Perché la Svizzera è il Paese più difficile da invadere in Europa
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Questa è la Confederazione Svizzera, un
piccolo stato senza sbocco sul mare,
stretto tra montagne altissime nel cuore
dell'Europa e circondato da cinque
vicini: Francia, Germania, Austria,
Littenstein e Italia. E guardandola sola
mappa, la domanda sorge spontanea. Come
ha fatto un territorio così a diventare
una delle fortezze più difficili da
invadere di tutto il continente, un
metapod difensivo della geografia?
Ebbene, dopo Stati Uniti, Cina, Italia e
Russia, eccoci qui a grande richiesta
col quinto episodio di Geografia
Potente. L'avete chiesto in molti nei
commenti, stavolta tocca ai nostri amici
svizzeri. Scrivete un commento qui sotto
per indicarci quale altro paese fare nel
sesto episodio della serie. Partiamo.
Il territorio svizzero, suddiviso in 26
cantoni si estende per circa 41.000 km²,
più o meno quanto Lombardia e Piemonte
messi assieme, ma la metà di questa
superficie si trova sopra i 1080 m. In
pratica è un paese letteralmente
verticale con montagne che superano i
4.000 m e con un altopiano centrale
incastonato fra tre grandi laghi: il
lago di Ginevra, il lago di Nhatel e il
lago di Costanza, condiviso con Germania
e Austria. Le cime oltre i 4.000 m sono
48 e la punta più alta è la punta Dufur,
nel massiccio del Monte Rosa, con i suoi
4.634
m. Guardandola su una mappa, le barriere
balzano subito all'occhio. A sud la
catena delle Alpi chiude il paese come
un muro di roccia e ghiaccio, roba che
neanche nella prima stagione di Game of
Thrones. A ovest e nord-ovest si alzano
i monti del Giura, partiaque naturale
con la Francia. A nord e nordest le Alpi
lasciano spazio invece ai fiumi. Qui il
Reno segna gran parte della frontiera
con la Germania e insieme al lago di
Costanza e al Reno Alpino separa la
Svizzera da Austria e Litenstein senza
sbocchi al mare, quindi la Svizzera si
trova costretta ad attingere all'oceano
tramite i vicini. Il fiume Reno che
nasce nel canton Grigioni, infatti è la
sua autostrada commerciale liquida verso
il mondo. Da Basilea le chiatte scendono
fino al mare del nord e ai porti come
Rotterdam. E il paradosso più svizzero
di tutti è che pur non avendo il mare,
il paese ha comunque avuto una
flottiglia armata. Nell'8 navigava sul
lago di Ginevra come Marine Dulleman e
oggi sopravvive una sua versione moderna
sul lago di Costanza, dove motovedette
svizzere pattugliano il confine con
Germania e Austria e la Bolivia muta. Ah
no, anche lei ha una marina. Tuttavia,
la Svizzera non è affatto sismicamente
tranquilla come spesso ci immaginiamo.
Nel lontanissimo 1356, per esempio, un
terremoto rase al suolo Basilea, fu uno
dei più forti della storia europea. E
ancora oggi le aree del Reno e del
Vallese sono considerate zone a rischio
sismico moderato, ma le stesse forze
geologiche che hanno creato questo
rischio hanno generato anche la risorsa
più preziosa del paese, l'acqua. La
Svizzera è una sorta di serbatoio alpino
dell'Europa con ghiacciai, laghi, neai
sorgenti che alimentano tutte una quota
enorme dell'acqua dolce del continente.
E da qui nascono quattro grandi sistemi
fluviali. Il Reno che finisce nel mare
del Nord, il Rodano che scende verso il
Mediterraneo, l'in affluente del Danubio
che raggiunge il Mar Nero e il Ticino
che alimenta il Po e sfoscia
nell'Adriatico. Il più grande lago
interamente svizzero è il lago di
Noshatel, mentre il vasto lago di
Ginevra è condiviso con la Francia.
Tutti questi bacini alimentano milioni
di persone anche oltre i confini, Italia
compresa, ma i ghiacciai che li
sostengono si stanno ritirando a una
velocità impressionante. Basta
confrontare le foto di 20 anni fa, come
queste qui con oggi. In 20 anni,
purtroppo, sono cambiate un sacco di
cose. Io 20 anni fa al massimo giocavo a
Spiro alla PlayStation, tant'è che oggi
quel gioco me lo sono appeso al muro
grazie a Displate, lo sponsor di questo
video. Qui sul muro ho messo tre
displayate Spiro e due poster di
Fallout, che è tra le mie serie
preferite, uno sulla Nuca Cola, che è
l'unica bevanda che troverete nel
frigorifero del vostro bunker svizzero,
l'altro con la bandiera della Nuova
Repubblica di California, perché la
bandiera originale non era abbastanza
ardita. Sul sito di display c'è di
tutto, dai videogiochi alle serie fino a
roba più artistica, come questi bei
design qui. Se non volete spiegare a
ogni ospite perché avete la Nuca Colla
in salotto, tipo quello che dovrò fare
io. Se non trovate quello che avete in
mente, potete crearvi anche il vostro
displate personalizzato caricando un
design vostro o una foto. La cosa
veramente bella è che non ci sono i
classici poster di carta, lo capite
subito già quando vi arriva la scatola a
casa. I displate sono in metallo, sono
belli solidi, hanno gli angoli dalla
punta arrotondata, come direbbe un
maestro dell'arte. Passando la mano
sopra si sente la texture in rilievo e
soprattutto si montano senza bucare il
muro, quindi se state in affitto è
perfetto. Io qui ho attaccato il
magnete, appoggio il poster e voilà,
bello come un quadro, come direbbe
qualcuno.
>> E vai là, bello come un quadro.
>> Se domani cambio idea o cambio casa, li
stacco in 10 secondi e non lascio
neanche il segno e visivamente tengono
molto meglio, sia come colori che come
presenza. Vi devo confessare una cosa,
io ho la praticità di un australopiteco,
quindi se ce l'ho fatta io può farcela
chiunque. Alcuni come questi con
finitura extra hanno una superficie
tridimensionale in rilievo con dettagli
che si sentono anche al tatto e che
danno una bella profondità al poster. Se
vi va di dare un'occhiata ai tantissimi
stili e design di displayate, trovate il
link al loro sito qui sotto in
descrizione e utilizzando questo codice
Novale Alexio, non soltanto avrete uno
sconto, ma sosterrete anche direttamente
il canale e in base al numero di
displate che acquistate lo sconto può
arrivare fino al 35%, però adesso
torniamo in Svizzera. Per comprendere
come questa geografia abbia un riflesso
sulla politica e la cultura del paese,
ha, diciamo, molto senso dividere la
Svizzera in cinque grandi macroregioni.
Il Giura, l'alto piano centrale, anche
noto come Mittelland, le Alpi
occidentali, le Alpi orientali e il
versante sudalpino. La prima è la catena
del Giura, un massiccio calcario che si
estende a nord-ovest lungo il confine
francese. Il nome giurassico vi dirà
qualcosa e infatti fu proprio qui che i
geologi identificarono per la prima
volta le rocce e i fossili dell'era che
oggi porta quel nome. Ma nonostante le
altitudini relativamente modeste, si
parla di circa 1600 m, il Giura comunque
è stato per secoli un ostacolo serio ai
movimenti tra Francia e Svizzera.
Persino Napoleone preferì girarlo
passando dal Gran San Bernardo per
scendere in Italia. Da qui storicamente
nasce una delle industrie più iconiche
del paese, quella dell'orologeria
svizzera. Infatti, nei lunghi inverni i
contadini passavano le giornate montando
in casa minuscoli meccanismi su
commissione e da quell'artigianato di
sopravvivenza nacqueocentri come la Show
de Fon e lockle, oggi entrambi i siti
UNESCO che hanno trasformato una valle
talmente remota in una delle capitali
mondiali della precisione meccanica. Il
Jura è anche una frontiera linguistica.
Nel giura bernese e nel cantonno Chatel
si parla francese. Siamo infatti nella
Svizzera romanda, la parte occidentale
del paese. Non lontano scorre il fiume
Sarina, spesso citato come uno dei
tratti del celebre Rusty Graben, la
faglia culturale, poi in realtà più
simbolica che separa la svizzera
francese da quella tedesca. E già che ci
siamo per completezza, il divario tra
Svizzera tedesca e Svizzera Italiana ha
un nome ancora più colorito, il
polentagraben, un nome, un programma.
Scendendo dal Giura verso sudest si
entra invece nell'altopiano svizzero, il
Mittelland, una fascia collinare che
corre dal lago di Ginevra fino al lago
di Costanza. Ed è qui che la geografia
svizzera riesce a essere davvero
surreale, perché proprio sul Reno, sul
lato orientale, troviamo questo comune
tedesco, Bosingen, un frammento di
Germania completamente circondato dalla
Svizzera, quindi un club perfetta. Il
corrispettivo italiano è campione
d'Italia, incastrata nel Cantonticino.
Ebbene, nel Mitteland vive circa il 65%
degli svizzeri. È qui che si concentrano
le grandi città: Ginevra, capitale della
diplomazia, Zurigo, cuore finanziario
industriale, Losanna cittadina vivace
universitaria, Basilea, nodo commerciale
farmaceutico sul Reno e Berna, capitale
federale che è adagiata sull'ANSA
dell'AR, anche se tecnicamente la
Svizzera non ha una capitale formale. La
sua struttura federale decentralizzata
non prevede una capitale, tra
virgolette, in senso costituzionale. Il
Mitteland è anche il granaio della
Svizzera perché circa un terzo del
territorio nazionale è dedicato
all'agricoltura, anche se soltanto una
parte è davvero arabile, perché nel
complesso la produzione interna copre
poco più della metà del fabbisogno
alimentare del paese. Qui si coltivano
cereali, patate, barbabietole da
zucchero. Finalmente le posso citare
anch'io in un mio video. aggi frutta con
punte di eccellenza nei vigneti
terrazzati del lavò e in alcune zone del
Vallese. La spina dorsale del settore
però chiaramente resta l'allevamento a
partire dai pascoli, dai latticini,
dagli alpeggi e dai buonissimi formaggi.
Insomma i soliti stereotipi che però
almeno stavolta non sono poi così tanto
stereotipi. Dietro gli stereotipi da
cartolina però c'è la politica.
L'agricoltura svizzera sopravvive grazie
a sussidi molto generosi che coprono
fino al 49% del reddito degli
agricoltori, un dato lontanissimo dalla
media europea. Questa strategia serve
per evitare lo spopolamento delle valli
e per mantenere un minimo di
autosufficienza in un paese che, essendo
pieno di montagne altrimenti sarebbe
fortemente dipendente dalle
importazioni. Proseguendo verso sud e
verso est entriamo nella seconda
macroregione, le Alpi occidentali. Qui,
specialmente nel Canton Vallese, si
concentrano alcune delle montagne più
alte delle Alpi. Il massiccio del Monte
Rosa, il Cervino, il Dom. Anche qui il
confine linguistico è chiaramente netto.
La parte alta della valle è germanofona,
invece quella bassa, quella verso il
lago, è più francofona. Il Canton
Vallese è anche una delle regioni più
importanti d'Europa per l'energia
idroelettrica. Qui sorgono dighe
monumentali come la Grand Xans, alta
circa 285 m, che la rende uno dei più
grandi colossi in calcestruzzo al mondo.
In totale circa il 60% della produzione
elettrica nazionale proviene
dall'idroelettrico e una quota
significativa nasce proprio in queste
valli, quindi non stupisce che industrie
energivo come quelle dell'alluminio si
siano insediate proprio qui. La storica
Alusiss, ad esempio, sfruttava
direttamente l'energia a basso costo
delle dighe valesiane per alimentare i
suoi forni. Verso est si entra nel terzo
macrosettore, le Alpi orientali,
dominate in gran parte dal Canton
Grigioni. Per inciso, qui si trova Youf,
il villaggio permanentemente abitato più
alto d'Europa a ben 2.126 m. I grigioni
sono il cantone più grande della
confederazione, uno dei meno popolati e
probabilmente il più affascinante. Su un
territorio vasto e montuoso vivono poco
più di 200.000 persone ed è anche
l'unico cantone ufficialmente trilingue
con tedesco, italiano e romancio.
Quest'ultimo è una lingua romanzaretica.
erede del latino volgare delle province
alpine dell'Impero Romano, quindi un
parente stretto di italiano e francese,
ma sviluppatosi in modo autonomo nelle
valli grigionesi che rimasero isolate
per secoli e poi influenzate dal tedesco
e dall'italiano. Oggi il romancio ha
pochi parlanti, ma mantiene comunque lo
status di lingua nazionale concentrata
perlopi in Engadina e in alcune valli
laterali. Geograficamente i grigioni
sono un nodo idrografico europeo in
termini semplici. Questo qui è un punto
in cui tre diversi bacini idrografici si
toccano. Significa che se una goccia
d'acqua cade su un versante può finire
nel Reno e quindi finire nel mare del
Nord. Se cade su un altro versante può
seguire il fiume Mera e poi il Po e
infine raggiungere il Mediterraneo. Se
invece cade sul terzo versante entra
nell'indanubio e arriva fino al Mar
Nero. Da queste valli passano anche
alcune delle ferrovie alpine più
spettacolari del pianeta con viadotti
elicoidali e pendenze assurde, oggi
patrimonio UNESCO e sempre qui si
trovano San Morit e Davos, due località
che un tempo erano principalmente
stazioni di cura nell'800 e che oggi
invece sono simboli globali del turismo
alpino e nel caso di Davos anche sede
del World Economic Forum dove ogni
gennaio si ritrova mezza elite del
pianeta. Da qui il paesaggio vira
lentamente verso sud e arriviamo al
versante meridionale delle Alpi, il
Canton Ticino e le valli italofone dei
Grigioni. A nord il Ticino è bloccato da
due massicci imponenti, il San Gottardo
e l'Atula. A sud si apre invece verso la
Lombardia attraverso una rete di valli
profonde che scendono fino ai laghi. Qui
troviamo i due grandi specchi d'acqua
condivisi con l'Italia, il Lago Maggiore
e il lago di Lugano. Sul lago maggiore
ad Ascona si raggiunge il punto più
basso della Svizzera, circa 193 m.
Questo spiega in parte la strana
presenza di palme o leandri e un clima
che può ricordare più quello della
Riviera Ligure che di un cantone alpino.
Non a caso il Ticino è conosciuto come
la stanza del sole della Svizzera con
oltre 2000 ore di luce l'anno. Ma la
vera questione è un'altra. Come ha fatto
un paese così isolato e difficile da
governare a diventare uno stato stabile,
ricco e quasi impossibile da invadere?
La Svizzera esiste perché le sue
montagne glielo hanno semplicemente
permesso. Nel 1291
tre piccole comunità alpine, Uri, Svitto
e Unvaldo, che controllavano l'accesso
al Passo del San Gottardo, più o meno in
quest'area, si allearono per non finire
schiacciate dagliasburgo. Il patto
confederale aveva uno scopo molto
chiaro, mettere in comune la difesa di
un territorio difficile, ma comunque
fondamentale e controllare tutti quanti
assieme il traffico che andava dal nord
e sud e viceversa nelle Alpi. Stretti
tra Francia, Asburgo e Stati italiani,
gli svizzeri capirono molto presto che
il valore del loro paese non erano tanto
le terre che erano comunque difficili da
coltivare, ma i passi alpini che appunto
collegavano Nord e Sud Europa.
conquistarli per un esercito straniero
sarebbe costato moltissimo e avrebbe
portato ben poco. Molto più conveniente
invece per le potenze vicine era pagare
quegli svizzeri e utilizzare i loro
soldati o le loro vie di transito per i
loro comodi. Non a caso, per secoli i
reggimenti svizzeri combatterono in
mezza Europa e addirittura la Guardia
svizzera del Vaticano ne è l'ultimo
residuo. Comunque a fine 700, con
l'arrivo di Napoleone, la geografia non
bastò a salvare la Confederazione da
un'invasione, ma meno di 20 anni dopo,
al congresso di Vienna del 1815, le
grandi potenze ristabilirono
l'indipendenza della Svizzera e ne
riconobbero la neutralità permanente. Da
allora nessun esercito straniero ha più
occupato il paese. Durante la seconda
guerra mondiale Hitler pianificò
l'operazione Tannenembaum per invadere
appunto la Svizzera. Pianificata in
varia bozzi dell'alto comando tedesco,
ma formalizzata. non perché amasse
particolarmente gli svizzeri, ma perché
il rapporto costi benefici era pessimo.
Alla fine si trattava di una fortezza in
mezzo alle Alpi e che aveva preparato
anche nei minimi dettagli un piano, il
ridotto nazionale, ossia in caso di
invasione, in questo caso tedesca, le
zone di pianura sarebbero state
completamente abbandonate e l'esercito
elvetico si sarebbe ritirato nelle Alpi
centrali trasformata in un lavinto
fortificato tra ponti e gallerie, tutti
predisposti con cariche esplosive. Anche
molti viadotti apparentemente innoqui
nelle pianure erano in realtà costruiti
con piloni cavi progettati apposta per
essere riempiti di esplosivo. Quindi il
motto era se anche solo vi passa per
l'anticamera del cervello di invaderci,
noi facciamo saltare tutto, voi stessi e
anche noi. Come se non bastasse, nel
secondo dopoguerra la Svizzera contava
migliaia di bunker, di ostacoli
anticarro e di postazioni d'artiglieria
mimetizzata nelle rocce. Questo intero
sistema era pensato per far passare il
paese in modalità guerra nel giro di
poche ore. Ancora oggi ogni comune deve
poter garantire un posto in un rifugio
protetto per quasi tutti gli abitanti e
nel semiinterrato molte abitazioni hanno
pure un bunker condominiale. La Svizzera
è l'unico paese al mondo che prevede per
legge posti protetti antiatomici per
praticamente l'intera popolazione. E
chissà che in uno di questi non ci
abbiano messo davvero il poster di
displate sulla Nuca Cola. E a rendere il
tutto ancora più surreale, c'è un
episodio che sembra uscito da un romanzo
distopico. Nel 2009, durante il vertice
ONU di Ginevra, Gheddafi propose
provocatoriamente di smembrare la
Svizzera assegnando la parte tedesca
alla Germania, quella francese alla
Francia e il Ticino all'Italia. Per
capire bene il perché, servirebbe un
episodio tutto su Geddafi e sulla sua
storia. Magari scriveteci nei commenti
se ne volete uno. Con poche risorse nel
sottosuolo, niente petrolio, pochissimo
carbone, un po' di sale e tante tante
montagne, la Svizzera ha puntato su ciò
che la sua geografia offriva davvero,
cioè l'acqua, l'energia idroelettrica,
una manodopera qualificata e una
posizione centrale nel cuore
dell'Europa. E dato che non poteva
competere sulla quantità, la Svizzera ha
puntato tutto sulla qualità. Ad esempio,
nella valle della Limat a Zurigo
troviamo industrie meccaniche ed
elettrotecniche. A Basilea è esplosa la
chimica e la farmaceutica.
Sull'altopiano si è diffusa una
costellazione di PMI ultra specializzate
che producono beni ad alto valore
aggiunto e basso volume che sono
perfetti per un paese senza porti
marittimi perché chiaramente si
trasportano ovunque con facilità. A
questo si aggiungono opposizione
centrale e stabilità politica che per
decenni hanno reso la Svizzera un
rifugio per capitale di ogni tipo. Il
celebre segreto bancario, oggi molto
ridimensionato, ha attirato patrimoni da
mezza Europa e oltre, trasformando
Zurigo e Ginevra in piazze finanziarie
globali. Quindi capite bene che con poca
terra fertile e poche risorse gli
svizzeri hanno imparato a monetizzare
ciò che avevano e a trasformare tutto il
resto in capitale umano, innovazione e
soprattutto fiducia. sociale. Ma adesso
arriviamo al capitolo finale che piace
sempre a voi. Oggi realisticamente
come si invade la Svizzera? Esattamente
come nel video sulla Russia, la risposta
breve a come si invade la Svizzera è
male. In teoria i punti di ingresso sono
chiari. la pianura del Reno verso nord,
la zona delle Mano verso ovest, le valli
che portano al Ticino da sud, ma in
pratica ogni direzione d'attacco si
trasforma poi in un imbuto. Non esistono
grandi pianure dove far correre
divisioni corazzate come in Ucraina o in
Polonia. Sì, qualche spazio aperto c'è
attorno, ad esempio, a Shaffusa, questa
piccola tasca svizzera incastrata dentro
il territorio tedesco oppure lungo il
reno settentrionale, ma da lì, appena si
entra, ci si ritrova comunque immersi in
una rete di fiumi rilievi che obbligano
a spezzettare le colonne e, come ci
insegna bene Risico, chi gioca in difesa
ha sempre un vantaggio. In più la
Svizzera oggi non è un'isola, è
circondata da quattro dei paesi più
stabili e integrati dell'occidente
europeo che sono Francia, Germania,
Italia e Austria. Il Ltenstein lo
lasciamo fuori competizione. Ti voglio
bene Liktenstein, ma sul piano militare
vali quanto il due di picche. La
Svizzera, ok, non è nella NATO, ma la
sua sicurezza poggia sul fatto che un
attacco diretto contro di lei
significherebbe destabilizzare tutto il
cuore dell'Europa. È difficile
immaginare uno scenario in cui questo
avrebbe senso per qualcuno. Ma sì,
perché non svegliarsi male un giorno e
decidere di nuclearizzarla così a caso?
Le vere vulnerabilità sono altrove. La
prima è la dipendenza dalle
importazioni. Gran parte dei
combustibili, di molte materie prime e
di una fetta del cibo arriva
dall'estero. Se per ipotesi folle e
senza senso l'Italia o la Germania
chiudessero i confini porti, oppure se
una grave crisi globale bloccasse le
rotte marittime, la Svizzera finirebbe
rapidamente sotto pressione. Proprio per
questo motivo il paese mantiene da
decenni riserve strategiche obbligatorie
di cereali, carburanti e altri beni
essenziali dentro silos e depositi
sotterranei, allo scopo di resistere,
almeno per qualche mese a eventuali
shock in stile fallout. La seconda
vulnerabilità è molto più sottile e
anche forse più reale. Second un domani
il commercio globale si riorientasse
altrove, per esempio con rotte artiche
stabili che spostano il baricentro
ancora più verso il mar glaciale Artico
per via dello scioglimento dei ghiacci o
appunto verso Oriente, verso la Cina, i
corridoi mediterranei e alpini quindi
potrebbero perdere ancora più peso. La
Svizzera, in fondo, è il classico Davide
che ha imparato a vivere circondato da
Goliam. prudente, metodica e un po'
ossessiva nella pianificazione, ma
sempre pronta a cambiare modello quando
la geografia glielo impone. E qui che si
capisce cosa vuol dire davvero che la
geografia diventa destino, non perché
tutto sia scritto, ma perché il campo da
gioco lo decide sì la mappa, ma alla
fine sono i popoli a scegliere come
muoversi dentro quei confini. Ora tocca
a voi. Quale altro paese volete nel
prossimo episodio di geografia potente?
il sesto. Scrivetemelo qui sotto. Io vi
saluto, ci vediamo alla prossima. Spero
comunque di avervi fatto desistere
dall'invadere la Svizzera per Aspera ad
Astra. M.
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La Confederazione Svizzera è un paese alpino e senza sbocco sul mare, noto per la sua posizione strategica nel cuore dell'Europa e per essere una fortezza naturale quasi impossibile da invadere. La sua geografia montuosa, suddivisa in macroregioni, è la fonte della sua ricchezza idrica, che alimenta gran parte dell'Europa e l'energia idroelettrica nazionale. Nonostante la scarsità di risorse naturali, la Svizzera ha prosperato grazie a una strategia economica incentrata sulla qualità, la specializzazione in settori ad alto valore aggiunto (orologeria, farmaceutica, meccanica) e la sua stabilità finanziaria e politica. Storicamente, ha difeso la sua neutralità e indipendenza attraverso un'ingegnosa strategia di difesa, il "ridotto nazionale", che l'ha resa inospitale per gli invasori. Le sue vulnerabilità moderne includono la dipendenza dalle importazioni e la potenziale perdita di centralità nelle rotte commerciali globali, ma il paese è noto per la sua pianificazione metodica e la capacità di adattamento.
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