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Perché la Svizzera è il Paese più difficile da invadere in Europa

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Perché la Svizzera è il Paese più difficile da invadere in Europa

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578 segments

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Questa è la Confederazione Svizzera, un

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piccolo stato senza sbocco sul mare,

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stretto tra montagne altissime nel cuore

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dell'Europa e circondato da cinque

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vicini: Francia, Germania, Austria,

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Littenstein e Italia. E guardandola sola

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mappa, la domanda sorge spontanea. Come

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ha fatto un territorio così a diventare

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una delle fortezze più difficili da

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invadere di tutto il continente, un

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metapod difensivo della geografia?

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Ebbene, dopo Stati Uniti, Cina, Italia e

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Russia, eccoci qui a grande richiesta

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col quinto episodio di Geografia

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Potente. L'avete chiesto in molti nei

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commenti, stavolta tocca ai nostri amici

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svizzeri. Scrivete un commento qui sotto

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per indicarci quale altro paese fare nel

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sesto episodio della serie. Partiamo.

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Il territorio svizzero, suddiviso in 26

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cantoni si estende per circa 41.000 km²,

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più o meno quanto Lombardia e Piemonte

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messi assieme, ma la metà di questa

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superficie si trova sopra i 1080 m. In

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pratica è un paese letteralmente

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verticale con montagne che superano i

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4.000 m e con un altopiano centrale

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incastonato fra tre grandi laghi: il

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lago di Ginevra, il lago di Nhatel e il

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lago di Costanza, condiviso con Germania

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e Austria. Le cime oltre i 4.000 m sono

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48 e la punta più alta è la punta Dufur,

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nel massiccio del Monte Rosa, con i suoi

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4.634

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m. Guardandola su una mappa, le barriere

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balzano subito all'occhio. A sud la

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catena delle Alpi chiude il paese come

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un muro di roccia e ghiaccio, roba che

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neanche nella prima stagione di Game of

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Thrones. A ovest e nord-ovest si alzano

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i monti del Giura, partiaque naturale

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con la Francia. A nord e nordest le Alpi

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lasciano spazio invece ai fiumi. Qui il

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Reno segna gran parte della frontiera

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con la Germania e insieme al lago di

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Costanza e al Reno Alpino separa la

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Svizzera da Austria e Litenstein senza

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sbocchi al mare, quindi la Svizzera si

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trova costretta ad attingere all'oceano

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tramite i vicini. Il fiume Reno che

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nasce nel canton Grigioni, infatti è la

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sua autostrada commerciale liquida verso

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il mondo. Da Basilea le chiatte scendono

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fino al mare del nord e ai porti come

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Rotterdam. E il paradosso più svizzero

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di tutti è che pur non avendo il mare,

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il paese ha comunque avuto una

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flottiglia armata. Nell'8 navigava sul

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lago di Ginevra come Marine Dulleman e

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oggi sopravvive una sua versione moderna

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sul lago di Costanza, dove motovedette

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svizzere pattugliano il confine con

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Germania e Austria e la Bolivia muta. Ah

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no, anche lei ha una marina. Tuttavia,

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la Svizzera non è affatto sismicamente

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tranquilla come spesso ci immaginiamo.

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Nel lontanissimo 1356, per esempio, un

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terremoto rase al suolo Basilea, fu uno

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dei più forti della storia europea. E

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ancora oggi le aree del Reno e del

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Vallese sono considerate zone a rischio

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sismico moderato, ma le stesse forze

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geologiche che hanno creato questo

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rischio hanno generato anche la risorsa

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più preziosa del paese, l'acqua. La

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Svizzera è una sorta di serbatoio alpino

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dell'Europa con ghiacciai, laghi, neai

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sorgenti che alimentano tutte una quota

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enorme dell'acqua dolce del continente.

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E da qui nascono quattro grandi sistemi

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fluviali. Il Reno che finisce nel mare

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del Nord, il Rodano che scende verso il

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Mediterraneo, l'in affluente del Danubio

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che raggiunge il Mar Nero e il Ticino

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che alimenta il Po e sfoscia

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nell'Adriatico. Il più grande lago

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interamente svizzero è il lago di

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Noshatel, mentre il vasto lago di

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Ginevra è condiviso con la Francia.

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Tutti questi bacini alimentano milioni

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di persone anche oltre i confini, Italia

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compresa, ma i ghiacciai che li

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sostengono si stanno ritirando a una

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velocità impressionante. Basta

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confrontare le foto di 20 anni fa, come

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queste qui con oggi. In 20 anni,

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purtroppo, sono cambiate un sacco di

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cose. Io 20 anni fa al massimo giocavo a

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Spiro alla PlayStation, tant'è che oggi

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quel gioco me lo sono appeso al muro

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grazie a Displate, lo sponsor di questo

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video. Qui sul muro ho messo tre

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displayate Spiro e due poster di

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Fallout, che è tra le mie serie

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preferite, uno sulla Nuca Cola, che è

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l'unica bevanda che troverete nel

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frigorifero del vostro bunker svizzero,

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l'altro con la bandiera della Nuova

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Repubblica di California, perché la

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bandiera originale non era abbastanza

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ardita. Sul sito di display c'è di

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tutto, dai videogiochi alle serie fino a

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roba più artistica, come questi bei

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design qui. Se non volete spiegare a

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ogni ospite perché avete la Nuca Colla

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in salotto, tipo quello che dovrò fare

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io. Se non trovate quello che avete in

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mente, potete crearvi anche il vostro

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displate personalizzato caricando un

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design vostro o una foto. La cosa

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veramente bella è che non ci sono i

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classici poster di carta, lo capite

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subito già quando vi arriva la scatola a

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casa. I displate sono in metallo, sono

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belli solidi, hanno gli angoli dalla

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punta arrotondata, come direbbe un

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maestro dell'arte. Passando la mano

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sopra si sente la texture in rilievo e

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soprattutto si montano senza bucare il

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muro, quindi se state in affitto è

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perfetto. Io qui ho attaccato il

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magnete, appoggio il poster e voilà,

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bello come un quadro, come direbbe

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qualcuno.

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>> E vai là, bello come un quadro.

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>> Se domani cambio idea o cambio casa, li

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stacco in 10 secondi e non lascio

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neanche il segno e visivamente tengono

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molto meglio, sia come colori che come

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presenza. Vi devo confessare una cosa,

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io ho la praticità di un australopiteco,

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quindi se ce l'ho fatta io può farcela

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chiunque. Alcuni come questi con

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finitura extra hanno una superficie

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tridimensionale in rilievo con dettagli

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che si sentono anche al tatto e che

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danno una bella profondità al poster. Se

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vi va di dare un'occhiata ai tantissimi

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stili e design di displayate, trovate il

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link al loro sito qui sotto in

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descrizione e utilizzando questo codice

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Novale Alexio, non soltanto avrete uno

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sconto, ma sosterrete anche direttamente

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il canale e in base al numero di

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displate che acquistate lo sconto può

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arrivare fino al 35%, però adesso

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torniamo in Svizzera. Per comprendere

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come questa geografia abbia un riflesso

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sulla politica e la cultura del paese,

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ha, diciamo, molto senso dividere la

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Svizzera in cinque grandi macroregioni.

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Il Giura, l'alto piano centrale, anche

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noto come Mittelland, le Alpi

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occidentali, le Alpi orientali e il

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versante sudalpino. La prima è la catena

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del Giura, un massiccio calcario che si

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estende a nord-ovest lungo il confine

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francese. Il nome giurassico vi dirà

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qualcosa e infatti fu proprio qui che i

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geologi identificarono per la prima

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volta le rocce e i fossili dell'era che

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oggi porta quel nome. Ma nonostante le

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altitudini relativamente modeste, si

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parla di circa 1600 m, il Giura comunque

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è stato per secoli un ostacolo serio ai

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movimenti tra Francia e Svizzera.

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Persino Napoleone preferì girarlo

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passando dal Gran San Bernardo per

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scendere in Italia. Da qui storicamente

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nasce una delle industrie più iconiche

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del paese, quella dell'orologeria

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svizzera. Infatti, nei lunghi inverni i

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contadini passavano le giornate montando

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in casa minuscoli meccanismi su

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commissione e da quell'artigianato di

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sopravvivenza nacqueocentri come la Show

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de Fon e lockle, oggi entrambi i siti

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UNESCO che hanno trasformato una valle

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talmente remota in una delle capitali

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mondiali della precisione meccanica. Il

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Jura è anche una frontiera linguistica.

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Nel giura bernese e nel cantonno Chatel

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si parla francese. Siamo infatti nella

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Svizzera romanda, la parte occidentale

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del paese. Non lontano scorre il fiume

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Sarina, spesso citato come uno dei

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tratti del celebre Rusty Graben, la

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faglia culturale, poi in realtà più

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simbolica che separa la svizzera

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francese da quella tedesca. E già che ci

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siamo per completezza, il divario tra

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Svizzera tedesca e Svizzera Italiana ha

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un nome ancora più colorito, il

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polentagraben, un nome, un programma.

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Scendendo dal Giura verso sudest si

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entra invece nell'altopiano svizzero, il

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Mittelland, una fascia collinare che

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corre dal lago di Ginevra fino al lago

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di Costanza. Ed è qui che la geografia

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svizzera riesce a essere davvero

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surreale, perché proprio sul Reno, sul

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lato orientale, troviamo questo comune

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tedesco, Bosingen, un frammento di

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Germania completamente circondato dalla

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Svizzera, quindi un club perfetta. Il

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corrispettivo italiano è campione

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d'Italia, incastrata nel Cantonticino.

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Ebbene, nel Mitteland vive circa il 65%

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degli svizzeri. È qui che si concentrano

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le grandi città: Ginevra, capitale della

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diplomazia, Zurigo, cuore finanziario

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industriale, Losanna cittadina vivace

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universitaria, Basilea, nodo commerciale

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farmaceutico sul Reno e Berna, capitale

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federale che è adagiata sull'ANSA

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dell'AR, anche se tecnicamente la

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Svizzera non ha una capitale formale. La

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sua struttura federale decentralizzata

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non prevede una capitale, tra

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virgolette, in senso costituzionale. Il

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Mitteland è anche il granaio della

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Svizzera perché circa un terzo del

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territorio nazionale è dedicato

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all'agricoltura, anche se soltanto una

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parte è davvero arabile, perché nel

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complesso la produzione interna copre

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poco più della metà del fabbisogno

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alimentare del paese. Qui si coltivano

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cereali, patate, barbabietole da

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zucchero. Finalmente le posso citare

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anch'io in un mio video. aggi frutta con

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punte di eccellenza nei vigneti

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terrazzati del lavò e in alcune zone del

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Vallese. La spina dorsale del settore

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però chiaramente resta l'allevamento a

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partire dai pascoli, dai latticini,

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dagli alpeggi e dai buonissimi formaggi.

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Insomma i soliti stereotipi che però

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almeno stavolta non sono poi così tanto

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stereotipi. Dietro gli stereotipi da

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cartolina però c'è la politica.

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L'agricoltura svizzera sopravvive grazie

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a sussidi molto generosi che coprono

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fino al 49% del reddito degli

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agricoltori, un dato lontanissimo dalla

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media europea. Questa strategia serve

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per evitare lo spopolamento delle valli

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e per mantenere un minimo di

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autosufficienza in un paese che, essendo

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pieno di montagne altrimenti sarebbe

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fortemente dipendente dalle

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importazioni. Proseguendo verso sud e

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verso est entriamo nella seconda

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macroregione, le Alpi occidentali. Qui,

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specialmente nel Canton Vallese, si

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concentrano alcune delle montagne più

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alte delle Alpi. Il massiccio del Monte

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Rosa, il Cervino, il Dom. Anche qui il

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confine linguistico è chiaramente netto.

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La parte alta della valle è germanofona,

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invece quella bassa, quella verso il

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lago, è più francofona. Il Canton

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Vallese è anche una delle regioni più

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importanti d'Europa per l'energia

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idroelettrica. Qui sorgono dighe

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monumentali come la Grand Xans, alta

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circa 285 m, che la rende uno dei più

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grandi colossi in calcestruzzo al mondo.

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In totale circa il 60% della produzione

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elettrica nazionale proviene

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dall'idroelettrico e una quota

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significativa nasce proprio in queste

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valli, quindi non stupisce che industrie

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energivo come quelle dell'alluminio si

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siano insediate proprio qui. La storica

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Alusiss, ad esempio, sfruttava

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direttamente l'energia a basso costo

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delle dighe valesiane per alimentare i

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suoi forni. Verso est si entra nel terzo

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macrosettore, le Alpi orientali,

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dominate in gran parte dal Canton

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Grigioni. Per inciso, qui si trova Youf,

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il villaggio permanentemente abitato più

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alto d'Europa a ben 2.126 m. I grigioni

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sono il cantone più grande della

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confederazione, uno dei meno popolati e

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probabilmente il più affascinante. Su un

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territorio vasto e montuoso vivono poco

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più di 200.000 persone ed è anche

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l'unico cantone ufficialmente trilingue

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con tedesco, italiano e romancio.

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Quest'ultimo è una lingua romanzaretica.

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erede del latino volgare delle province

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alpine dell'Impero Romano, quindi un

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parente stretto di italiano e francese,

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ma sviluppatosi in modo autonomo nelle

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valli grigionesi che rimasero isolate

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per secoli e poi influenzate dal tedesco

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e dall'italiano. Oggi il romancio ha

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pochi parlanti, ma mantiene comunque lo

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status di lingua nazionale concentrata

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perlopi in Engadina e in alcune valli

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laterali. Geograficamente i grigioni

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sono un nodo idrografico europeo in

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termini semplici. Questo qui è un punto

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in cui tre diversi bacini idrografici si

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toccano. Significa che se una goccia

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d'acqua cade su un versante può finire

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nel Reno e quindi finire nel mare del

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Nord. Se cade su un altro versante può

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seguire il fiume Mera e poi il Po e

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infine raggiungere il Mediterraneo. Se

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invece cade sul terzo versante entra

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nell'indanubio e arriva fino al Mar

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Nero. Da queste valli passano anche

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alcune delle ferrovie alpine più

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spettacolari del pianeta con viadotti

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elicoidali e pendenze assurde, oggi

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patrimonio UNESCO e sempre qui si

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trovano San Morit e Davos, due località

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che un tempo erano principalmente

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stazioni di cura nell'800 e che oggi

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invece sono simboli globali del turismo

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alpino e nel caso di Davos anche sede

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del World Economic Forum dove ogni

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gennaio si ritrova mezza elite del

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pianeta. Da qui il paesaggio vira

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lentamente verso sud e arriviamo al

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versante meridionale delle Alpi, il

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Canton Ticino e le valli italofone dei

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Grigioni. A nord il Ticino è bloccato da

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due massicci imponenti, il San Gottardo

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e l'Atula. A sud si apre invece verso la

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Lombardia attraverso una rete di valli

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profonde che scendono fino ai laghi. Qui

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troviamo i due grandi specchi d'acqua

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condivisi con l'Italia, il Lago Maggiore

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e il lago di Lugano. Sul lago maggiore

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ad Ascona si raggiunge il punto più

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basso della Svizzera, circa 193 m.

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Questo spiega in parte la strana

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presenza di palme o leandri e un clima

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che può ricordare più quello della

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Riviera Ligure che di un cantone alpino.

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Non a caso il Ticino è conosciuto come

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la stanza del sole della Svizzera con

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oltre 2000 ore di luce l'anno. Ma la

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vera questione è un'altra. Come ha fatto

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un paese così isolato e difficile da

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governare a diventare uno stato stabile,

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ricco e quasi impossibile da invadere?

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La Svizzera esiste perché le sue

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montagne glielo hanno semplicemente

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permesso. Nel 1291

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tre piccole comunità alpine, Uri, Svitto

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e Unvaldo, che controllavano l'accesso

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al Passo del San Gottardo, più o meno in

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quest'area, si allearono per non finire

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schiacciate dagliasburgo. Il patto

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confederale aveva uno scopo molto

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chiaro, mettere in comune la difesa di

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un territorio difficile, ma comunque

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fondamentale e controllare tutti quanti

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assieme il traffico che andava dal nord

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e sud e viceversa nelle Alpi. Stretti

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tra Francia, Asburgo e Stati italiani,

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gli svizzeri capirono molto presto che

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il valore del loro paese non erano tanto

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le terre che erano comunque difficili da

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coltivare, ma i passi alpini che appunto

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collegavano Nord e Sud Europa.

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conquistarli per un esercito straniero

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sarebbe costato moltissimo e avrebbe

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portato ben poco. Molto più conveniente

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invece per le potenze vicine era pagare

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quegli svizzeri e utilizzare i loro

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soldati o le loro vie di transito per i

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loro comodi. Non a caso, per secoli i

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reggimenti svizzeri combatterono in

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mezza Europa e addirittura la Guardia

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svizzera del Vaticano ne è l'ultimo

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residuo. Comunque a fine 700, con

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l'arrivo di Napoleone, la geografia non

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bastò a salvare la Confederazione da

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un'invasione, ma meno di 20 anni dopo,

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al congresso di Vienna del 1815, le

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grandi potenze ristabilirono

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l'indipendenza della Svizzera e ne

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riconobbero la neutralità permanente. Da

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allora nessun esercito straniero ha più

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occupato il paese. Durante la seconda

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guerra mondiale Hitler pianificò

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l'operazione Tannenembaum per invadere

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appunto la Svizzera. Pianificata in

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varia bozzi dell'alto comando tedesco,

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ma formalizzata. non perché amasse

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particolarmente gli svizzeri, ma perché

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il rapporto costi benefici era pessimo.

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Alla fine si trattava di una fortezza in

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mezzo alle Alpi e che aveva preparato

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anche nei minimi dettagli un piano, il

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ridotto nazionale, ossia in caso di

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invasione, in questo caso tedesca, le

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zone di pianura sarebbero state

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completamente abbandonate e l'esercito

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elvetico si sarebbe ritirato nelle Alpi

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centrali trasformata in un lavinto

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fortificato tra ponti e gallerie, tutti

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predisposti con cariche esplosive. Anche

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molti viadotti apparentemente innoqui

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nelle pianure erano in realtà costruiti

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con piloni cavi progettati apposta per

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essere riempiti di esplosivo. Quindi il

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motto era se anche solo vi passa per

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l'anticamera del cervello di invaderci,

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noi facciamo saltare tutto, voi stessi e

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anche noi. Come se non bastasse, nel

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secondo dopoguerra la Svizzera contava

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migliaia di bunker, di ostacoli

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anticarro e di postazioni d'artiglieria

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mimetizzata nelle rocce. Questo intero

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sistema era pensato per far passare il

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paese in modalità guerra nel giro di

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poche ore. Ancora oggi ogni comune deve

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poter garantire un posto in un rifugio

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protetto per quasi tutti gli abitanti e

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nel semiinterrato molte abitazioni hanno

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pure un bunker condominiale. La Svizzera

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è l'unico paese al mondo che prevede per

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legge posti protetti antiatomici per

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praticamente l'intera popolazione. E

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chissà che in uno di questi non ci

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abbiano messo davvero il poster di

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displate sulla Nuca Cola. E a rendere il

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tutto ancora più surreale, c'è un

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episodio che sembra uscito da un romanzo

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distopico. Nel 2009, durante il vertice

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ONU di Ginevra, Gheddafi propose

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provocatoriamente di smembrare la

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Svizzera assegnando la parte tedesca

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alla Germania, quella francese alla

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Francia e il Ticino all'Italia. Per

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capire bene il perché, servirebbe un

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episodio tutto su Geddafi e sulla sua

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storia. Magari scriveteci nei commenti

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se ne volete uno. Con poche risorse nel

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sottosuolo, niente petrolio, pochissimo

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carbone, un po' di sale e tante tante

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montagne, la Svizzera ha puntato su ciò

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che la sua geografia offriva davvero,

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cioè l'acqua, l'energia idroelettrica,

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una manodopera qualificata e una

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posizione centrale nel cuore

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dell'Europa. E dato che non poteva

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competere sulla quantità, la Svizzera ha

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puntato tutto sulla qualità. Ad esempio,

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nella valle della Limat a Zurigo

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troviamo industrie meccaniche ed

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elettrotecniche. A Basilea è esplosa la

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chimica e la farmaceutica.

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Sull'altopiano si è diffusa una

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costellazione di PMI ultra specializzate

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che producono beni ad alto valore

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aggiunto e basso volume che sono

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perfetti per un paese senza porti

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marittimi perché chiaramente si

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trasportano ovunque con facilità. A

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questo si aggiungono opposizione

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centrale e stabilità politica che per

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decenni hanno reso la Svizzera un

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rifugio per capitale di ogni tipo. Il

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celebre segreto bancario, oggi molto

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ridimensionato, ha attirato patrimoni da

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mezza Europa e oltre, trasformando

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Zurigo e Ginevra in piazze finanziarie

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globali. Quindi capite bene che con poca

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terra fertile e poche risorse gli

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svizzeri hanno imparato a monetizzare

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ciò che avevano e a trasformare tutto il

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resto in capitale umano, innovazione e

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soprattutto fiducia. sociale. Ma adesso

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arriviamo al capitolo finale che piace

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sempre a voi. Oggi realisticamente

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come si invade la Svizzera? Esattamente

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come nel video sulla Russia, la risposta

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breve a come si invade la Svizzera è

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male. In teoria i punti di ingresso sono

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chiari. la pianura del Reno verso nord,

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la zona delle Mano verso ovest, le valli

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che portano al Ticino da sud, ma in

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pratica ogni direzione d'attacco si

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trasforma poi in un imbuto. Non esistono

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grandi pianure dove far correre

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divisioni corazzate come in Ucraina o in

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Polonia. Sì, qualche spazio aperto c'è

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attorno, ad esempio, a Shaffusa, questa

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piccola tasca svizzera incastrata dentro

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il territorio tedesco oppure lungo il

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reno settentrionale, ma da lì, appena si

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entra, ci si ritrova comunque immersi in

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una rete di fiumi rilievi che obbligano

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a spezzettare le colonne e, come ci

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insegna bene Risico, chi gioca in difesa

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ha sempre un vantaggio. In più la

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Svizzera oggi non è un'isola, è

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circondata da quattro dei paesi più

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stabili e integrati dell'occidente

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europeo che sono Francia, Germania,

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Italia e Austria. Il Ltenstein lo

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lasciamo fuori competizione. Ti voglio

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bene Liktenstein, ma sul piano militare

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vali quanto il due di picche. La

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Svizzera, ok, non è nella NATO, ma la

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sua sicurezza poggia sul fatto che un

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attacco diretto contro di lei

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significherebbe destabilizzare tutto il

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cuore dell'Europa. È difficile

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immaginare uno scenario in cui questo

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avrebbe senso per qualcuno. Ma sì,

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perché non svegliarsi male un giorno e

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decidere di nuclearizzarla così a caso?

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Le vere vulnerabilità sono altrove. La

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prima è la dipendenza dalle

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importazioni. Gran parte dei

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combustibili, di molte materie prime e

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di una fetta del cibo arriva

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dall'estero. Se per ipotesi folle e

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senza senso l'Italia o la Germania

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chiudessero i confini porti, oppure se

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una grave crisi globale bloccasse le

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rotte marittime, la Svizzera finirebbe

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rapidamente sotto pressione. Proprio per

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questo motivo il paese mantiene da

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decenni riserve strategiche obbligatorie

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di cereali, carburanti e altri beni

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essenziali dentro silos e depositi

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sotterranei, allo scopo di resistere,

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almeno per qualche mese a eventuali

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shock in stile fallout. La seconda

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vulnerabilità è molto più sottile e

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anche forse più reale. Second un domani

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il commercio globale si riorientasse

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altrove, per esempio con rotte artiche

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stabili che spostano il baricentro

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ancora più verso il mar glaciale Artico

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per via dello scioglimento dei ghiacci o

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appunto verso Oriente, verso la Cina, i

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corridoi mediterranei e alpini quindi

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potrebbero perdere ancora più peso. La

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Svizzera, in fondo, è il classico Davide

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che ha imparato a vivere circondato da

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Goliam. prudente, metodica e un po'

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ossessiva nella pianificazione, ma

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sempre pronta a cambiare modello quando

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la geografia glielo impone. E qui che si

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capisce cosa vuol dire davvero che la

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geografia diventa destino, non perché

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tutto sia scritto, ma perché il campo da

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gioco lo decide sì la mappa, ma alla

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fine sono i popoli a scegliere come

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muoversi dentro quei confini. Ora tocca

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a voi. Quale altro paese volete nel

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prossimo episodio di geografia potente?

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il sesto. Scrivetemelo qui sotto. Io vi

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saluto, ci vediamo alla prossima. Spero

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comunque di avervi fatto desistere

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dall'invadere la Svizzera per Aspera ad

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Astra. M.

Interactive Summary

La Confederazione Svizzera è un paese alpino e senza sbocco sul mare, noto per la sua posizione strategica nel cuore dell'Europa e per essere una fortezza naturale quasi impossibile da invadere. La sua geografia montuosa, suddivisa in macroregioni, è la fonte della sua ricchezza idrica, che alimenta gran parte dell'Europa e l'energia idroelettrica nazionale. Nonostante la scarsità di risorse naturali, la Svizzera ha prosperato grazie a una strategia economica incentrata sulla qualità, la specializzazione in settori ad alto valore aggiunto (orologeria, farmaceutica, meccanica) e la sua stabilità finanziaria e politica. Storicamente, ha difeso la sua neutralità e indipendenza attraverso un'ingegnosa strategia di difesa, il "ridotto nazionale", che l'ha resa inospitale per gli invasori. Le sue vulnerabilità moderne includono la dipendenza dalle importazioni e la potenziale perdita di centralità nelle rotte commerciali globali, ma il paese è noto per la sua pianificazione metodica e la capacità di adattamento.

Suggested questions

7 ready-made prompts