Perché il Brennero rischia di paralizzare l'Italia
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Questo qui è il valico del Brennero. Si
trova a 1370 m di quota tra l'Italia e
il tirolo austriaco. È uno dei punti di
passaggio più antichi d'Europa. Lo si
attraversava già in epoca romana, ma la
sua forma moderna nasce nell'otento con
la ferrovia del Brennero, inaugurata nel
1867 che fu una delle prime linee
ferroviarie di montagna del mondo e che
per anni rappresentò un vero capolavoro
di ingegneria con 127 gallerie, decine
di ponti e viadotti e pendenze fino al
26x 1000. L'autostrada che qui scorre
invece è molto più recente, è stata
costruita tra gli anni 60 e 70 ed è
costata l'equivalente di oltre 1
miliardo di euro attuali. ha collegato
per la prima volta la pianura padana
direttamente con l'Europa centrale. Oggi
da questo passo transitano milioni di
mezzi ogni anno e questa cosa non
riguarda soltanto chi vive tra Bolzano e
Verona, perché da qui passa buona parte
dei commerci italiani verso il Nord
Europa, anche le materie prime che
alimentano le nostre industrie e perfino
molti dei prodotti che arrivano nei
supermercati di Roma, Napoli o Palermo.
Ed è per questo che questo valico
incastonato tra le montagne è uno dei
punti più strategici e anche delicati
dell'intero stivale. Ok, io ora sto
registrando in pieno periodo natalizio e
per chi è abbastanza fortunello da
potersi concedere qualche giorno di
vacanza in giro per l'Italia, c'è
un'unica certezza, traffico, tanto
traffico. E se c'è un posto dove questa
parola assume un significato quasi
epico, è proprio qui al Brennero. Ora
immaginiamo di osservare una mappa
dell'arco alpino. Le Alpi sono una
muraglia naturale che per secoli ha
deciso i destini del nostro paese,
proteggendolo e al tempo stesso
isolandolo. Da ovest verso est questa
barriera si interrompe soltanto in pochi
punti che sono detti valichi. Attraverso
di essi passa tutto ciò che entra e
tutto ciò che esce da e verso i
rispettivi vicini che ve lo ricordo per
comodità [musica] sono Francia,
Svizzera, Austria e Slovenia. In tempo
di guerra questa linea di roccia ha
fatto da scudo difensivo, a parte,
certo, quella volta con Hannibale e poi
quell'altra con i Longobardi e
quell'altra ancora con i Lanziken. Eh,
vabbè, avete capito. In tempo di pace
invece le Alpi diventano però un altro
tipo di nemico se non viene gestito
bene. E no, caro zio John del Kentucky,
la soluzione non è spianarle per farci
un bel supermercato con parcheggio da
10.000 posti per Suve Jeep 4x4. Le Alpi
non sono soltanto dei pezzi di roccia,
hanno all'interno 30.000 specie di
animali, 13.000 specie vegetali
garantiscono quasi il 40% delle riserve
idriche dell'Europa. In pratica sono la
nostra cisterna di acqua e di ossigeno,
anche perché i collegamenti via terra
cruciali dell'Italia con il continente
si concentrano in pochissimi passaggi
che sono formalmente sette. Da 20 miglia
sul confine ligure francese fino a
Tarvisio nel Friuli orientale. Ogni anno
da queste gole attraversano le Alpi
circa 220 milioni di tonnellate di
merci. E qui, lasciatemelo dire, un
pensiero va anche a chi davvero quei
camion li guida davvero, perché se oggi
possiamo ordinare un libro o trovare lo
scaffale del supermercato sempre pieno,
è anche grazie a queste persone. Eppure
come se fossimo in un corpo umano, basta
che una di queste arterie si fermi, si
blocchi e tutto il paese si ferma. Nel
1999, ad esempio, un incendio
all'interno del traforo del Monte Bianco
fece capire cosa significhi questa
dipendenza. Il fuoco divorò l'asfalto
per 2 giorni, 39 persone morirono e il
tunnel rimase chiuso per 3 anni. Fu un
disastro su tutti i fronti. Fu un
disastro umano, economico, ma anche
psicologico, perché quell'incendio
dimostrò a tutti che bastava un singolo
incidente grave ma isolato, per
paralizzare parzialmente un paese come
l'Italia. E purtroppo quella fragilità
non è neanche svanita, perché dietro
ogni tir che passa sulla A22 c'è l'eco
di quella stessa domanda che ci
inseguiva già ai tempi di Napoleone,
ossia come si tiene insieme una nazione
che è fatta per natura per restare
divisa? Ebbene, fin dall'antichità le
Alpi erano entrate nell'immaginario
romano come un confine da tenere sotto
controllo. Gli stessi romani poi, una
volta conquistata la Gallia, iniziarono
a presidiare i principali valichi
costruendo strade come la via Claudia
Augusta o la via Julia Augusta, che
erano vere opere di ingegneria per
l'epoca. Chi controllava le Alpi, in fin
dei conti, controllava la penisola e più
di 1000 anni dopo, nel piano dell'età
moderna, la storia si ripetè. Napoleone
Bonaparte comprese che i confini non
servivano a dividere, ma a muovere
persone e cose. Per questo ordinò di
costruire o comunque migliorare strade
carrozzabili sui principali passi alpini
che andavano dal Sempione fino al
Montenisio trasformandoli da sentieri
militari a corridoi commerciali. Quelle
infrastrutture nate per la guerra poi
sarebbero diventate la base del
commercio europeo moderno, almeno per
quanto riguarda l'Italia. Nel 900 l'idea
di piegare la montagna al traffico e al
commercio si tradusse poi in opere di
ingegneria sempre più ambiziose. Ad
esempio, nel 1906 venne inaugurata la
galleria del Sempione, che era un tunnel
ferroviario di 20 km per decenni il più
lungo del mondo. Nel 1917, durante la
Prima Guerra Mondiale, venne completata
anche la galleria del Brennero, cioè 8
km di binari attraverso una delle zone
più contese del continente. Ma è
soltanto dopo la seconda guerra mondiale
che le Alpi smettono, almeno in teoria,
di essere un fronte di guerra e
diventare un fronte economico. Infatti,
negli anni 50 e 60, con la ricostruzione
industriale e con il boom dei commerci,
l'Italia comincia letteralmente a
scavare la montagna per adattarla alle
proprie esigenze. In pochi decenni
nascono così le grandi gallerie
stradali, come il traforo del Monte
Bianco, il traforo del Gran San Bernardo
e il traforo del Fregius che collegano
l'Italia alla Francia e alla Svizzera. E
dal 1984 fino ad oggi il trasporto merci
stradale attraverso i valchi alpini è
aumentato di oltre il 240%,
mentre quello ferroviario è cresciuto di
a malapena il 75%. E in tal senso oggi
parliamo proprio del Brennero, non
casualmente. Già in epoca romana il
valico collegava Verona e Bolzano con
Augusta Vindelicorum, l'attuale Augusta.
Oggi questo è il passo più trafficato di
tutte le Alpi e bloccarlo
significherebbe, senza neanche
esagerare, paralizzare il paese da buona
parte del continente. Incastonato tra
pareti di roccia e pendi stretti, questo
valico è il cuore pulsante del corridoio
scandinavo mediterraneo, lo Scanm, una
delle grandi arterie logistiche
dell'Unione Europea. È un corridoio che
si snoda per 4.800 800 km dai porti
della Finlandia, della Svezia e della
Norvegia, attraversa Danimarca, Germania
e Austria e scende infine attraverso
l'Italia fino ai porti anche dell'isola
di Malta. Lungo il suo percorso collega
regioni che rappresentano il 38% della
popolazione europea e quasi la metà del
PIL dell'intera unione. Ogni anno lo
attraversano 14 milioni di automobili e
2,4 milioni di camion diretti o comunque
provenienti dal cuore dell'Europa. La
concessione della A22 è scaduta nel
2014, ma da allora l'autostrada continua
a essere gestita in proroga dalla stessa
società che l'ha costruita, l'autostrada
del Brenner spa, una società a capitale
quasi interamente pubblico, partecipata
dalle province di Trento e Bolzano,
dalla regione e dallo stesso stato
italiano. Bruxelles contesta da anni
questa situazione perché da oltre un
decennio l'Italia rinvia il bando di
gara previsto dalle regole europee. E in
questo contesto voglio anche parlarvi di
una guerra silenziosa che tra Italia,
Austria e Germania è in corso ormai da
molti anni. Dal 2019 la regione
austriaca del Tirolo ha introdotto un
sistema di limitazione al traffico.
Pensate per tutelare la qualità
dell'aria nelle valli alpine che è tra
le più inquinate dell'area per
concentrazione di ossidi di azoto e
particolato fine. È il cosiddetto
dosaggio dei mezzi pesanti, il blockup
Fertigung. In pratica, nei giorni di
traffico intenso, questo blocco lascia
passare soltanto 300-350 camion all'ora.
Gli altri devono attendere incolonnati
lungo la A22. A questo si aggiungono
divieti notturni e settoriali. Ad
esempio, tra le 1000 di sera e le 5:00
del mattino, i tirano circolare sul
versante tirolese, salvo rare eccezioni
per merci deeribili o veicoli a basse
emissioni e che attraversa paga tasse
ambientali e pedaggi calcolati in base
alla classe del veicolo. Per esempio, un
tir EUR6 paga meno di uno vecchio, ma il
costo resta comunque alto. Da qui, negli
ultimi anni, ne è nata una tensione
diplomatica che i giornali hanno
ribattezzato la guerra dei tir. Da un
lato abbiamo l'Italia e la Germania che
denunciano misure discriminatorie,
dall'altro l'Austria che replica "Non
potete avvelenare le nostre valli
soltanto perché voi non avete abbastanza
treni". Solo negli ultimi 5 anni le
restrizioni tirolesi hanno causato danni
stimati per 1,8 miliardi di euro
all'economia italiana con 370 milioni di
euro l'anno di extra costi per le
imprese, nonché un rallentamento della
competitività nei confronti dei
concorrenti europei. L'Austria risponde
che non può fare altrimenti perché i
camion avvelenano la valle e questo in
parte è anche vero e vale anche per il
nostro Trentinolto Adige. Ma dietro la
questione ambientale si nasconde un
problema strutturale molto più grande e
cioè che l'Italia non ha ancora
un'alternativa ferroviaria credibile e
finché il traffico merci resterà
incanalato e schiacciato soltanto
sull'asfalto, ogni divieto e ogni blocco
oltre confine sarà semplicemente un
colpo diretto al nostro sistema
economico. In economia questo meccanismo
è noto come aumento dei costi di
transazione. Ogni frizione, ogni
rallentamento della circolazione genera
una perdita di valore. E per analizzare
questo parallelismo tra i flussi
logistici e quelli finanziari, ho
chiesto un parere a chi di efficienza
dei capitali si occupa ogni giorno,
Skaleball Capital.
>> Grazie Simone. L'analisi è corretta e
tocca un nervo scoperto dell'economia
moderna, ovvero il costo
dell'inefficienza. Quei 370 milioni di
euro di extra costi che hai citato sono
tecnicamente capitale bruciato. È denaro
che non crea posti di lavoro, che non
produce innovazione, ma serve solamente
a pagare il tempo perso in coda. La
stessa identica dinamica avviene nei
conti correnti privati. In Italia
abbiamo una ricchezza enorme che spesso
però rimane imbottigliata nei conti
correnti o in strumenti finanziari
obsoleti. Ricchezza che è ferma
esattamente come quei camion sono fermi
al Brennero. In Scalable Capital
osserviamo il mercato sotto questa
lente. L'investimento non è altro che
logistica del capitale. Se le
infrastrutture, che siano un tunnel
ferroviario o che siano una piattaforma
tecnologica di investimento non sono
fluide e non sono accessibili, il
sistema perde competitività. La lezione
del brandner è chiara. In un mondo
interconnesso, chi sta fermo o chi si
muove su infrastrutture vecchie sta in
realtà arretrando. L'unica protezione
reale per il valore, che si tratti di
una merce o che si tratti di risparmio,
è l'efficienza.
>> Quindi essere efficienti è l'unica
protezione e proprio sul tema
dell'efficienza si concentra Skalable
Capital. Loro applicano questa logica al
mondo degli investimenti. In pratica con
Skaleball si entra nel mondo degli
investimenti con una banca tedesca
sicura e regolamentata. ci permette di
avere un conto gratuito e iniziare a
investire in azioni ed ETF e di creare
piani di accumulo con qualsiasi cifra.
Possiamo dire che è un modo efficiente,
moderno per evitare che tutti i nostri
risparmi restino imbottigliati,
scusatemi il paragone, del conto
corrente a perdere valore. Se quindi
siete pronti a prendere in mano il
vostro futuro finanziario in maniera
efficiente, il link per aprire un conto
scalable è ovviamente qui sotto in
descrizione. Inoltre la disputa non
risolve certo i danni ambientali perché
molti autotrasportatori del nordest,
soprattutto quelli veneti e trentini,
scelgono di allungare il viaggio di
100-200 km passando direttamente dalla
Svizzera o dalla Francia pur di evitare
le code del Brennero. Ma è chiaro anche
che ogni deviazione significa maggiori
chilometri e quindi maggiore carburante,
costi ed emissioni in più.
L'inquinamento si sposta semplicemente
sempre lungo la pianura padana. Ed ecco
perché invece di litigare sui limiti e
sui dosaggi servirebbe quantomeno una
visione comune che non c'è. Servirebbe
un piano concordato europeo che sposti
almeno parte di questo traffico merci
dalla gomma verso il ferro. Alcuni paesi
lo stanno già sperimentando con slot
digitali per i mezzi pesanti, ovvero un
sistema di prenotazioni orarie che
scaliona i flussi e impedisce ai camion
di riversarsi tutti insieme
sull'autostrada, ma come immaginerete
questa è un'idea politicamente esplosiva
perché tocca interessi molto diversi a
partire da quelli degli
autotrasportatori, poi quelli dei
governi, delle regioni di confine, fino
a quelle della Commissione Europea
stessa. In Italia poi la questione è
ancora più delicata perché il trasporto
su gomma rappresenta una delle lobby
economiche più potenti del paese ed è
per questo che ogni tentativo di
spostare anche soltanto una minima parte
del traffico dalla strada alla ferrovia
viene spesso percepita come una minaccia
occupazionale politica. Una delle
soluzioni già operative, ma quasi
ignorate, è il sistema Rola, cioè i
treni che trasportano interi camion con
tanto di autisti a bordo e che oggi è
attiva tra Vorgle in Austria e Trento,
ma il suo utilizzo è molto minimo
rispetto al potenziale. Sulla carta la
Rola è un'idea perfetta perché carichi
il camion sul treno, risparmi
carburante, inquini meno e arrivi in
poche ore dall'altra parte. In pratica
però non è affatto competitiva perché un
viaggio Rola costa molto più
dell'autostrada, dura di più e richiede
al camionista di adattarsi a orari
rigidi e a lunghe attese per l'imbarco.
Mancano incentivi economici concreti, le
tariffe ferroviarie sono troppo alte e
la logistica italiana non è affatto
attrezzata per gestire un flusso
intermodale continuo. Poi le stazioni di
carico e scarico sono molto poche, i
collegamenti a sud di Trento sono
insufficienti, quindi capite bene perché
il 90% dei camion che attraversa il
Brennero preferisce ancora continuare a
viaggiare su strada, vien a sé che per
affrontare questa problematica siano in
corso progetti infrastrutturali di scala
imponente. Il più ambizioso e
simbolicamente il più importante è la
galleria di base del Brennero, il
celebre BBT, un tunnel ferroviario di 55
km scavato sotto il massiccio alpino tra
Insbrook e Fortezza, i cui costi
ammontano a quasi 10 miliardi di euro e
cofinanziati dal LUE, dall'Italia e
dall'Austria. Questo mega progetto è
pensato per togliere i tir
dall'autostrada A22 e spostarli appunto
sui binari, trasformando così il
Brennero da imbuto a Canale. A dirla
tutta, una ferrovia sotto il passo
esiste già e sarebbe quella storica del
1867 che è ancora in funzione, ma dopo
un secolo e mezzo di servizio questa è
impraticabile per i volumi moderni
perché è troppo ripida e troppo
tortuosa. Comunque una volta completato
nel 2032 il Brennero diventerà il
sistema ferroviario sotterraneo più
lungo del mondo. Con i nuovi treni ad
alta capacità il tempo di
attraversamento scenderebbe a circa 25
minuti, quindi meno della metà di oggi.
Il tunnel passerà fino a 1200 m sotto la
montagna. è il punto più profondo mai
raggiunto da un'infrastruttura
ferroviaria europea. Questo sulla carta
è fantastico perché è strepitoso,
bellissimo, ma nella realtà è anche un
paradosso tutto italiano perché la rete
nazionale ferroviaria infatti è ancora
sottodimensionata. Le line merci spesso
condividono i binari con i treni
passeggeri, mancano di infrastrutture di
carico e scarico efficienti e poi c'è
ancora quella voce loquendo.
>> Attenzione, allontanarsi dalla linea
gialla. I dati poi lo confermano, invece
di crescere il traffico ferroviario
attraverso le Alpi italiane sta calando.
Nel 2024 sulla direttrice verso la
Svizzera si è perso circa l'8% rispetto
all'anno precedente, mentre su quella
verso la Francia il calo è stato ancora
più drammatico, quasi il 40% in meno
rispetto ai picchi prepandemia. Proprio
la già citata Svizzera negli ultimi 30
anni invece ha fatto quello che noi
continuiamo a rimandare. Nel 94 i
cittadini svizzeri votarono con un
referendum la cosiddetta iniziativa
delle Alpi che impegnava lo Stato a
spostare progressivamente il traffico
merci dalla strada verso la ferrovia. Da
quella scelta, che era una scelta
prettamente industriale, nacque la
politica di trasferimento modale, una
strategia che negli anni portò alla
costruzione dei due grandi tunnel di
base, il Lutberg e il Gottardo, capaci
di far viaggiare treni merci più lunghi
e pesanti, abbattendo praticamente tempi
e costi. In parallelo, nel 2001, in
Svizzera fu introdotta la tassa sul
traffico pesante commisurata alle
prestazioni che rende tutt'oggi
antieconomico attraversare la Svizzera
su gomma. Questo ha fatto sì che oggi
oltre il 70% delle merci transalpine
viaggi su ferrovia, mentre in Italia la
proporzione è rovesciata. Ecco, è la
fotografia perfetta di un'Europa a due
velocità anche sul piano logistico. E
nel caso del Brennero, a soffrire di
questa Europa a due velocità quando
qualcosa si blocca è prima di tutto il
nordest. Il Veneto, insieme al resto
anche del Triveneto, è uno dei motori
economici italiani più interconnessi al
Brennero. Da qui, infatti, partono
migliaia di tir e treni che poi vanno
verso la Germania e il centro
dell'Europa e buona parte dell'export
manifatturiero italiano scorre proprio
lungo questa dorsale. Il traffico è
garantito da due infrastrutture
parallele, la A22 e la linea ferroviaria
che corre al suo fianco. 22 parte da
Modena e risale per 314 km fino al
confine, proseguendo poi come autoban a
13 verso Innsbrook e Monoco di Baviera.
È una delle colonne vertebrali
dell'economia italiana, ma negli ultimi
anni, complici lavori, cantieri e un
traffico crescente, la A22 è diventata
sinonimo di code infinite e incidenti
ricorrenti. E voi vi chiederete perché.
Beh, su una strada percorsa ogni anno da
milioni di veicoli e camion ci sono
ancora soltanto due corsie per senso di
marcia, cioè le stesse corsie di 50 anni
fa, in un'opera in cui il traffico era a
dirtanto un decimo di quello attuale.
Nelle ore di punta o nei fine settimane
estivi, le colonne di mezzi pesanti si
allungano già da Bolzano e Trento e
trasformano la valle in una pista di
attesa intasata dai tubi di scarico.
Emblematico è stato il caso del maggio
2024, quando un semplice divieto di
circolazione festivo imposto
dall'Austria e anche un incidente a
viipiteno bastarono a innescare il caos
con una coda di tir lunga 80 km da
Bolzano Sud fino al confine, che era un
serpentone grigio che un po' ricordava
quello di Dragon Ball e che era stato
capace di paralizzare la circolazione
per ore e bloccare centinaia di
tonnellate di merce. La A22 è un'arteria
vitale, sì, ma come anticipato è anche
una delle arterie con il più alto tasso
di incidenti gravi tra le autostrade
italiane. Chi di noi non ha mai sentito
almeno una volta un notiziario aprire
con queste parole? Incidente sulla A22.
Infatti l'ultima tragedia in ordine
temporale, purtroppo, è quella dell'8
novembre 2025, quando un'auto è finita
sotto un mezzo pesante e a perdere la
vita è stata una donna di 36 anni al
nono mese di gravidanza. E al di là dei
picchi di traffico, anche i lavori
strutturali possono provocare il ritardo
della circolazione. Ad esempio, sul
versante austriaco ci sono importanti
cantieri di manutenzione, come quello
sul ponte LUEG, sulla A13, che ormai è
una struttura obsoleta che risale al
1968 e che di fatto riducono a metà la
capacità del Brennero e stanno già
aggravando la situazione. Tra l'altro
questi lavori al Ponel Loueg dureranno
fino al 2031 e limiteranno il traffico a
una sola corsia per senso di marcia. A
tutto questo si aggiunge inoltre il
fattore meteo, perché neve, ghiaccio e
forti piogge possono costringere alla
chiusura temporanea dell'autostrada,
come è accaduto più volte negli ultimi
anni, con migliaia di veicoli bloccati e
con deviazioni lungo le strade di
montagna. Capite bene che questo qui è
un po' il paradosso moderno del perfetto
mondo in cui viviamo. Un piccolo punto
su una mappa, una strettoia di roccia e
asfalto, un po' come se fossero le
Termobili dei Giorni Nostri, può
condizionare l'economia di un paese
intero. E in fin dei conti qui sta il
nodo della questione. Per secoli le Alpi
hanno protetto la penisola italiana,
erano il muro che ci separava dalle
invasioni, l'argine della nostra storia.
Però oggi quel muro non serve
chiaramente più a difenderci, ma diciamo
a metterci alla prova. Perché se non
impariamo a gestirlo, rischia di
trasformarsi in una prigione naturale
che ci isola da ciò che ci tiene vivi, i
commerci, i contatti, l'interdipendenza
con il resto del continente e il
Brennero in questo senso non è affatto
una frontiera. E da qui la domanda che
io rivolgo a voi, quale sarà il futuro
di questa arteria e soprattutto nei
prossimi anni o nei prossimi decenni
continueremo a vedere sempre questo tipo
di problemi? Ad ogni modo, se vi
interessa che io continui a parlare di
altri luoghi d'Italia come questo, dove
la geografia racconta la politica e la
storia meglio di qualsiasi altra cosa,
scrivetemelo nei commenti. Anzi, se
avete altri suggerimenti su quale altro
tema trattare, lasciatemi pure un
commentino qui sotto. Grazie per
l'ascolto e noi ci vediamo alla prossima
per Aspera ad Astra. Yeah.
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il valico del Brennero, situato a 1370 metri tra Italia e Tirolo austriaco, è uno dei passaggi più antichi e strategici d'Europa, cruciale per i commerci italiani verso il Nord Europa. Nonostante la sua importanza storica, evidenziata dalla ferrovia del Brennero del 1867 e dall'autostrada degli anni '60-'70, l'Italia affronta oggi gravi sfide logistiche. Le Alpi, sebbene barriera naturale, in tempo di pace rappresentano un "nemico" se non gestite correttamente, come dimostrato dall'incendio del Monte Bianco del 1999 che paralizzò i trasporti. Il Brennero è il cuore pulsante del corridoio scandinavo-mediterraneo, ma è caratterizzato da un'eccessiva dipendenza dal trasporto su gomma, che ha portato a una "guerra dei tir" con l'Austria a causa delle limitazioni al traffico imposte da quest'ultima per motivi ambientali, generando costi aggiuntivi di miliardi di euro per l'Italia. Nonostante progetti ambiziosi come la galleria di base del Brennero (BBT), l'Italia manca di una rete ferroviaria merci credibile e efficiente, a differenza della Svizzera, che ha attuato politiche di trasferimento modale di successo. L'autostrada A22, con solo due corsie e un traffico decuplicato rispetto a 50 anni fa, è spesso congestionata da code e incidenti, aggravando la situazione insieme a lavori di manutenzione e condizioni meteo avverse. Questa dipendenza dalla gomma e l'inefficienza logistica rischiano di trasformare le Alpi da difesa in una "prigione naturale", isolando l'Italia dai suoi vitali scambi commerciali con il resto del continente.
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