Nel quartiere di Sal Da Vinci | esse
700 segments
Tutti sono proprio veramente felici ed
orgogliosi di rappresentare l'Italia.
>> Tutti stanno parlando di Salda Vinci,
uno degli artisti più amati della musica
italiana che oggi si ritrova di nuovo al
centro della scena dopo la vittoria a
Sanremo e la partecipazione
all'Eurovision. Un passaggio che ha
riportato il suo nome ovunque tra radio,
social e conversazioni, riaccendendo
l'attenzione su un percorso che negli
anni non si è mai davvero fermato.
>> Mi sono sempre concentrato su sulla
musica. Salda Vinci è uno di quei nomi
che riescono sempre a tornare, a
rientrare nel discorso, a far parlare di
sé in modi diversi e infatti anche
stavolta sta succedendo esattamente
questo. Ma la domanda è chi è perché
tutti parlano di lui? Siamo stati a
Napoli, nel suo quartiere, per scoprire
chi è davvero Salda Vinci.
Allora, a me salm hanno corretto perché
io pensavo che qua stessimo a Mare
Chiaro, invece Giuseppone.
>> Però io la domanda te voglio fa lo
stesso perché io sono di Villa Ricca
>> e c'è un cantante storico della canzone
napoletana, Sergio Bruni, che aveva
cantato una canzone suon a mare chiara e
io questa domanda te la voglio fare è un
po' forte, però voglio iniziare
[schiarire la voce] così. Qual era il
tuo sogno da bambino e qual è il tuo
sogno oggi?
Beh, il mio sogno da bambino,
non avendo vissuto l'infanzia, era di
fare il bambino, però mi sono trovato
poi a fare l'adulto troppo in fretta. Il
sogno da grande è perseverare
la bellezza.
>> Ok. E per bellezza che intendi?
>> Ma è la bellezza di perseverare il mondo
dell'amore che si presenta come un
mestiere o meglio un vero mestiere da
frequentare. Quando abbiamo fatto
un'intervista la prima volta stavamo a
Sanremo, avevi detto: "Tu eri nato in
America? Sì,
>> ma perché e soprattutto domanda è tu hai
doppia cittadinanza? No. Ok. Io sono
nato negli Stati Uniti perché mio padre,
essendo stato un cantante famoso, o
meglio, ha iniziato la sua carriera eh
riscuotendo un consenso importante
popolare proprio negli Stati Uniti, mia
madre era incinta di me prima che mio
padre ritornasse intorno negli Stati
Uniti. Solo che naturalmente papà
arrivato negli negli Stati Uniti dice,
"Guarda, vieni, vieni qui, sono da
solo." Eh, magari porta anche gli altri
bimbi che poi essendo il quarto dei sei
figli, mia madre eh si armò di pazienza
e raggiunse mio padre a quell'epoca
negli Stati Uniti e sono nato lì,
diciamo, per caso, va.
>> Ok. Io direi camminiamo.
>> Sì, sì. Perché non so se sai come
funziona, cioè che tipo di format è
questo e in quartiere, quindi
raccontiamo un po' i quartieri, no, di
tutta di tutti gli artisti, no, che
fanno parte della musica italiana. Tu
hai vissuto alla Torretta. Sì.
>> Che quartiere era? Bello, un quartiere
quartiere di di sentimento,
>> un quartiere di di gente che come me
ha sempre perseverato i propri sogni, ha
sempre lottato.
Eh, come me sono è gente che comunque è
partita dal basso e poi naturalmente nel
quartiere c'erano anche persone eh di un
anche di un centro sociale più alto. E
tu come, qual è il ricordo più bello che
hai vissuto lì che associ appunto al
quartiere della Torretta? Beh, per me è
come la torretta è stata una casa aperta
per me, cioè nel senso che eravamo
un'unica famiglia m
>> m
>> e lì c'è cresciuto comunque la c'è
cresciuta la mia famiglia, c'è stata
sempre questa complicità, questa
familiarità,
>> ok,
>> eh nel quartiere che poi, voglio dire,
negli anni qualcosa te lo perdi per
strada, però tutto sommato è un
quartiere che è rimasto legato a questo
tipo di mentalità. Certo,
>> ma un po' tutta Napoli, tutti i
quartieri napoletani sono così. Noi
abbiamo proprio questo senso di
appartenenza che Sì.
>> che che ci che ci accompagna, che ci
fascia.
>> Tipo una cosa bellissima dei quartieri
di Napoli è pure tipo, non so, la
domenica che senti l'odore di genovese,
frittura. Eh, nel Sì, guard mi ricordo
quando ero piccolino nel nel palazzetto
che abita ancora mia madre e alcuni
fratelli miei, sentivo l'odore proprio
della domenica. Ma ancora oggi ogni
volta che sento avverto quel tipo di
odore si accende la memoria e mi riporta
a quei tempi. Faccio esempio la
Coca-Cola si vedeva la bottiglia di
Coca-Cola che si comprava da
>> eh dalla da vini e cucina a via
Piedigrutta. Solo la domenica era a
tavolo, quindi tu vedevi la bottiglia di
Coca-Cola e domenica
>> con mio nonno. Invece noi comunque come
famiglia nasciamo a il Ponte di
Casanova. Io tipo associavo la domenica
alla Gastosa Arnone.
>> Eh vabbè, però io vengo pure da una
famiglia di pescatori che mio zio
>> eh ha praticato il mare per 70 anni e
quindi ricordo tutte le fasi. Era il
periodo estivo, tornavo la notte tipo
alle 4- 4:30 del mattino che giravamo
tanto tra feste di piazze, matrimoni e
quant'altro e sentivo la voce degli
amici di mio zio pescatori
che lo chiamavano e quindi a quell'ora
scendeva, prendeva il suo gozo e andava
a pescare con i suoi amici.
>> Bellissimo. E mi hai parlato di
infanzia. Tu che bambino eri? Come
carattere [schiarire la voce] proprio?
>> Ma io sono stato sempre
eh, come dire, accomodante.
>> Ok. Ho sempre cercato di mettere
d'accordo tutti. Molto presto ho
iniziato a praticare il mondo del lavoro
molto presto, anche se per me era un
gioco istintivo. 7 anni dicevi? Eh sì,
ho iniziato da 7 anni, poi è diventata
un'esigenza, non riuscivo a farne a
meno, anche se arrivavano dei momenti di
desiderio di fare altro, meglio il
desiderio di fare quello che facevano
gli altri della mia stessa età, era
talmente forte invece questa passione
che cercavo di superare i momenti di di
sconforto, perché sai durante l'estate
andare in giro tra matrimoni e festi di
piazza comunque la pressione
del lavoro, tra virgolette, poi vedevo i
miei amici che andavano a mare
giustamente con le le famiglie
>> rosicavo, insomma, rosicavo un pochino.
>> E ti mai capitato di dire "Ora mollo
tutto e faccio la vita dei degli altri,
gli altri ragazzi, magari due coetanei?"
>> No, quello no, perché quando mi balenava
questa
questa idea veniva subito immediatamente
abortita,
>> ok? Perché era talmente forte
questa responsabilità
pure nel
garantire eh quella quel tipo di di
viaggio.
mi sentivo responsabile, non ce la
facevo a distaccarmi in un momento poi,
tra l'altro di di grandissima popolarità
e non me la sentivo perché poi questo
viaggio era partito insieme a mio padre,
eravamo una sola cosa e
>> perde proprio una squadra. E tu quand'è
che hai capito di avere un talento? Son
ancora alla ricerca c'è potrei tanto
ancora migliorare. M
>> m
>> quindi
>> e c'è tanto
>> c definirmi io sono un talentuoso, io
sono un talento sinceramente è un po'
pretenzioso, no?
>> Ok, ci sta.
>> Non mi piace neanche. [risate]
>> Tu raccontavi a Sanremo a noi
fortunatamente che la prima canzone che
avevi scritto era Miracle Natale.
>> Non l'ho scritta io.
>> Ok.
>> L'hanno scritta due autori che oggi non
ci sono più che erano Antoniglio e
Alberto Sciotti. nacque questa canzone.
Naturalmente
eh mio padre è stato, come dire eh
fautore, generatore di di un'idea, ok?
Perché la sceneggiato in quel periodo
era molto raccontava storie molto molto
cruenti. In quel caso invece quella
canzone raccontava la storia di una
storia familiare. Mio fratello Gino,
bravissimo musicista cantante
e ipovedente. Mamma non volle farla
interpretare da mio fratello. scelserome
che era un po' più strappatello perché
perché quando noi in quel periodo noi
figli o meglio mamma ci si caricava di
pazienza e ci portava da papà in teatro
che lo vedevamo poco perché papà era un
attore cantante delle della compagnia
stabile del teatro 2000 di Napoli a in
piazza Carlo II. Oggi non c'è più.
>> Ok.
>> E mia madre nel fine settimane ci
portava. Io guardavo mio padre le cose
che faceva e lo imitavo e quindi volevo
ripetere quelle cose, quelle che faceva
lui.
>> Ok?
>> Il gestore del teatro, il signor Alfredo
Razzieri, era talmente innamorato di me
che fermava la compagnia e mi faceva
salire sul palco e io dovevo ripetere le
cose che
>> che faceva tuo padre.
>> Che faceva mio padre. Ti lascio
immaginare se fossi stato io oggi che
uno magari mi ferma e sto lì perché il
bambino fa i capricci. [risate]
E invece con una santa pazienza era loro
accoglievano questa richiesta
>> e mio padre forse fu così lungimirante
da trovare una veste diversa nel
raccontare eh una storia o meglio una
storia in teatro. Se una canzone
arrivava a successo si sviluppava una
storia e si portava in teatro. Così
funzionava all'epoca. Questa canzone nel
settembre 76 fu eseguita eh ad una
manifestazione ad Ercolano, provincia di
Napoli, un posto meraviglioso che tutti
conosciamo e eh il mio debutto è stato
proprio lì ad Ercolano, su un palco,
vincemmo quella manifestazione, ci fu un
grande consenso popolare e da quella
cosa si svilupparono una storia e
arrivai in teatro nel inizio dicembre
del 76. E avevi strizza o eri eri
proprio deciso quando sei salito sul
palco?
>> No, io non ho mai avuto
questo timore
o magari una vergogna, cioè io mi
sentivo sin dal primo momento, mi sono
sempre sentito, come dire, a casa mia. M
forse nella vita privata cerco di
mettermi in un angolo, sembra un
paradosso.
>> No, però ci stai come sei la unitat dove
io sin dal primo momento mi sono trovato
bene.
>> E a proposito di Natale, com'era il
Natale a casa tua?
>> Per noi il Natale è il 24 dicembre.
>> Sì.
>> E quindi anche un giorno, tra virgolette
antiteatrale
perché da noi la vigilia è vigilia,
quindi si sta a casa, si condivide con
la famiglia. Il giorno di Natale io la
trascorrevo in teatro
>> sempre
>> sempre.
>> Cioè non c'era un giorno in cui tu
dicevi no? No, no, no, un anno, no, mi
ricordo. Forse gli anni a venire, gli
anni successivi, quando poi tutto
quello, quei riflettori si spensero, io
mi fermai e quindi guardavo il mondo da
un altro tipo di angolazione per capire
cosa fare per sopravvivere.
>> Una domanda sempre relativa al quartiere
me la sono chiesto, ho detto, bah a me
quando ero piccolino in quartiere mi
chiamavano mamma, perché perché io
c'avevo sempre sta cosa chiamare mamma.
Mamma. Mamma. A te come ti chiamava?
>> Mio zio mi chiamava Chiappariello.
>> Chiappariel.
>> Oppure quando cambiava pure qualche
volta mio zio, dipende. Parlo del
pescatore che mi amava zio Luigi.
>> Chio chi mi portavo molto piccolo.
>> Ok. La cosa che mi ricordo di mio zio,
quando iniziarono a spegnersi un po' i
riflettori o meglio l'attenzione
popolare nei confronti della sceneggiata
e di conseguenza anche di questo
fenomeno, questo binomio Mario Salda
Vinci, mio zio ogni tanto mi mi fermava,
mi prendeva per il braccino, dice
"Guaglio secchiattiarezza".
Cioè che è un termine meraviglioso, cioè
capito la la rete si è messa di
traversa, i pesci non passano.
>> Bellissimo.
>> Tu parli spesso del binomio con tuo
padre, avrei potuto farti tantissime
domande su Mario da Vinci, ma proio un
sacco, però ho visto le interviste che
hai fatto a Belve, ne hai parlato tanto,
quindi non mi sento di Voglio farti
giusto una domanda perché ne parli come
binomio? Come Ti manca?
>> Certo che mi manca.
mai i primi anni quando lui è andato via
è stato veramente difficile
affrontare anche la quotidianità perché
me lo ritrovavo
dappertutto, cioè nel senso che però era
quella parte convulsiva,
>> ok?
>> Poi il Signore per tutti quanti noi
arriva, non so che fa, però manda
qualcosa dall'alto e ti fa accettare che
certe cose
si trasformano in altro. E tu te lo
ricordi quel momento in cui il Signore
t' ha mandato il suo messaggio, passiamo
così il termine?
>> Credo che è avvenuto piano piano a
piccole dosi dopo quasi 3-4 anni dalla
sua andata via, perché i primi 3-4 anni
sono stati molto complicati, cioè nel
senso proprio non riusciva ad accettare
la sua assenza.
>> Però il binomio esiste ancora. C'era
Sanremo il binomio.
>> Ma il binomio c'era perché mio padre
sicuramente era con me. Mandarono in
onda anche un filmato di Baudo e in
questo fotogramma mio padre era accanto
a Popo Baudo. papà era un amante, un
frequentatore dell'Ariston, gli piaceva
questa festa popolare, quasi ogni anno
ci andava, gli piaceva, cioè per lui la
vacanza quel cioè respirare quel tipo di
di festa musicale per lui era una pure
pura vacanza. Guarda caso questo questo
momento di questo filmato eh arrivò
prima della mia uscita.
>> Invece tua mamma com'era? che la mamma è
sempre mamma a Napoli. Cioè, mia mamma
mia mamma come una mamma. Mamma mi ha mi
ha donato la vita come ognuno di noi.
Mamma è è il cosmo, è l'universo,
è il nostro punto di riferimento
e anche vedendo le sue interviste si
esprime con una delicatezza e una
lucidità nonostante la sua età. Un po'
disarma, no? C
>> sentire parlare mamma e magari sentire
anche parlare mamma per come considera e
che peso dà
ai suoi figli, no? E in questo caso ho
avuto eh una testimonianza importante di
lei che cosa pensa di me.
>> Diceva mia nonna che una mamma è buona
per 100 figli e non 100 figli per una
mamma
>> ed è la verità. Ed è la verità. Quindi
mamma, pure la terra è femmina come la
nostra mamma pure Napoli è mamma, no?
>> Quindi mamma questa parola c'era una
canzone che mi commuove sempre che aveva
cantato mio padre, avuto il piacere di
cantarla che scriveva mamma
savasana il labbra doivot per dicere
mamma.
È poesia,
>> è una pura poesia che poi è la verità.
Baciamo le labbra due volte per per
pronunciare la parola mamma.
>> E già questo è tutto.
>> E già questo è tutto. Potremmo anche
fermarci.
>> Sì. [risate] E invece non per gossip
perché dico le cose non mi interessa, ma
giusto per avere sempre
contestualizzazione di quello che facevi
tu del quartiere. Tu hai raccontato che
hai conosciuto quella che poi è
diventata tua moglie a 15 anni. Il primo
appuntamento dove l'avete fatto?
>> No, il primo appuntamento o meglio la il
primo contatto l'abbiamo avuto alla
festa suo sua,
>> ok?
>> Dei 16 anni. Io mi ero totalmente
imbaghito e poi da lì c'è stato un lungo
corteggiamento fino a Siamo nelle
vicinanze di Posillipo. Questa è la
collina, c'è una zona si chiama Lo
Scoglio di Frisio.
>> Ok.
>> Io ho baciato mia moglie per la prima
volta nell'84,
proprio sotto quella capanna. la prima
volta.
>> E perché l'hai portato proprio là? No,
perché noi frequentavamo, era piena
estate, era il 4 luglio dell'84 e quindi
in piena estate eh ci si riuniva, c'era
una comitiva e io l'ho portata in in
barca, una barca a Remi. Sono arrivato
lì col cuore che no, non ce l'avevo qua
il cuore, ma ce l'avevo, no, ce l'avevo
qua dietro, mi era salito qua.
>> [risate]
>> bello scuzzetta, come dice e quindi
arrivai questa questa barchetta e mi mi
abbinghiai, dici "Ma questo mo mi devi
baciare" e lei c'è stato e da lì è
partito il nostro viaggio. Anche se poi
ho detto una cosa in televisione, la
minigonna, la minigonna e hanno sparato
un gospigonna.
Avevamo 15 anni,
>> cioè voglio dire ci siamo allontanati
per per qualche mese perché poi dopo un
anno neanche un anno già ci sentivamo
perché c'eravamo lasciati, noi eravamo
fidanzati in casa, tra virgolette i
nostri genitori si erano incontrati però
per la seme quelle cose, quella leggera
gelosia, sana gelosia
>> tu magari capito lei americonna qualcuno
la guardava, io mi sono inferito, lei si
è ribellato comeè giusto che sia
>> e ci hanno sparato. dei titoli, salcia
con la moglie la minigun, cioè queste
follie a volte vi dico è veramente
sconcertante che pur di fare
>> come dire di di
>> di dare la news là
>> no no no pur di ricevere dei consensi,
qualche like in più,
>> racconterebbero qualsiasi idiozia.
È più difficile fare l'italiano in
Italia che fare l'italiano all'estero,
te lo posso garantire.
>> Io onesto, per la tua storia sarei stato
più contento se avessi vinto nel 2009
che cioè perché nel 2009 c'era proprio
la storia dietro, no? l'outsider, quello
che viene ripescato, arriva terzo,
diciamon si chi fa si chi vince la fine
cè incredibile. Infatti non ti nego che
io lì ero proprio a parte che io sono
proprio fan della della canzone storica
napoletana, cioè per me gli interpreti
come te, come Gigi, Gigi Finizio Gigi
Alessio occupano uno spazio nel mio
cuore importante. Comunque son cresciuto
con quella roba là. Qui c'è stato quel
momento in cui c'ho deve deve vincere là
e c'avevo 15 anni quest'anno.
>> E perché non ce l'hai detto che a cui si
vincevi? No,
>> eh vabbò ero minorenne
[risate]
però lì per esempio ti sei sentito
trattato male dall'industria in generale
e dal dalla musica italiana, cioè perché
sei stato ripescato? Non sei stato preso
subito? Cioè tu sei stato vittima di
snobismo in passato rispetto ad oggi? Ma
sai, non mi sono mai posto tutte ste
domande. Io mi sono sempre concentrato
su sulla musica. Quel Sanremo è stato il
mio primo Sanremo, voglio dire, per me
il mio più grande sogno era arrivare in
finale.
>> Ok.
>> Addirittura sono salito sul podio grazie
al voto popolare. Quell'album
e ancora oggi lo canto con grande amore.
Le melodie di quell'album la maggior
parte erano melodie che avevo scritto
io. Ok. un album che è prodotto da
appunto da Gigi D'Alessio per la GGD e
lui insieme a Vincenzo D'Agostino sono
stati i miei collaboratori che
scrivevano i testi. Io mi occupavo della
parte musicale. Adriano Pennino è il mio
produttore musicale anche di questo
album che uscirà il 29 di maggio.
>> Sì. Ah, quindi lo stiamo già
annunciando.
>> Eh, sì, il 29 di maggio uscirà il mio
album nuovo.
>> Perfetto.
>> Eh, che si chiama Per sempre. Sì, che
poi
>> va riscontare
>> il Per sempre sì non è solo il titolo
della canzone, per sempre sì, se
perseverare ancora una volta nel nel
viaggio della musica. Eh, non esco un
album di da un po' di tempo e quindi era
arrivato il momento di farlo con una
bellissima prefazione che è quella di
Sanremo. Ogni cosa risponde a un a un a
un'epoca della tua vita.
>> Certo,
>> doveva andare così
e poi dovevano nascere altre occasioni,
come naturalmente sono nate. Tutto ha ha
>> ha una logica. Tutto ha una logica. dopo
tanti anni non me lo sono mai aspettato,
addirittura di tornare a Sanremo lo
scorso anno, vale a dire quello del 25,
con una mia canzone che era Rossetto e
Caffè in coppia con i The Colors, ovvero
la serata delle cover. E quest'anno sono
ritornato al festival in gara dopo 17
anni addirittura
>> a vincerlo. Cioè [risate]
ancora oggi boh, mi sembra tutta una
cosa
>> surreale.
>> Surreale. Sì. Sei il primo napoletano
che va all'Eurovigion.
>> Solo io e Massimo Ranieri. Massimo
Ranieri con Perdere l'amore 38 anni fa.
Sì.
>> E ci arrivo io come napoletani, come
Campani, penso che forse probabilmente
ci sono andati anche gli Avion Travel,
se non erro. Giusto,
>> giusto.
>> Che hanno vinto Sanremo nei 2000,
insomma. Che responsabilità senti ad
andare a loro vision? Come ti senti?
proprio,
>> ma innanzitutto sono proprio veramente
felice ed orgoglioso di rappresentare
l'Italia
>> fuori dal mio paese. Per me è una cosa,
come dire, talmente importante, proprio
la cosa che porto con con grande
orgoglio.
Secondo te il pubblico europeo capirà la
canzone? capirà già capita la canzone.
Sentire cantare la tua canzone in
italiano da cittadini di altre nazioni.
7.000. Una canzone che è stata tradotta
anche in 13 lingue
>> in giapponese. Ho visto.
>> E beh, veramente mo ci vuoi surreale.
[risate]
>> Ci andiamo a prendere un caffè perché
voglio parlare proprio di rossetto e
caffè. che ci oggi era una giornata un
po' particolare, un po' nuvolosa.
>> E prima parlavamo del disco, hai detto
che esce il 29 maggio, abbiamo parlato
di Per sempre, sì, però possiamo dire la
tua carriera tra virgolette è cambiata
con rossetto e caffè? Ma sicuramente una
nuova vita
in musica e ci sono, come ti raccontavo
prima, ci sono delle fasi della della
nostra del nostro viaggio. C'è chi
arriva prima, chi arriva durante, a chi
arriva e poi sparisce,
>> a chi arriva e dura per sempre. Devo
cantare necessariamente per
queste persone. È un impegno mio. Devo
necessariamente portare questo questa
testimonianza.
e lo devo fare anche per loro.
>> Io, per esempio, rispetto al passato,
comparato ovviamente a rossetto e caffè,
per sempre sì, sento molta più felicità
in te proprio, cioè che questo messaggio
vuoi portare ma un grande sorriso. È
cambiato qualcosa nella tua vita oppure
è venuto proprio tutto spontaneamente?
Ma le cose ne le cose arrivano perché
devono arrivare. Ci sono alcuni momenti
del
della nostra vita un po' tristi, un po'
più felici, un po' più rabbiosi, meno
rabbiosi, un po' più deludenti,
ma fa parte proprio di
della magia m
>> della nostra esistenza.
Rossetto e caffè è arrivata quando
doveva arrivare. è arrivata, ma nessuno
se l'aspettavo, che se l'aspettava che
diventasse poi così famosa e e che
riusciva ad entrare nella mente, nel
cuore di tanti di tanti di tanti tanti
perché considerando
i numeri così dicono e una hit, così mi
hanno detto che si dice hit,
>> diciamolo, hit
>> hit e replicare un un successo, magari
magari replicare una canzone come per
sempre sì che doveva essere il continuo,
vediamo se ce la fa, non era facile.
Eppure non succede, ma se succede e
torniamo sempre a quello che, insomma,
questa metafora di cui parlavamo prima e
il disco poi si muoverà su queste
sonorità, no? su queste tematiche molto
più gioiose, cioè un po' lontane dalla
ballad oppure c'è qualche
>> No, no, ci sono anche delle ballad, ci
sono anche in lingua napoletana, ho
scritto delle cose insieme al mio amico
che ha fatto muovere le le mie melodie
che è salito al cielo pochi mesi fa
Vincenzo D'Agostino. Abbiamo scritto
tante cose insieme. Poi ho incontrato
anche un altro gruppo di lavoro che è
Federica Abate, Alessandro Lacava,
Mergen Cremon, Starchild, Cino e Mainone
e e anche partecipato il mio figlio
Francesco a al testo di di Per sempre.
Sì. E poi c'è l'altra parte invece che
avevo registrato un pochino prima, o
meglio nel periodo di rossetto e caffè,
però sono tutte quelle cose che poi tu
tieni da parte, o meglio scrivi tante
cose e poi trovi la strada più forse più
giusta in quel momento.
Ma le canzoni non è che tu le prendi, le
canzoni non sono come e yogurt che
scadono, hanno il loro tempo e al
momento giusto poi si presentano. In
questo caso ci sono tante altre canzoni
che non ho inserito in questo nuovo
album e le ho tenute da parte, ma prima
o poi arriveranno sicuramente al
pubblico molto presto.
>> Il ragazzo che ha 7 anni andava a
lavorare a teatro oggi sarebbe
orgoglioso di te?
Assolutamente sì. È stato un cammino
incredibile, lo è ancora. Quel bambino
non se n'è mai andato, per fortuna
convive con me, ogni tanto fa qualche
capriccio, ogni tanto io lo accontento e
ogni tanto andiamo a spasso io e lui
>> alla torretta.
>> Alla torretta, al mio quartiere di
origine. Il primo incontro dopo Sanremo
è stato col mio quartiere. Per loro io
ho realizzato qualcosa di importante.
>> E per te era un sogno essere accolto
così da eroe?
>> Beh, sicuramente no. Da eroe no, proprio
sta parola è troppo troppo no. È come
dire da uno che da un loro fratello, da
un loro parente
>> che è riuscito a realizzare una bella
impresa, insomma. Grazie anche a loro
che hanno votato la canzone, perché
anche loro hanno avranno votato la
canzone, erano lì a festeggiare con me e
io ho sentito tutta questa ammirazione,
tutta questa accoglienza, questo calore
l'ho sentito del mio quartiere.
>> È stato il tuo motore
>> da quando giocavo con i miei amici del
mio quartiere in piazzetta Piigrutta
c'era un cinema che si chiamava Odeon
che quando non era chiuso noi facevamo
le porte tra i pilastri insieme ai miei
amici. Papà si arrabbiava. Mamma un po'
meno, ma papà si arrabbiava perché aveva
paura.
>> T'ha visto vincere Sanremo e Sanremo era
il suo posto preferito, non oltre
Napoli.
>> Sì, ma visto sia papà che mamma. Grazie
Santo. Grazie a te.
Sar.
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Il video ripercorre la vita e la carriera di Sal Da Vinci, un amato artista della musica italiana. Dalle sue umili origini nel quartiere napoletano della Torretta, dove ha iniziato a recitare e cantare sin da bambino seguendo le orme del padre Mario Da Vinci, fino al recente successo a Sanremo e alla partecipazione all'Eurovision. L'intervista esplora il profondo legame con la famiglia, le tradizioni, la figura del padre e l'evoluzione artistica che lo ha portato a pubblicare il nuovo album 'Per sempre', mantenendo sempre un forte senso di appartenenza alle sue radici.
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