Perché a nessuno conviene un'Europa forte e unita
679 segments
Questa è una mappa dell'emisfero
boreale, vista dal punto di osservazione
che ci hanno sempre insegnato a scuola.
Gli Stati Uniti stanno a sinistra, la
Russia a destra e l'Europa in mezzo, non
al centro per importanza, ma per
convenzione grafica. Questione di
prospettiva, sì, ma si tratta in questo
preciso momento storico di una
prospettiva non soltanto metaforica o
geografica, ma anche tremendamente
reale. Da quando è scoppiata la guerra
in Ucraina, fin dai tempi di Biden, ma
poi anche con l'insediamento di Trump
alla Casa Bianca circa un anno fa, come
italiani e come europei abbiamo la
sensazione di trovarci in mezzo a due
fuochi. Da una parte il vecchio zio Sam
di sempre, che dopo Biden ha deciso di
lasciare da solo a Lue ad arginare la
Russia in Ucraina. Dall'altra una Russia
che percependo un arretramento
dell'impegno americano sembra voler
farsi ancora meno problemi ad avanzare
pretesi in Europa. Trump l'ha dichiarato
più volte, non ci aiuterà più e se non
raggiungeremo il 5% del PIL investito in
difesa, la NATO, secondo lui, potrà
dirsi clinicamente morta. In più, di
recente, gli Stati Uniti ci hanno
definito velatamente un avversario
politico. O forse no. La narrativa che
si è venuta a creare in quest'ultimo
anno è la seguente: sia gli Stati Uniti
che la Russia non vogliono un'Europa
forte. I primi gli states perché
vogliono primeggiare a livello mondiale
senza rivali. La seconda perché vuole
vedersi riconosciuti i territori in
Ucraina. In pratica è come se fossimo
tornati alla guerra fredda, dove il
vecchio continente era uno scacchiere da
spartirsi. Ma è davvero davvero così?
Forse, e sottolineo forse, non è che
Stati Uniti e Russia vogliono un'Europa
debole, è che i loro obiettivi
funzionano dando per scontata la nostra
debolezza. Ora, per semplicità dividerò
questo video in tre capitoli per
comprendere i veri interessi degli Stati
Uniti, quelli della Russia e ovviamente
quelli della nostra Europa.
Perciò iniziamo subito col primo
capitolo. Gli Stati Uniti.
>> Lo scorso dicembre la Casa Bianca ha
rilasciato questo documento. Si tratta
della National Security Strategy,
documento che l'amministrazione
americana prepara periodicamente e che
stavolta porta con sé delle implicazioni
piuttosto particolari. Trump, in
sostanza, vuole un ritorno alla dottrina
Morro. Basta presenza militare al di
fuori del continente, uso della forza
contro i cartelli della droga,
protezione delle catene di
approvvigionamento e diplomazia per
convivere con Russia e Cina, cercando di
ridurre perlomeno l'influenza di
quest'ultima. Niente di troppo
sorprendente. America first all'ennesima
potenza finché non si arriva al
sottoparagrafo dedicato all'Europa.
Questo qui è il sunto di quello che c'è
scritto nel documento. L'Europa è in
crisi economica e demografica, è vicina
al collasso culturale per via, citiamo
dell'immigrazione sregolata e citiamo
ancora: "Il nostro obiettivo è aiutare
l'Europa a correggere la sua
traiettoria". Abbiamo bisogno di
un'Europa forte che ci aiuti a competere
con successo e a prevenire qualsiasi
avversario di dominarla. Ora, in questo
correggere la sua traiettoria, il
Consiglio europeo ha visto una chiara
minaccia da parte degli Stati Uniti di
voler interferire nelle politiche
europee, magari sopportando partiti
populisti che condizionino Bruxell o,
come dice il documento della Casa
Bianca, l'America incoraggia i suoi
alleati politici in Europa a promuovere
la rinascita culturale europea e la
crescente influenza dei partiti europei
patriottici ci dà grande ottimismo. Tra
questi partiti, per esempio, potrebbero
esserci la FD in Germania oppure Vox in
Spagna. Dobbiamo infatti chiederci a che
pro supportare questi, tra virgolette
partiti patriottici. Beh, sta tutto nel
passaggio immediatamente precedente e
cioè l'Europa rimane strategicamente
vitale per gli Stati Uniti. Oh, mica
importante, proprio vitale, necessaria.
Il commercio transatlantico rimane uno
dei pilastri della prosperità americana.
In altre parole, quello che
l'amministrazione Trump vuole dire è che
l'Europa deve riprendersi
economicamente, deve diventare forte in
modo da, citiamo, aprire i mercati
europei ai beni e ai servizi americani.
Già. Perché non possiamo permetterci di
trascurare l'Europa. Farlo sarebbe
autodistruttivo per la nostra strategia.
parole di Trump o di Vans o chiunque gli
abbia scritto quel documento. Eppure
valanghi di giornali si sono affrettati
a scrivere due cose che adesso l'Europa
è sola. Complice l'affermazione che
praticamente secondo Trump l'Ucraina
deve essere lasciata perdere, che adesso
bisogna trattare con la Russia e che la
NATO non è uno scudo virtuale infinito.
Greenland and we're not going to have
Russia or China as a nebor would make a
dealyas.
>> E poi che l'Europa è un avversario
politico. Ma come? Ma l'Europa non deve
essere forte secondo la casa bianca? O
meglio abbastanza forte da acquistare
beni americani e garantire la prosperità
degli Stati Uniti? L'inghipppo sta
proprio qui. La National Security
Strategy non ci svela nulla di
incredibile, nulla perlomeno che già non
sapevamo. È sostanzialmente una cozzaia
di parole, se non per un piccolo ma
rilevante dettaglio. Pagina 27. La
nostra strategia deve permettere
all'Europa di reggersi in piedi da sola
e operare come gruppo di stati sovrani
allineati. Ehm, stati sovrani allineati
è un modo molto gentile per dire che
l'Europa va bene come continente, ma non
come unione sovrastatale, cioè come
Unione Europea, considerata
sostanzialmente il male, colei che sta
portando al collasso economico e
culturale il vecchio continente. A
conferma di questa visione e dei timori
del Consiglio Europeo di ingerenze
americane, c'è una bozza che sarebbe
circolata prima della pubblicazione
ufficiale della National Security
Strategy in cui si leggeva che gli Stati
Uniti, citiamo ancora un'ennesima volta,
dovrebbero collaborare di più con
Austria, Polonia, Ungheria e Italia per
allontanarli presumibilmente dall'Unione
Europea. La Casa Bianca, c'è da dire, ha
negato l'esistenza di questa bozza, ma i
nomi di questi quattro paesi non sono
casuali. Allora, in Ungheria c'è Orban,
in Austria va forte invece il Partito
della Libertà, l'FPO. In Polonia ha
governato per anni il Partito Diritto e
Giustizia, fortemente neoconservatore.
Quindi parliamo di formazioni
patriottiche nell'ottica trampiana che
nel documento ufficiale la Casa Bianca
afferma di voler sostenere. Anche
l'attuale governo italiano gode di una
certa considerazione da parte di Trump,
ma nei fatti perlomeno ancora non ha
imboccato una linea di sabotaggio della
stessa UE. Al contrario ha sempre
cercato di muoversi dentro i meccanismi
comunitari. Allora, io penso che la
politica estera italiana sia quella che
il presidente Mattarella ci ha ricordato
dicendo che le direttrici della nostra
politica estera sono l'Unione Europea e
l'Alleanza Atlantica
>> e che questa bozza sia vera o meno, le
sue conclusioni hanno perfettamente
senso con quella che secondo me leggendo
a fondo la National Security Strategy, è
la vera strategia americana. Non è che
gli Stati Uniti non vogliano un'Europa
forte in termini assoluti, anzi vogliono
un'Europa forte, ma disunita a livello
federale. Insomma un continente, ma non
un'unione stabile, cioè non abbastanza
forte da rendersi militarmente ed
economicamente indipendente dagli Stati
Uniti. In sostanza vogliono un'Europa
subalterna, dipendente, per l'appunto,
ma neanche troppo capace di difendersi
da sola, così da continuare a tenere
lontani i russi, a spremerne le casse,
vendendole soprattutto armi, armamenti e
gas naturale, di cui gli states adesso
sono il maggiore fornitore europeo e
direzionando verso di noi quasi il 45%
di tutto il GNL che compriamo, ve lo
ricorderete da questo nostro video, la
relazione è quasi simbiotica. Se non c'è
l'Europa a comprare le sue armi e il suo
gas, secondo Trump, l'economia americana
è a rischio. Ma senza le armi americane
e senza l'energia americana,
permettetemi la semplificazione,
l'Europa, sempre secondo gli americani,
sarebbe alla mercè della Russia, una
debolezza che andrebbe anche a
svantaggio degli stessi Stati Uniti. In
altre parole, Trump non vuole un'Europa
debole, ma neanche un'Europa davvero
autonoma. vuole una forza sotto
controllo e il punto è che sull'Europa
la Russia ragiona nello stesso identico
modo. Ma prima di parlare del capitolo
2, cioè della Russia, vorrei fare un
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Adesso però andiamo al capitolo 2, cioè
la Russia,
времени россию разрушат, развалят.
Европейские подсвинки тут же включились
в эту работу прежней американской
администрации
в надежде поживиться на развале нашей
страны. Partiamo da un presupposto
abbastanza ovvio. La Russia di Vladimir
Putin non vuole un'Europa forte né
un'Europa spalleggiata dagli Stati
Uniti. Naturalmente perché in questo
modo gli riuscirebbe ben più difficile
avanzare le sue pretese sui territori
ora controllati in Ucraina. Non a caso,
oggi o quantomeno in questo periodo si
parla di pace. Da un lato perché dopo
anni di guerra sia l'esercito russo che
quello uraino mostrano segni evidenti di
logoramento. Dall'altro perché Trump ha
ripreso a trattare direttamente con
Putin escludendo l'UE dal tavolo e
ricordando bruscamente alla classe
dirigente europea che la sua influenza
strategica è molto più limitata di
quanto ami raccontarsi. In realtà questo
clima di sospetto nelle classi dirigenti
europee precede di molto l'invasione del
2022. Dall'annessione della Crimea nel
2014 il Cremlino è stato
progressivamente considerato una
minaccia diretta alla sicurezza dell'UE.
Per smorzare questo clima ostile nei
suoi confronti, infatti, il governo
russo non ha risparmiato rubli nel
finanziare partiti conservatori e di
destra in tutta quanta Europa. Nel 2014
il Rassembleman National guidato da
Marine Le Pen in Francia ricevette un
prestito milionario da una banca russa e
i suoi legami con Putin erano e sono ben
noti. In Austria l'FPO è molto vicino
agli oligarchi del Cremlino. Nel 2016
firmò un accordo di cooperazione con
Russia unita che è il partito dominante
nella duma russa. All'interno di AFDE
invece in Germania esiste un'intera
branca prorussia che è sospettata di
aver ricevuto fondi russi, mentre in
Italia nel 2018 venne alla luce un
tentativo della Lega di ottenere fondi
attraverso Rosneft. L'indagine è stata
archiviata, ma il giudice ha messo nero
su bianco che una trattativa c'era stata
e che questa mirava a un finanziamento
politico, pur non essendo mai andata a
buon fine. Per non parlare ancora una
volta del nostro caro Urban, che è il
principale alleato russo nella UE. Ed
eccoci al nodo dell'intera vicenda e
attenti, non voglio fare una questione
amico nemico quanto una semplice, ma
altrettanto evidente valutazione
geopolitica. Tutti i partiti politici
sostenuti finanziariamente o
ideologicamente dalla Russia sono o sono
nati come euroscettici, cioè
tendenzialmente sfavorevoli alle
direttive di Bruxelles e all'Unione
Europea in sé, volendo o modificarla
dall'interno oppure abbatterla o
addirittura abbandonarla. Ma se ci avete
fatto caso, questi stessi partiti
euroscettici sono conservatori,
sovranisti, nazionalisti e rientrano
nella definizione di quei partiti
europei patriottici che la Casabanca
cita nella National Security Strategy.
Sarà mica un caso? Direi di no. Così
come gli Stati Uniti, anche la Russia
desidera un'Europa divisa, indebolita,
come tramite l'aiuto di partiti che
mettano in discussione quell'unione. Ma
attenzione, non è che Putin ci voglia
deboli perché pensa di voler invadere
tutto il continente e diventare Zar,
Papa e pure presidente di San Marino.
>> A San Marino ci sono due capitani
regenti, ma va bene lo stesso.
>> Pensavi di farla franca, eh, San Marino?
piuttosto ci vuole disuniti, di modo che
ogni stato europeo faccia affari
singolarmente con la Russia. Pensiamoci
un attimo. Prima del 2014 il rapporto
dell'occidente e soprattutto di
Berlusconi con la Russia di Putin era al
limite dell'idilio. Vi ricordate, no, le
foto di quei due a pranzo in Sardegna o
di Silvio in visita da Putin con il
cappello in pelo di orso Grizzly in
testa nel gelo artico? Ecco, per molti
all'epoca la geopolitica si era chiusa
con pratica di mare e per alcuni a
giudicare da certe nostalgie è ancora
ferma laggiù. Poi però è arrivata
l'annessione della Crimea. Russia, ma
che fai? Vabbè dai, son ragazzi alla
fine vedete ci danno sempre del buon gas
a buon prezzo. Si calmeranno quelli
laggiù in Crimea. E infatti prima del
2022 l'Unione Europea, tra tutti
Germania, Lettonia, Austria e Italia
comprava un quarto del suo petrolio e
quasi la metà del suo gas naturale
proprio dal Cremlino. Adesso lo acquista
dagli Stati Uniti o da paesi come
Norvegia e Algeria. Se però la guerra in
Ucraina finisse e le sanzioni venissero
allentate, l'Unione Europea, questo è
quello che spera la Russia, potrebbe
forse continuare a comprare idrocarburi
siberiani e magari assicurarsi un
vantaggio nelle future rotte artiche.
Affinché però questo avvenga, pensa
sempre la Russia, l'Europa deve essere
abbastanza divisa in staterelli con
delle economie solide da garantire un
flusso di denaro costante. Se però fosse
troppo unita, ecco, questa rischierebbe
di consolidarsi in un sentimento
antirusso, specialmente nelle elite
politico-economiche, troppo nocivo ai
futuri affari con la Russia.
Chiariamoci, questa è una mia deduzione,
come tale non va affatto scolpita nella
pietra, anzi. Così come una mia
deduzione quello che sto per dire
adesso. Stati Uniti e Russia si guardano
ancora con sospetto e continueranno a
farlo perché sono due rivali naturali.
Perciò entrambi vogliono un'Europa
disunita, un'Europa che non sia forte in
termini assoluti per i loro personali
tornaconti. L'importante, comunque,
l'imperativo categorico è che il vecchio
continente non sia troppo unito e a dar
loro una mano ci pensa, guarda tu, la
classe dirigente europea attuale. Perché
quello che fa paura a Washington, ma
anche a Mosca, è un'Unione Europea che
agisce compatta, quasi in maniera, mi
verrebbe da dire, federale.
Calma, calma. Parlare di Unione Europea
Federale di Stati Uniti d'Europa, ora
come ora, è pura fanta politica, quasi
spicciola. Ma permettetemi di
presentarvi dei dati. Considerata come
un'unica entità politica a metà tra
confederazione ed ente sovranazionale
composta da 27 stati, qual è adesso?
L'Unione Europea ha un PIL totale di
18.000 miliardi di dollari, saliti a
20.000 miliardi nel 2025. Parliamo di
circa 1/esto dell'economia mondiale e se
l'Europa fosse davvero unita avrebbe
dimensioni economiche paragonabili a
quelle delle grandi potenze globali,
superando persino la Cina. Se poi LUE
avesse un esercito comune, metterebbe
assieme una forza di 1 milione e mezzo
di soldati, dotati delle migliori
tecnologie belliche del pianeta, nonché
di infrastrutture e soprattutto di un
libero movimento di merce e persone
all'interno dell'Unione stessa. Tutto
questo, anche se non consideriamo che in
Europa ci sono almeno altre due potenze
economiche e militari che però sono
fuori dal lue, vale a dire Regno Unito e
Norvegia. Già, tutto bellissimo. Poi
però ci svegliamo su dati e ci rendiamo
conto che l'Unione Europea non è de
facto una federazione, quanto piuttosto
ad oggi perlomeno, un insieme di stati
che beh si tollerano e spesso pure male.
Lo dimostrano le recenti indecisioni sui
fondi da inviare all'Ucraina tramite
l'uso dei fondi russi congelati. La
Germania avrebbe voluto utilizzarli per
tenere a galla l'Ucraina. L'Italia, tra
gli altri, e il Belgio, dove risiede la
maggior parte dei beni russi congelati,
si erano opposti. La soluzione
utilizzare 90 miliardi di euro di debito
comune, esentando però i paesi che si
erano fermamente opposti e che avrebbero
quindi fatto saltare il banco in fase di
votazione, visto che su decisioni
riguardanti faccende estere ed
economiche ogni stato può porre un veto,
rendendo paradossalmente ogni questione
europea una faccenda infinita. Antonio
Costa, presidente del Consiglio europeo,
considera la strategia di Trump una
minaccia inaccettabile, ma al tempo
stesso Kia Kallas, altro rappresentante
per la politica estera, praticamente il
capo della diplomazia europea, se ne
esce dicendo che certo nella strategia
di Trump ci sono molte critiche, ma
credo che alcune siano anche vere. Gli
Stati Uniti sono il nostro più grande
alleato, come a dire "Ma sì, spalateci
fango addosso che ce lo mangiamo
volentieri". Capite bene che quando pure
i vari leader europei sono tutti così
divisi a livello di vedute, possiamo
andare da poche parti. Non parliamo poi
della schizofrenia mostrata nei
confronti delle auto a benzina e diesel.
Prima i motori termici dovevano essere
messi fuori dal mercato entro
brevissimo, poi entro il 2035, adesso
niente più stop. Poi c'è l'accordo
difficilissimo con gli Stati
sudamericani per ottenere in libero
scambio i loro prodotti agricoli. Gli
agricoltori, lo sappiamo, non ci hanno
messo molto a lanciare con cime e cacca
a chi di dovere. Poi ci sono gli altri
rappresentanti dell'UE tra cui Davide
mettimi la musica teatrale lugubre in
stile La casa dei fantasmi di Addy
Murphy Ursula von derlen lion che
parlano apertamente della possibilità di
una guerra e di decisioni come quella di
reintrodurre la leva in stati come la
Danimarca mentre altri paesi si dicono
per il momento teoricamente contrari
vedasi l'Italia per ora perché a quanto
pare la stanno prendendo seriamente in
considerazione questa possibilità nonché
i rapporti tesi tra governi come quelli
Estone, Lettone e Lituano, antirussi
fino al midollo, oppure quello di Orban,
prorusso che inchiniamoci di fronte allo
Zar, anche se dovessero minacciare di
fargli esplodere l'Ungheria. In alcuni
stati addirittura c'è così tanto
disinteresse verso l'Unione Europea che
i tassi di astensionismo nelle elezioni
europee superano addirittura il 70%, per
esempio in Slovacchia, Repubblica Ceca,
Slovenia e Croazia. E in Italia la
traiettoria tra qualche decennio chissà
non sembra promettere meglio. Mh. Ma
chissà perché tutto questo
astensionismo? Eh, guardiamoci allo
specchio e diamoci non una ma due
risposte. Ora, ben inteso, per quanto
l'Unione Europea sia divisa, questa si
regge su un meccanismo economico e
regolatorio sufficientemente oliato e
non sto certo qui a sostenere che
l'Europa debba trasformarsi ora, seduta
stante in una federazione, ma detto
questo, nella situazione attuale
l'Unione resta oggettivamente debole sul
piano strategico. I veri problemi
strutturali dell'Unione Europea sono
due. Il primo è la mancanza di risorse
energetiche, o meglio la mancanza di
controllo su di esse. L'Europa è un
continente energivoro, ma importa quasi
il 60% del petrolio che consuma da Stati
Uniti, Norvegia e Kazakistan e il 90%
del gas naturale, nonché la quasi
totalità delle terre rare, dal mondo
intero. Il che vuol dire che allo stato
attuale l'Unione Europea dipende in
termini di risorse naturali da paesi
come Stati Uniti e dalla Cina, ma anche
qui parliamo di dati aggregati perché
ogni singola nazione ha i suoi fornitori
preferiti. Noi italiani ci affidiamo
soprattutto a Stati Uniti e ora
rabbrividiamo Qatar, Algeria e Azerbaan
per il gas naturale. La Germania dal
canto suo ha sostituito la dipendenza da
Mosca con una forte esposizione al gas
americano affiancata da forniture
norvegesi. Il risultato è che il costo
dell'energia è aumentato soprattutto per
famiglie industria, non solo per il gas
russo perso, ma anche perché Berlino ha
deciso di spegnere il nucleare proprio
mentre l'energia diventava una questione
caldissima. Eh sì, cara Deutschland,
succede quando chiudi le centrali e poi
scopri che l'energia non nasce per
autocombustione spontanea. Un continente
che non controlla l'energia che utilizza
è un continente destinato a essere
dipendente e quindi debole. E qui
veniamo al secondo problema strutturale
europeo. Sto parlando della dipendenza
delle armi americane. Secondo il CPRI di
Stockma i membri europei della NATO,
cioè 24 stati su 27 dell'UE, perché
escludiamo Irlanda, Malta e Austria che
non ne fanno parte, hanno importato dal
2015 a questa parte 2/3 delle loro armi
dagli Stati Uniti, invece il 6% dalla
quella del Sud e il 4% da Israele. Sia
chiaro, non sto suggerendo di
trasformare l'economia europea in
un'economia di guerra e metterci a
produrre armi a sprombattuto. Ci manca
solo quello. Però è anche vero che per
citare il mitico Alberto Sordi, finché
c'è guerra c'è speranza e soprattutto
soldi. Il mondo continuerà sempre su
questa traiettoria malsana di armarsi
fino ai denti, fino a scoppiare, ma
quella è una parte della storia che
racconteranno i posteri perché noi
saremmo già saltati in aria. Detto
questo, resta un dato di fatto. per la
propria difesa. L'Unione Europea
continua ad affidarsi in larga misura
agli states e almeno su questo punto il
signor Donald Trump non ha torto. Basti
pensare che l'unica partnership siglata
ultimamente tra due aziende militari
europee è quella tra la tedesca Rin
Metal e l'italiana Leonardo, attualmente
la 12ª industria militare del pianeta. A
questo punto potreste dire "Ok, ma molte
cose non è che te le scegli". La
geografia, la storia, le contingenze del
momento, il fatto banalissimo che
l'Europa non galleggia su un mare di
combustibili fossili, non sono variabili
che cancelli con un decreto. Se già
siamo in crisi demografica, sociale,
economica e facciamo vedere che siamo
disuniti, vedasi la figura marrone che
stiamo facendo con la Russia o sul come
comportarsi con Trump, cioè se
genuflettersi o opporci, facciamo
soltanto il gioco dei due avvoltoi,
Stati Uniti e Russia e quindi siamo
deboli. critiche e le divergenze di
opinione sono legittime e inevitabili.
Il problema però è come vengono gestite
soprattutto dalla Commissione Europea
che è l'organo più vicino a un vero
governo comune ed è anche non a caso,
l'organo più bersagliato perché viene
percepito come distante dalla vita vera.
Viene percepito come una torre d'avorio
concentrata su equilibri burocratici e
finanziari e sempre meno sul progetto
politico originario immaginato dai padri
fondatori dell'integrazione europea. E
il vero problema però non è l'Unione
Europea in sé quanto la sua attuale
classe politica che di fronte a un mondo
che cambia rapidamente continua a
reagire lentamente in modo miope,
incapace di decidere ma abilissima nel
rinviare all'infinito, forse ancora
aggrappata a quel mito di cui parlavamo
in quest'altro video, il mito della Pax
occidentale, come se il mondo
continuasse a ruotare attorno
all'Europa. Peccato che in geopolitica
chi comanda troppo a lungo non resta
neutrale, viene semplicemente deciso
dagli altri, per non dire manipolato e
divorato. E sì, l'Europa sarà anche
disunita, ma nel mondo di oggi una cosa
è chiara, da soli non contiamo
abbastanza. Di fronte a Stati Uniti,
Russia e Cina, i singoli stati europei
non trattano da pari, al massimo fanno
presenza. Lo disse pure Biden quando era
ancora lucido.
L'Europa non può essere unita senza gli
Stati Uniti, diceva Biden. Da una parte
è vero, per secoli abbiamo passato il
tempo a farci la guerra gli uni contro
gli altri, ma il mondo per cui valeva
quella logica non esiste più. O l'Europa
sviluppa una visione comune, seria,
autonoma perlomeno, oppure continuerà a
dimostrare che Biden aveva ragione. La
si può criticare quanto si vuole, ma
allo stato attuale l'Unione Europea è
l'unica entità attraverso cui noi
europei possiamo continuare in qualche
modo a essere politicamente rilevanti.
Meno crediamo di poter essere uniti,
almeno ideologicamente, più dimostriamo
noi stessi di voler essere deboli. E
magari alla fine ad alcuni va pure bene
così. Ma così facendo rischiamo soltanto
di diventare le pedine di altri. Ah, pur
sempre pedine patriottiche, eh, sia
chiaro? Per Aspera, perché ad Astra al
momento non
c'è. Yeah.
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il video analizza la complessa posizione geopolitica dell'Europa, stretta tra gli interessi degli Stati Uniti e della Russia, i quali, nonostante la loro rivalità, condividono l'obiettivo di mantenere un continente europeo diviso e dipendente. La strategia americana, espressa nella National Security Strategy, mira a un'Europa "forte" ma composta da "stati sovrani allineati", non un'Unione Europea sovranazionale, per assicurarsi mercati e vendita di armi e gas naturale. Parallelamente, la Russia finanzia partiti euroscettici e nazionalisti per fomentare la disunione, preferendo trattative bilaterali con singoli stati europei. Le principali debolezze strutturali dell'UE sono identificate nella dipendenza energetica e militare. Nonostante un notevole potenziale economico e militare teorico, l'Unione Europea fatica ad agire in modo coeso a causa di divisioni interne, meccanismi decisionali lenti e una classe politica percepita come miope. L'autore conclude che, per mantenere la propria rilevanza politica, l'Europa deve sviluppare una visione comune e autonoma, evitando di diventare pedina di altre potenze globali.
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