Perché i tuoi video sembrano "finti" (anche con una camera da 10K)
454 segments
Il 90% degli imprenditori e dei liberi
professionisti che ho incontrato in
tutti questi anni ha una paura
della camera. Non appena si posizionano
davanti ad un'ottica, ad un obiettivo,
ad una videocamera, cambiano
completamente, diventano rigidi, hanno
la voce che cambia, hanno lo sguardo che
si spegne completamente ed il video, a
prescindere da quella che sia la camera,
che possa essere più o meno costosa,
alla fine sembra finto. Appena si
posizionano davanti a una camera si
trasformano, diventano una persona
completamente diversa da quella che era
con te a parlare 2 secondi prima. E
sapete però qual è la verità? è che la
colpa non è di quelle persone che
davanti alla camera non si trovano a
proprio agio, non ci sanno stare. La
colpa è di chi sta dietro la camera e
quindi oggi vi voglio svelare come io da
regista riesco a trasformare una persona
che è terrorizzata davanti a una camera
in una persona super carismatica in meno
di 15 minuti e quindi se sei un libero
professionista o un imprenditore capirai
perché non devi più temere il set e se
invece sei un videomaker capirai come
poter agire affinché il tuo cliente non
si senta più a disagio davanti alla
camera.
La prima cosa su cui voglio focalizzarmi
che è uno di di quei tarli che c'è
fondamentalmente nella testa di una
persona non tecnica che si approccia
appunto a mettersi davanti la camera, si
pensa che si deve essere portati per
stare in video. Questa è una mezza
verità, nel senso che se tu come persona
vieni diretto nel modo giusto, in realtà
puoi funzionare. È vero, c'è sicuramente
chi magari è più predisposto, chi è più
spigliato, chi magari è più videogenico,
chi funziona un po' meglio. Questa è una
mezza verità perché se è vero che ci
sono delle persone che hanno molto più
carisma rispetto a delle altre, delle
persone che sono più videogeniche
rispetto a delle altre, c'è però la
verità scomoda che il grande lo si
riesce a fare portando la persona che
deve stare davanti la camera nella
direzione che serve e con questo non
voglio dire che tutti quanti possono
performare al 100% davanti ad un
obiettivo, ma con alcune accortezze in
realtà si riesce ad ottenere un ottimo
risultato. La cosa più importante è che
quello che si deve riuscire a fare è
gestire l'emozione perché si può andare
a creare un setup con una camera super
costosa, con la luce perfetta, con il
microfono perfetto, con tutti i crismi
del caso, ma se dall'altra parte non si
riesce a gestire l'emozione nel migliore
dei modi, di base quello che viene fuori
è un video in sì altissima qualità dal
punto di vista dei pixel, ma di una
persona che è completamente al disagio.
Il fatto che una persona è a disagio
davanti la camera, volendo o non
volendo, questa cosa si nota. E quindi
qual è il ruolo della persona che deve
stare dietro la camera? quel ruolo da
regista è fondamentalmente quella
differenza che c'è tra lo schiacciare
soltanto recusarre
da quella persona la visione. Quindi di
base quello che si deve fare è non
riprendere quello che accade, ma fare
accadere le cose da dover riprendere.
Come si fa questa cosa? Vabbè, intanto
in primis, non partendo a gamba tesa
direttamente sul set, nel senso che i
primi 15 minuti, la prima mezz'ora prima
di andare in registrazione, prima di
premere rec, prima di far sedere la
persona davanti ad una luce, davanti a
un obiettivo, con una persona dietro che
la guarda o addirittura anche delle
altre persone, perché poi se magari ci
ritroviamo su dei set un po' eh più più
grandi, più complessi, magari non c'è
soltanto la persona dietro la camera, ma
ci sono altre figure, ecco, c'è bisogno
di far abbassare la guardia, quindi in
quei minuti iniziali, uno, la camera
sicuramente non deve essere accesa. Due,
non deve essere messa la persona sotto
torchio sotto una luce che ovviamente se
non è mai abituata, sembra che sta
facendo praticamente l'interrogatorio
dentro a all'ispettorato di polizia. c'è
bisogno di riuscire a ehm costruire una
sorta di dialogo super eh rilassante,
super tranquillo con la persona che poi
dovrà andare davanti l'obiettivo.
Ovviamente si possono fare 1le discorsi,
si possono fare 1ille domande. Ehm
l'obiettivo è proprio cercare di
rassicurare la persona, ma anche
rassicurarla dal punto di vista di
quello che succederà poi dopo. Quindi
sì, andiamo a crearci tutto un discorso
di empatia, dim
stai, come non stai,
scherzoso, sorridente, cioè insomma
farlo mettere a proprio agio nella
conversazione, riuscire a creare
un'ulteriore fiducia rispetto a quella
che magari ha già nei tuoi confronti,
perché comunque se siete lì a lavorare
insieme sicuramente una fiducia ci deve
stare, però c'è bisogno di farlo proprio
sentire a a suo agio, andarlo a
rassicurare su quello che succederà, che
quindi ci saranno dei momenti in cui si
sbaglierà, ci saranno dei momenti che
andremo a tagliare, ci saranno dei
momenti in cui ci divertiremo, ma
soprattutto va rassicurato dal punto di
vista del montaggio, nel senso che il
montaggio è un paracadute per quello che
è tutto quanto questo eh questo
approccio davanti alla camera che quindi
tutto quanto quello che viene detto si
può sistemare in montaggio. Io quello
che faccio è proprio questo. Ogni volta
che sono su un set mi prendo proprio del
tempo per parlare con la persona che
dovrà essere davanti la camera, che
questa possa essere un imprenditore,
possa essere un libro professionista,
possa essere un ragazzo che è la prima
volta che si ritrova davanti la camera.
I bambini, regà, i bambini, quando devi
approcciarti ai bambini è è ancora più
complicato, ma proprio quel discorso di
creare quel rapporto di fiducia, di
complicità, di empatia, di ehm capisco
com'è la situazione, perché io ci metto
anche la faccia in questo caso, quindi
so esattamente che cosa voglia dire
stare davanti la camera e quindi so
benissimo quali sono tutte quante quelle
pare che può avere una persona una volta
che si ritrova davanti. ad una
situazione di questo tipo e vado proprio
a far sciogliere tutte quante quelle
insicurezze che so che se non vado a
fare quando poi vado a premere rec,
ecco, è un gran macello e la persona se
magari 2 secondi prima era lì che
chiacchierava con me e ed era super
tranquilla, appena vado a premere rec
vado e la la la frzo praticamente. Un
consiglio dal punto di vista
psicologico, non utilizzate mai tutte
quante quelle parole che aumentano il
senso di ansia. non ti preoccupare, non
ti preoccupare, ti fa pensare proprio al
fatto che ti devi preoccupare, cioè è
proprio più racconta come vanno le cose.
Portano proprio all'interno di quelli
che saranno gli step da adesso in
avanti, ma nel modo più tranquillo
possibile, quindi senza far percepire
ansia, senza mettere l'angoscia e senza
farlo sentire inadeguato. C'è poi
un'altra cosa fondamentale dal punto di
vista psicologico, ovvero la questione
dei neuroni specchio, nel senso che noi
ci eh comportiamo sulla base di chi
abbiamo davanti, cioè nel senso siamo
per natura, per biologia, portati ad
imitare quello che ci ritroviamo di
fronte ai nostri occhi. Quindi se la
persona che è dietro la camera è tesa,
anche la persona che è davanti la camera
è tesa. Se invece tu persona che sei
dietro la camera sei entusiasta, anche
la persona che è davanti alla camera si
entusiasma, si accende e quindi
ovviamente performa meglio. E quindi
qual è qui il punto di forza che si può
attuare? Il fatto di gesticolare, di
sorridere, di parlargli, di guardarlo e
di guidarlo attraverso anche proprio il
movimento del corpo, il movimento delle
mani, il movimento degli occhi. Ok? fare
questa cosa farà fare per neuroni
specchio la stessa cosa anche alla
persona che è davanti. Io una cosa che
faccio molto spesso è quando devo
riuscire a spiegare, per esempio,
proprio in termini di ehm recitazione un
qualcosa, ma in realtà la stessa cosa la
riporto anche quando mi ritrovo a
lavorare con persone che devono ehm
parlare e mi devono trasmettere un
qualcosa, io vado a dare proprio
direzioni con il mio corpo, quindi sono
proprio lì. che gli dico falla in questo
modo perché farla in questo modo mi
trasmette questa cosa che è quella che
mi serve far trasmettere e far passare
per l'obiettivo del contenuto. La stessa
cosa con le mani, la stessa cosa con il
colore della voce, con il tono della
voce. Molto spesso quando si lavora con
persone che non sono dei grandi
comunicatori perché ovviamente fanno un
altro tipo di lavoro, molto spesso si
tende a sentire una voce monocolore che
quindi non ci sono queste variazioni di
timbri, di volume, di intenzione, di
colore, proprio esattamente come sto
facendo io adesso, no? Io ci sto
mettendo dell'enfasi a parlare, sto
andando a eh marcare alcune parole
piuttosto che altre, sto modulando tutto
quanto quello che sto dicendo con
volumi, con velocità diverse, con pause,
con tempi. Ecco, tutte quante queste
cose sono tutte quante quelle cose che
devono essere condivise dalla persona
che è dietro la camera, perché
dall'altra parte se una persona che non
fa questo di lavoro e quindi il compito
di chi è dietro la camera è proprio
quello della persona che dirige, è
proprio di dirigere verso la
comunicazione giusta chi sta parlando
davanti alla camera per farlo performare
nel migliore dei modi, sempre in
funzione dell'obiettivo che deve avere
quel contenuto, in funzione di quello
che deve comunicare. quella persona con
la sua voce, col suo sguardo, col suo
corpo, con tutto. C'è poi il discorso
dello sguardo, lo sguardo forzato. Ecco,
questa forse è una delle cose più
difficili perché mi rendo conto che
guardare dentro la camera non è una cosa
molto naturale e quindi in quel caso se
si capisce che dall'altra parte c'è una
persona che fa fatica a parlare da
questo punto di vista a fissare lo
sguardo in camera, si possono prendere
due strade. Se la fatica è data dal
fatto che c'è una persona dietro che lo
sta guardando e quindi lo fa sentire un
po' in soggezione, quello che si può
fare è tra virgolette un po' nascondersi
dietro la camera, quindi non stare in
piedi, ma magari star seduta nascosto
dietro la camera con magari un monitore
esterno a fianco che permette al
regista, al al filmmaker, alla persona
che sta eh riprendendo, che sta eh
guidando tutto quanto il il progetto che
che sta guidando la chiacchierata di eh
non far sentire sotto pressione l'altra
l'altra persona. In alternativa,
un'altra cosa è valutare di non far
guardare la persona in camera, quindi di
eh trasformare il tipo di contenuto come
se fosse una sorta di intervista. E qui
tra poco vi aggiungo anche un'altra
un altro input, un altro consiglio che
potete applicare per migliorare da
questo punto di vista. Però ecco, questo
è un altro consiglio, un altro truc
perché è un altro trucco, perché
trasforma a quel punto tutto il discorso
in una sorta di chiacchierata da bar,
quindi il
personaggio, il nostro attore, il nostro
protagonista non guarda più in camera,
ma parla con me che mi sono seduta lì
accanto, quindi sono accanto alla
camera, esattamente come sto facendo
adesso io in questo momento. sto
condividendo le mie idee, sto
rispondendo alle domande, sto parlando
di quello di cui devo parlare, non
guardando in camera, avendo un discorso
colloquiale con la persona che ho qui
davanti a me, che in questo caso non
c'è, però comunque io come persona che è
davanti la camera mi dimentico di tutto
stoaradan qui davanti e riesco
fondamentalmente a rilassarmi perché
inizio ad avere una sorta di
chiacchierata da bar con un'altra
persona che è qui di fronte a me in
questo momento, esattamente come sono
ruotata io. Ovviamente è un discorso che
va definito sulla base di ehm quello che
è il progetto, perché non sempre si può
prendere una strada e se ne deve
prendere per forza un'altra e quindi
bisogna trovare quegli escamotage
affinché ci si possa portare a casa il
risultato nel migliore dei modi, sempre
in funzione dell'obiettivo che deve
avere il video. Tra le mille cose poi
che non si devono mai dire, c'è da
evitare il sorridi di più. Sì, naturale,
perché in realtà se la persona
dall'altra parte non è abituata questa
roba la manda ancora più in pappa e la
rende ancora più finta. Quindi qual è il
discorso? Cosa si può fare? si può
andare a costruire una sorta di
intervista attiva, quindi invece di far
leggere un copione, ovviamente dipende
dai casi perché non sempre si può fare,
però eh per moltissime produzioni che
faccio, più che far leggere un copione,
più che fare avere delle domande
stabilite a tavolino, eh dove la persona
va proprio a macchinetta, si vanno a
costruire proprio delle domande che li
facciano emozione.
che quindi li facciano essere naturali
senza però dirglielo. Quindi non voglio
che mi vadano a raccontare
il loro valore come se fosse una sorta
di poesia, ma voglio che se stiamo
parlando appunto di un'azienda, voglio
che me lo facciano vivere, che loro
mentre lo vanno a raccontare lo
rivivano, perché questa cosa fa
percepire proprio la voglia di quella
persona, la passione, il suo ehm il suo
essere vero, perché siamo ormai nell'era
dell'autenticità. È finito il periodo
del chi fa più contenuti
a macchinetta vince, ma ormai vince chi
è più autentico. Vi faccio un esempio
per renderla ancora più semplice.
Ipotizziamo il fatto che io debba
realizzare un documentario per
un'azienda ed ho da far alcune domande
all'imprenditore che l'ha fondata.
Quindi, qual è sicuramente quella cosa
che non devo chiedere? Non devo
chiedere. parla della tua azienda,
raccontami la tua azienda perché lì
parte il pippone super mega tecnico,
super dal 1963, noi io io io no,
assolutamente no. Come si può
trasformare questa domanda per far
uscire quello che veramente serve nel
momento in cui eh voglio raccontare ehm
[musica]
questa azienda? Una domanda potrebbe
essere: qual è la sfida più dura che
avete superato in questi anni? Qual è la
cosa che che vi ha trasformato
come azienda? Qual è stato il
l'intoppo più grande che avete avuto e
come l'avete superato? E lì si apre un
mondo di comunicazione bellissimo,
perché in questo modo viene fuori
proprio la l'autenticità, viene fuori la
passione e questo è proprio quel modo
per far evitare di pensare alle parole,
ma far pensare alla passione, fargli
brillare gli occhi mentre parla, quello
è l'obiettivo. Quindi un altro esempio,
invece di che cosa fai di lavoro,
mettiamo il caso di un imprenditore, o
raccontami la tua storia, no, raccontami
perché quella mattina di 10 anni fa hai
deciso di fare questa cosa, di prendere
questa scelta, di iniziare questo
percorso e lì, caspita regà, cambia
tutto perché è lì che parte la
narrazione vera e quindi la scelta delle
domande giuste, il guidare verso le
domande giuste, quello fa veramente la
differenza. Quello fa sì che la persona
dall'altra parte si sciolga
completamente e si dimentichi totalmente
che stiamo facendo delle riprese.
[risate]
E tutto questo è poi quello che permette
a a a qualsiasi tipologia di persona che
possa essere un libero professionista,
che possa essere un artista, che possa
essere un imprenditore, di raccontarsi
nel modo più autentico possibile, ma poi
anche di monetizzarlo quel contenuto,
cioè nel senso andare a costruire
qualcosa che in termini di ritorno di
investimento trasmetta qualcosa e che
quindi gli riporti qualcos'altro sempre
sulla base di quello che è l'obiettivo
[musica] di quel contenuto o quegli n
contenuti. Quindi la cosa importante è
cominciare a pensare che chi sta dietro
la camera non è quella persona che preme
rec, ma è quella persona che riesce ad
estrarre l'autorità e aggiungo anche
l'autenticità e la trasforma in video. E
quindi se siete dei videomaker dovete
cominciare a ragionare da questo punto
di vista. Se oggi non siete ancora
capaci di riuscire a costruire un
dialogo di questo tipo con il vostro
cliente, è lì che dovete andare a
lavorare, non alla ricerca della camera
migliore, della lente migliore e della
luce perfetta, perché è quello che poi
fa la vera differenza e che permette a
chi è davanti la camera di sembrare di
sicuro e di attirare ovviamente il
target giusto per quel progetto, per
quel personal brand, per quella la cosa
che si sta realizzando. [musica]
Quindi raga, ora sono curiosa, voglio
leggervi nei commenti e voglio sapere
qual è stata la vostra peggiore
esperienza davanti o dietro la
telecamera, quindi qual è quel blocco
che non riuscite a superare? Aspetto di
leggervi nei commenti e vi consiglio
anche di leggere la descrizione del
video perché vi ho lasciato un po' di
chicche super utili. Mi raccomando, se
poi volete supportare tutto quanto
quello che faccio con questo canale e
volete vedere altri video come questi,
iscrivetevi attivando anche la
campanellina, così da non perdervi
nessun prossimo contenuto. Io, come
ultima cosa, vi saluto e ci vediamo
martedì prossimo alle 12:30 con un nuovo
video sempre qui su YouTube con me da
Lilù. Show.
เ
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il video illustra strategie per aiutare imprenditori e professionisti a superare la paura della telecamera, attribuendo la responsabilità della riuscita al regista. Vengono descritte tecniche come la creazione di un legame empatico iniziale, l'uso dei neuroni specchio per influenzare positivamente il soggetto e la trasformazione del video in un'intervista colloquiale. L'obiettivo è ottenere una comunicazione autentica, focalizzandosi sulla passione e sull'autorità della persona piuttosto che sulla perfezione tecnica dell'attrezzatura.
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