani

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inglesi, permettendo la costruzione

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delle prime scuole e officine europee.

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Con l'aiuto britannico, Radama I si

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autoproclamò re del Madagascar. Eh, mi

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dispiace Julienne, fatti da parte. Ma

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dopo la sua morte a metà 800 salì al

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trono la regina vedova Rana Valona I.

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Fatevi il segno della croce. Passata

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alla storia come la regina sanguinaria,

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Ranavalona espulse i missionari inglesi

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perseguitoi convertiti al cristianesimo

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e chi possedeva una Bibbia veniva

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direttamente condannato a morte. Molti

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furono giustiziati, altri letteralmente

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bolliti vivi in un delirio di paranoia e

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superstizione. La regina predicava odio

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verso il colonialismo europeo, ma al

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tempo stesso era ossessionata proprio da

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quella cultura che diceva di

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disprezzare, tanto che nel suo palazzo,

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oggi visibile ad Antanarivo, campeggiano

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dipinti napoleonici, porcelani francesi

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e splendidi tessuti inglesi. Una cosa

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doveva fare, una sola. Il Madagascar,

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nel frattempo, era entrato nel mirino di

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tutte le potenze europee. Eravamo alla

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fine dell'otento e l'idea che una

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nazione africana potesse restare al di

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fuori della mappa coloniale era

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semplicemente inconcepibile. Così, nel

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grande risico della spartizione

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africana, gli inglesi rinunciarono

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formalmente alle loro pretese sul

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Madagascar, lasciando via libera ai

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francesi, in cambio che questi

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riconoscessero il controllo britannico

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su Zanzibar. Voi prendete l'isola

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grande, noi quella piccola e amici come

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prima. I francesi non si fecero pregare.

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Nel 1895 organizzarono una spedizione

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militare, conquistarono Antanarivo e

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deposero l'ultima regina, non quella di

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prima, ma una certa Ranavalona terza. Da

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lì in poi fu la classica pioggia sul

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bagnato. La Francia impose la propria

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lingua al posto del malgascio, espropriò

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le terre più fertili per creare

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piantagioni di caffè, vaniglia e canna

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da zucchero e introdusse il lavoro

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forzato, una sorta di corvette medievale

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rimessa a nuovo. Avete presente comunque

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che in Italia nessuno parla mai della

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situazione in Madagascar se non per chi

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ci va a fare le vacanze. Ecco, questo è

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dovuto principalmente alla sua posizione

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geografica remota. Ne erano ben

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coscienti i tedeschi. Infatti, nel 1940

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la Germania nazional socialista elaborò

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il cosiddetto piano Madagascar, un

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progetto che prevedeva di deportare in

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massa milioni di ebrei europei proprio

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qui, trasformando l'isola in una

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prigione a cielo aperto sotto

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amministrazione tedesca con la

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popolazione malgascia relegata a

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servitù. Il piano non fu mai realizzato.

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Nel 1947 i malgasci provarono a

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ribellarsi, ma la repressione francese

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fu spietata, con villaggi bruciati,

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esecuzioni sommarie e deportazioni con

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stime di vittime che oscillano tra

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40.000 e 80.000 persone in pochi mesi,

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un vero e proprio massacro passato sotto

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silenzio nella storia europea. Eppure il

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sangue versato nel 1947 accelerò il

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crollo del dominio francese e aprì la

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strada all'indipendenza del Madagascar,

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proclamata il 26 giugno 1960. Da qui in

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poi la storia del Madagascar

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indipendente è una sequenza di tentativi

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di stabilità finiti sempre allo stesso

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modo, cioè del caos. Ci furono quattro

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repubbliche modellate sull'esempio

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francese. La prima repubblica si esaurì

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in poco più di un decennio. La seconda

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repubblica, nata nel 75, fu, nella

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pratica, una dittatura socialista

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guidata da questo tizio che instaurò un

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culto personale fondato sul cosiddetto

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socialismo malgascio. Pubblicò persino

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un suo libretto rosso sull'esempio di

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Mao Zedon. Ufficialmente si chiamava

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Repubblica Democratica del Madagascar,

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ma come ogni repubblica democratica

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dell'epoca che si rispetti era tutto

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tranne che democratica. Il paese si

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isolò dall'occidente, la Francia ritirò

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gli ultimi investimenti dopo le

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nazionalizzazioni forzate e quindi il

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Madagascar non potè fare altro che

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entrare nell'orbita dei paesi non

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allineati, stringendo però comunque

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legami con l'URS, la Corea del Nord,

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Cuba e gli altri stati socialisti

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dell'Africa australe come Angola e

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Mozambico. Il risultato negli anni 80 fu

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quello tipico dei regimi autarchici

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isolati, il collasso economico e

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l'aumento della povertà. Secondo le

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stime dei rapporti internazionali, ogni

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anno milioni di dollari spariscono in

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pratiche illecite dal taglio illegale di

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legno pregiato come il palissandro,

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spesso con la complicità di ufficiali

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governativi, fino al traffico di specie

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protette come lemuri o tartarughe

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venduti nel mercato neroasiatico come

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animali da collezione. A gestire tutto

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questo, dietro le quinte c'è sempre

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l'arbitro supremo della politica

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amgascia, l'esercito. Piccolo, circa

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13.000 effettivi, ma decisivo è la

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bilancia del potere, il meccanismo che

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decide quando un governo cade e quando

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resta in piedi. Se volessimo riassumere

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brutalmente, alla fine questo è il

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Madagascar, una manciata di partiti

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personalistici che si contendono il

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potere. Uno di loro vince le elezioni

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promettendo Mari e Monti. Gli eletti si

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rivelano più corrotti dei precedenti, la

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popolazione esplode in proteste e

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l'esercito alla fine arriva a

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ristabilire l'ordine e il ciclo

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ricomincia da capo. Ma non abbiamo

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ancora toccato l'elefante nella stanza

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amalgascia, le risorse. Il Madagascar è

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un tesoro geologico a cielo aperto.

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Possiede uno dei più grandi giacimenti

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al mondo di nichel e cobalto nella

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miniera di Ambatovi, sfruttata però da

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consorzi canadesi, giapponesi, cinesi,

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francesi, coreani e statunitensi. E poi

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ci sono titanio, graffite, cromo,

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zaffiri e probabilmente petrolio

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offshore. Tra le risorse meno note ma

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più controverse c'è La Mica, un minerale

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utilizzato in cosmetici e soprattutto

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nell'elettronica per assemblare i

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componenti di smartphone e batterie. Le

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miniere malgasce estraggono l'amica

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spesso con lavoro minorile, con bambini

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che scavano a mani nude nei pozzi del

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sud in cambio di pochi centesimi al

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chilo. E infine c'è la vaniglia. Il

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Madagascarne produce quasi l'80% della

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fornitura mondiale, ma anche qui c'è un

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sistema molto marcio tra furti di

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raccolti e signorotti locali che fissano

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i prezzi, lasciando ai contadini

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briciole di un mercato miliardario. Da

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qui capiamo molto bene perché i vari

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politicanti malgasci si sono svenduti

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letteralmente al migliore offerente

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internazionale. Visto che stiamo

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parlando dei rapporti internazionali,

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sul piano geopolitico la Francia, che è

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anche la prima fornitrice di aiuti

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umanitari al Madagascar, resta la

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presenza più antica e insieme la più

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controversa. Dopo il 1960 Parigi impose

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all'isola una serie di accordi di

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cosiddetta cooperazione economica e

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militare, gli stessi che in realtà erano

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firmati da molte altre ex colonie

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africane e che di fatto mantenevano il

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paese in uno stato di perenne

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dipendenza. La moneta malgascia restò

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agganciata al franco francese fino al

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1973 con la Bank de France a

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controllarne la convertibilità. Di

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conseguenza il sistema bancario

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assicurativo e le grandi imprese da

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[musica] Madagascar a Telma fino a

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Girama e alla societé Malgage de

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Raffinage avevano quote o management

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francesi. Perfino i ministeri chiave,

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quelli delle finanze, degli esteri e

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della difesa, erano diretti da

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funzionari tecnici d'Oltralpe. Nel 1971,

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quando nel Sud esplose una rivolta

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contadina contro tasse e contro la fame,

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l'esercito addestrato e rifornito da

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Parigi aprì il fuoco a Tulear e Toliara,

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lasciando centinaia di morti. Inoltre,

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negli anni 80 e 90 molte missioni

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francesi di chiamiamola cooperazione

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agricola erano in realtà operazioni di

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estrazione e disboscamento mascherate da

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aiuti allo sviluppo. Per esempio la

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società Bois de Rose de Madagascar di

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capitale franco malgascio esportava

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palissando pregiato illegalmente verso

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Marsiglia, mentre compagnie come Kit

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Madagascar Mineral del gruppo Riotinto

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con capitale anche francese e Omnis

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operarono con concessioni scritte da

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consulenti legali di Parigi. Ma no,

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certo, il colonialismo è finito mi

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dicono dalla regia. Negli ultimi anni

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non sorprende quindi che il sentimento

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antifancese sia cresciuto a dismisura,

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tanto che durante recenti si sono più

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volte intraviste bandiere russe tra la

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folla. Negli ultimi due decenni però si

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è fatta avanti la Cina interessata a

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controllare i porti dell'oceano indiano,

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come ad esempio Tuamasina. Il

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Madagascar, infatti, è stato tra i primi

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paesi africani ad aderire ufficialmente

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alla nuova via della Seta di Pechino e

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oggi la presenza cinese è ovunque. I

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cinesi hanno finanziato e costruito

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opere strategiche come la Ivato Tana

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Highway che collega l'aeroporto

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internazionale di Antanarivo al centro

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città e hanno ammodernato alcuni tratti

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della Rut National 5A nel nord, una

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delle arterie peggiori del paese.

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Addirittura dal 2015 la Cina è diventata

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il primo partner commerciale del

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Madagascar, superando Francia e Stati

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Uniti. Tuttavia, anche qui le tensioni

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non mancano. Le compagnie cinesi sono

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oggi tra gli attori più aggressivi nella

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pesca industriale attorno all'isola,

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spesso in acque contese o protette, dove

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le loro flotte operano con licenze opach

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e con reti a strascico che svuotano i

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fondali. Decine di imprese cinesi

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operano nel settore minerario a partire

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dalle estrazioni di cobalto, graffite,

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nichel e soprattutto terre rare. Quindi

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i minerali che alimentano le tecnologie

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verdi e che rappresentano, purtroppo,

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l'ennesimo paradosso del Madagascar, un

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gigante che fornisce al mondo le materie

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prime dell'economia globale, ma che

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resta inchiodato alla preistoria

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economica. E laddove un tempo c'era un

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pugno di politici corrotti, oggi c'è un

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nuovo esercito imprevedibile. Quindi,

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beh, se questo è il Madagascar è

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difficile non vederlo come un

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concentrato del mondo in cui viviamo, un

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mondo ricco di promesse e ricchezze, ma

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svuotato da monopoli e cleptoccrati che

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ne controllano un accesso. E in fin dei

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conti è questa la morale che possiamo

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trarre da tutta questa storia. C'è un

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detto in Madagascar e cioè che non

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servono punizioni per chi fa del male,

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perché alla fine prima o poi la vita ti

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presenta sempre il conto. E per il

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Madagascar post rivolta di fine 2025

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quel momento sta tornando per l'ennesima

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volta e per di più con un'aggiunta

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militare. Grazie al reset ancora una

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volta per aver sostenuto questo video di

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aggiornamento su un paese di cui in

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Italia si parla veramente poco. Vi

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ricordo il link con lo sconto di €40

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sulla prima fornitura in descrizione o

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con questo QR code. Noi ci vediamo alla

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prossima per Aspera.

Interactive Summary

Il Madagascar, un'isola dalla biodiversit unica e dalla storia complessa,  afflitto da instabilit politica e povert estrema. Recenti proteste contro i blackout e la corruzione hanno portato alla fuga del presidente e all'instaurazione di un governo militare ad interim. Nonostante le sue ricche risorse naturali, come nichel, cobalto, mica e vaniglia, gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povert. Il paese ha subito una grave deforestazione a causa della povert e della crescita demografica, con conseguenze ambientali disastrose. La sua storia  segnata dalla colonizzazione francese, dalla repressione brutale e da decenni di governi inefficaci e corruzione dilagante, con l'esercito che agisce come ago della bilancia politica. Mentre l'influenza storica della Francia  stata controversa, negli ultimi decenni la Cina  emersa come il principale partner commerciale e investitore, ma anche come un attore aggressivo nello sfruttamento delle risorse. Il Madagascar rappresenta un paradosso globale: un tesoro di materie prime per l'economia mondiale, ma un paese bloccato nella preistoria economica.

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