Perché le Big Tech investono miliardi nell’intelligenza artificiale
871 segments
Perché Amazon, Google e Meta stanno
finanziando la riattivazione e
l'espansione di intere centrali
nucleari? Perché Google in particolare
sta investendo montagne di soldi per
mandare in orbita i suoi data center?
Come mai i cinesi invece li vogliono
costruire in fondo al mare affrontando
costi e difficoltà logistiche
giganteschi? e soprattutto cosa spinge
tutti loro a compiere il più grande
sforzo economico mai intentato da delle
aziende private a fronte di un ricavo
attuale assolutamente insufficiente a
giustificare queste cifre. Sono tutti
impazziti o c'è un grande piano sotto la
superficie di cui noi vediamo solo la
punta dell'iceberg? Per trovare una
risposta a queste domande o quantomeno
farci un'idea plausibile di cosa stia
succedendo davvero dietro le porte di
vetro automatiche, delle futuristiche
sedi delle bigtech, dobbiamo
innanzitutto mettere per un attimo da
parte ciò che l'intelligenza artificiale
rappresenta per noi comuni mortali e
considerarla per quello che è per i
grandi player del digitale, ovvero un
business, un business che ha ricadute
pesanti sull'economia ovviamente, ma
anche sulla politica, sulla difesa,
sulla sovranità nazionale, sul lavoro e
sull'ecologia e quindi in definitiva su
ognuno di noi. Un business veramente
enorme, come mai ne sono stati prima.
Capitolo 1. Power Charge.
Se voi foste cittadini americani e
viveste nella contea di Heldon in New
Jersey o in quella di Ashborne in
Virginia, come anche in svariate altre
sparse per gli Stati Uniti, potreste
aver notato che il prezzo delle vostre
bollette e mi riferisco a quelle
dell'elettricità è salito fino quasi a
raddoppiare, anche se i vostri consumi
sono rimasti gli stessi. Signora mia,
che ci vuole fare? L'energia costa per
tutti, ma perché questa cosa ci dovrebbe
interessare? Questa impennata nel costo
dell'energia per i cittadini di alcune
specifiche zone degli Stati Uniti ci
racconta una storia che, lo vedremo,
nasconde qualcosa di molto ma molto più
grosso. No, questo non è un video
sull'energia elettrica, amici. Qua siamo
all'ingresso della tana del
Bianconiglio, quindi accendete le vostre
torce sugli elmetti perché adesso si
scende. Ve la faccio semplice. La legge
americana prevede che quando il consumo
energetico supera una certa soglia, il
costo di questa inaspettata eccedenza
viene ridistribuito sui privati che si
approvvigionano dalle linee elettriche
sulle pesa il sovraccarico della domanda
di energia. Una sorta di conguaglio,
quindi come quelli per le spese
condominiali degli affitti. Entro una
certa soglia c'è un accordo fisso e se
si consuma di più si paga
un'integrazione. Se in una zona si
consuma talmente tanto di più da sforare
le previsioni della fornitura,
evidentemente è perché in quella zona le
persone hanno per un motivo o per un
altro incrementato i loro consumi. Una
maggiore richiesta si traduce in una
maggiore necessità di manutenzione, di
ampliamento delle infrastrutture, magari
addirittura della costruzione di una
nuova centrale. E chi dovrebbe pagare
tutto questo? Beh, tutti quanti i
cittadini delle aree interessate. Del
resto non esiste nessuno che, privato o
azienda che sia, possa da solo avere
bisogno di tanta elettricità da portare
fuori scala il consumo energetico di
intere con te o addirittura interi
stati. Vero. Vero. Ma perché questa cosa
ci dovrebbe interessare? Perché tutto il
mondo è paese e non dovete credere
neanche per un secondo che l'Italia sarà
esente da questo fenomeno. Amazon Web
Services si sta già muovendo anche dalle
nostre parti e non sarà l'unico player a
investire ingenti quantità di denaro in
Europa. Quindi guardiamo all'America per
capire l'antifona anche qua da noi.
Nella Luisiana nord orientale, Meta,
quella di Zerberg, stava costruendo a
metà del 2025, cioè l'altro ieri, una
gigantesca centrale elettrica da 3
miliardi e mezzo di dollari per
soddisfare la sempre più pressante
richiesta di energia dei suoi data
center dedicati alle intelligenze
artificiali. Il consumo energetico
attuale, quindi ad oggi dei data center
impiegati nel settore dell'Abile
da solo di un incremento stimato del 60%
dei costi nella cosiddetta PJM Grid,
un'area di approvvigionamento energetico
che si estende proprio in questi stati
in cui il prezzo dell'energia ha già
incominciato a salire e non è un
problema locale, eh, in varia misura
anche altre zone degli Stati Uniti
stanno registrando trend simili. In
pratica, siccome questi nuovi impianti,
queste centrali elettriche e queste
nuove linee sono opere potenzialmente di
utilità pubblica, la legge prevede che
il prezzo della costruzione, della
gestione venga ridistribuito tra i
residenti, anche se poi di fatto vengono
utilizzate unicamente per fornire
energia ai data center, il che si
traduce in un pesante incremento del
prezzo dell'energia per la gente comune,
anche se i loro consumi sono rimasti gli
stessi. In pratica le persone che vivono
nelle zone in cui vengono costruiti
questi impianti negli Stati Uniti di
fatto sono donatori, donatori non
consenzienti, spesso addirittura
inconsapevoli. E quindi che si fa? Beh,
quindi o cambiano le leggi o le cose non
miglioreranno nel prossimo futuro. Anzi,
le stime più citate ipotizzano che il
consumo energetico dei data center possa
triplicare entro la fine del 2026. Per
intenderci, un consumo del genere è
all'incirca pari a quello dell'intera
Germania. E tutto questo in un anno da
adesso, ma com'è possibile che possa
esserci un incremento così esponenziale?
Questi data center consumano così tanta
energia? Può essere che se chiedo a Chat
CPT di farmi l'elenco dei piatti facili
che posso preparare con quello che ho in
frigo si debba sciogliere un ghiacciaio
intero sulle ande? A cosa serve davvero
tutta questa potenza? Venite, venite,
seguiamo il Bianconiglio. Circa il 40%
di tutta questa energia serve soltanto a
raffreddare i server che altrimenti si
fonderebbero in un attimo. Gamer, 3D
artist e video editor all'ascolto
possono facilmente immaginare quanto
possano scaldarsi i circuiti di una
macchina che deve macinare dati. Ecco,
immaginatevi questa cosa moltiplicata
per un intero enorme impianto acceso a
piena potenza 24 ore su 24, 7 giorni su
7. Calcolate che un singolo impianto può
arrivare a consumare più di 1 milione di
galloni d'acqua al giorno per la sua
refrigerazione. Ora, per restare negli
Stati Uniti, ma questo chiaramente vale
per tutto il mondo, se questi server
vengono piazzati in regioni a rischio
siccità come l'Arizona o la California,
questo significa, tra l'altro, entrare
in diretta competizione con
l'agricoltura o l'uso civile delle
risorse idriche. Ed è per questo che
Microsoft ha stretto un accordo con
Constellation Energy per riattivare il
reattore nucleare di Tre Mile Island,
come Amazon che alimenta i suoi server
con quello di Susquen, non lontano da
Scranton, Watt di Electric City,
entrambi in Pennsylvania. È per questo
che Meta e Google stanno investendo
sugli Small Modular Reactors ed è per
questo che i cinesi vogliono mettere i
loro data center nel mare davanti a
Shanghai, con la speranza di risparmiare
fino, pensate, al 90% dell'energia
sfruttando l'acqua fredda del Mar Giallo
per refrigerare i server. E non è una
novità, Microsoft ha già fatto qualcosa
di simile in Scozia con il suo project
Natic. E vabbè, ridiamo perché si chiama
Natic il progetto, ok? Sono soluzioni
interessanti dal punto di vista del
risparmio energetico, ma sono comunque
complesse e piene di problemi,
costosissime. La manutenzione è un
incubo a causa della corrosione salina,
per non parlare del surriscaldamento
delle acque circostanti, ma tanto
quello, no, chi se ne frega. E se questo
vi sembra poco, pensate che Google sta
ipotizzando, per usare un'elegante
metafora, di poggiare il proprio membro
sul tavolo con il suo progetto Sun
Catcher, una costellazione di data
center volanti lanciati in orbita al di
là delle nuvole, i quali orbitando in
senso opposto alla Terra sarebbero
attivi 247 grazie all'energia solare e
con il freddo del vuoto spaziale che
dissiperebbe tutto il calore che volete.
No, no, ma mettete pure via lo sfumante,
perché questa è al momento una follia.
Non abbiamo la tecnologia per far
comunicare i server tra loro e con la
terra alla velocità necessaria, per non
parlare del costo economico e
dell'impatto ambientale, di lanciare
centinaia di missili. E poi, scusate, ma
se si rompe un circuito mandiamo su un
tecnico spaziale in giornata? non credo,
almeno, ripeto, per il momento. Ma ecco,
appunto, tornando coi piedi per terra,
va comunque notato che questi progetti
vengono sì considerati dei cosiddetti
moonshot, progetti a lunghissimo
termine, ma se ne parla per davvero.
Vengono presi davvero in considerazione.
I grossi player nel campo degli A si
stanno sbattendo veramente un sacco per
questa storia dei server e tra poco
vedremo il perché. Il secondo motivo che
rende questi impianti così affamati di
energia è che non servono solo a
realizzare l'immagine in versione studio
Ghibli di voi e del vostro cane. Anzi,
questo tipo di utilizzi spiccioli di noi
poveracci ha un impatto minuscolo sul
totale. L'IA viene utilizzata anche e
soprattutto per assolvere a funzioni
molto molto più complesse e impegnative.
L'uso aziendale dell'EA è di gran lunga
più impattante. Automazione dei
processi, compilazioni automatiche,
targettizzazione della pubblicità basata
su comportamenti degli utenti,
predictive maintenance, forecasting di
domanda e prezzi se pensiamo al comparto
finanziario, come anche l'individuazione
di frodi bancarie o assicurative, lo
scoring del rischio e del credito o la
sicurezza nei luoghi pubblici. pensate
al riconoscimento facciale in tempo
reale o alla sicurezza informatica,
perfino a cose molto lodevoli come la
ricerca farmacologica o le simulazioni
predittive in campo medico. Tutta questa
roba è composta da una quantità
incalcolabile di processi. Non sarà quel
vostro video fatto con Sora di Ronaldo
che vi serve il kebab e urla su a
condannare il pianeta. Fidatevi, ci
arriverà prima qualcos'altro. Ma a
proposito di monitoraggio e sicurezza
informatica, certo le big tech farebbero
di tutto per poter analizzare i vostri
dati di navigazione, fonti così preziose
di informazioni per allenare i loro
algoritmi. Ma non deve per forza andare
così. Non finché a difendere la vostra
attività online ci sarà Nord VPN. Grazie
alla crittografia di alto livello di cui
dispone Nord VPN, i vostri dati di
navigazione saranno al sicuro dalle
grinhe di chi vorrà farsi gli affaracci
vostri e non solo, perché con Nord VPN
potrete addirittura gelocalizzare la
vostra connessione criptata attraverso
uno degli oltre 88.800 800 server
dislocati in giro per il mondo. Grazie a
questo trucchetto non solo confonderete
i siti che visiterete che non saranno in
grado di appiopparvi i loro cookie di
tracciamento, ma potrete anche accedere
ai cataloghi con restrizioni
geografiche, come ad esempio i servizi
in streaming. E il fatto che con un
singolo account potete proteggere con
Nord VPN fino a 10 dispositivi consente
a me e alla mia ragazza, ad esempio, di
utilizzarlo su tutti i nostri device,
anche contemporaneamente, così lei può
guardarsi il suo Game of Full, che è una
cosa che esiste davvero, è un talent
show di sferruzzatori che si sfidano a
chi realizza il golf più bello. Non sto
scherzando, le piace molto. Peccato che
è disponibile in streaming solo sul sito
della BBC e con un IP italiano non
sarebbe accessibile, ma
geolocalizzandosi a Edimburgo con Nord
VPN questo non è più un problema.
Infine, accedere a un servizio online
dall'estero vi consente anche di
aggirare la discriminazione dei prezzi,
per cui da paesi ricchi come l'Italia i
prezzi di beni e servizi sono più alti
che altrove. E quindi usate Nord VPN e
non fatevi turlupinare come hanno fatto
i poveri abitanti della Louisiana Nord
orientale con quelli di Meta. Nord VPN,
a differenza loro, non raccoglie i
vostri dati perché grazie alla sua
policy no log non dispone nemmeno dei
server per farlo e vi avvisa qualora
stiate per scaricare file malevoli o
visitare siti poco affidabili. Vi
ricordo che trovate il link con il
nostro codice Nova Lexio per sfruttare
la nostra offerta esclusiva in
descrizione. E a proposito di server,
ora torniamo agli impegnatissimi server
dedicati all'inarrestabile crescita del
potere di calcolo dell'EP e sono davvero
impegnatissimi perché se anche dovessero
esserci dei server tra virgolette liberi
le aziende li metterebbero
immediatamente al lavoro a pieno regime.
Con cosa? Beh, con test. addestramento
dei modelli. La competizione è tale che
ogni secondo di inattività dei server
sono milioni di dollari buttati, milioni
di dollari di centinaia di miliardi
investiti nel campo delle IA tra
ricerca, sviluppo e infrastrutture. Si
parla ad oggi di qualcosa come 800
miliardi di dollari investiti in questo
campo solamente negli ultimi 5 anni.
Sono numeri che fanno veramente girare
la testa e qui sorge una nuova domanda
che ci cala ancora un po' più a fondo
nel nostro Rabbit hall. Ma tutti questi
soldi da dove vengono? Che giro fanno? E
soprattutto nelle tasche di chi
finiscono esattamente? Capitolo 2.
Follow the money. Innanzitutto
presentiamo i protagonisti di questa
sopopera. In principio furono i modelli.
I nomi li conoscete CPT, Cloud, Gemini,
Grock, Lama, Depsic, eccetera eccetera.
Ma che cos'è di preciso un modello di
intelligenza artificiale? Un modello IA
è un programma informatico addestrato su
grandi quantità di dati per identificare
pattern, prevedere qualcosa su base
statistica o prendere decisioni in
risposta a nuovi input inediti proposti
da un utente. Più vengono addestrati e
aggiornati questi modelli e più coerenti
e precise diventano le loro predizioni,
tanto da arrivare a generare output che
fatichiamo a distinguere da quelli
prodotti da un essere umano. E anche
quando possiamo capire che si tratta di
un contenuto generato automaticamente,
comunque il livello di dettaglio e di
coerenza è generalmente sbalorditivo.
Come potete immaginare in un video del
genere, per motivi di tempo e di
fruibilità, io sono stato costretto a
fare delle semplificazioni, ma se volete
approfondire la parte tecnica, vi lascio
dei link in descrizione che potete
consultare. Ma per mantenere in moto
questa macchina ultra performante serve
tanta tanta tanta potenza a disposizione
e non può certo essere ospitata dal
portatile di casa vostra. E chi sono i
pezzi grossi del cloud Storage? Beh, di
nuovo sono nomi noti che tutti ben
conosciamo. Microsoft, Amazon, Google,
Oracle, eccetera. Questi attori
forniscono l'infrastruttura, lo spazio
di archiviazione fisico dei dati e la
potenza di calcolo che consente ai
modelli suddetti di funzionare. E al
centro di tutto c'è un nodo
fondamentale, ovvero chi i chip, i
neuroni che compongono il cervello delle
di tutti quanti gli altri pezzi della
nostra scacchiera li produce. Di
produttori ce ne sono svariati e sono
nomi che probabilmente potreste già aver
sentito se siete un minimo degli
smanettoni del computer o se giocate ai
videogiochi o se fate mining Qualcom,
Samsung, Huawei, Alibaba, Cambricon e
altre, ma sono tre, o almeno lo erano
fino a qualche tempo fa, i nomi
principali e questi sono Intel AMD e
soprattutto, ma proprio soprattutto,
Nvidia. E nel video in particolare, lo
vedremo, è il nodo centrale di questo
intricato gioco di interconnessioni,
investimenti, servizi e accordi
circolari. Ma dato che è un macello
intricatissimo, ve lo racconto con un
esempio reale. Vi presento Core Weave.
Core Weave è un'azienda americana
fondata nel 2017 con il nome Atlantic
Crypto a Livingstone in New Jersey. Si
occupa di cloud computing, è
specializzata nel calcolo ad alte
prestazioni e fornisce la propria
infrastruttura alle aziende nel campo
dell'IA. I data center di Corwaave sono
situati negli Stati Uniti e in Europa.
Alcuni sono affittati a più aziende
diverse, ma altri sono interamente
dedicati ad un singolo cliente.
L'esempio più fulgido tra questi accordi
esclusivi è l'impianto di plano in
Texas. Questo stabilimento ospita, a
detta di Nvidia che ha fornito la
tecnologia che lo compone, il più veloce
superccomputer al mondo. Il suo valore è
di 1.6 miliardi di dollari e l'azienda
che lo utilizza in esclusiva per le
proprie operazioni computazionali è
Nvidia. Ma come Nvidia? Loro i chi non
li producono? Non hanno prodotto quegli
stessi chip che macinano dati nello
stabilimento corewivave di plano? Sì, ed
è così che funzionano infatti questi
accordi circolari. Nvidia, che produce i
chip possiede circa il 7% di core Waeve,
la quale per esistere e fare quello che
fa deve comprare hardware e spendere
miliardi di dollari per acquistare i
chip proprio da Nvidia, la quale a sua
volta compra questa capacità di calcolo
cloud dalla stessa Coreave per le
proprie esigenze produttive. Ma quindi
questi soldi che girano in tondo come
fanno a produrre delle nuove entrate?
Semplice, dal momento che esiste
un'infrastruttura rifornita e foraggiata
dallo stesso produttore dei chip, questa
offre i propri servizi a chiunque li
richieda. Realtà come Open AI, che
necessitano di una spaventosa potenza di
calcolo, pagano montagne di denaro ad
aziende come Corive per poter utilizzare
le loro infrastrutture, arricchendo
quindi anche Nvidia. L'investimento
quindi fa un giro completo e torna nelle
tasche di invidia con gli interessi e
questo giochetto funziona anche per
moltissime altre realtà e aziende
coinvolte nella rete. Prendiamo ad
esempio Microsoft, il colosso
tecnologico è oggi il più grande
investitore proprio in Open AI. Parliamo
al momento della scrittura di questo
video di qualcosa come 13 miliardi di
dollari investiti. In cambio Microsoft
possiede il 27% dell'azienda di
Semaltman e il diritto di ospitare GPT
in esclusiva su Azur, la sua piattaforma
cloud. per poi dargli una nuova veste,
appiccicarci sopra la propria etichetta
e rivenderla ai suoi clienti sotto forma
di prodotti come Copilot, facendoci
profitti enormi. Lo stesso schema lo
ripropongono Amazon e Google con Cloud
di Antropic per assicurarsi di poter
ospitare a pagamento i modelli di
Antropic e rafforzare quindi la propria
posizione competitiva nei confronti di
Microsoft e Open AI, Google e Amazon,
che pure sono in competizione tra loro,
investono miliardi di dollari in
Antropic, la quale utilizza i loro
server basati ovviamente su chip Nvidia.
E qui vediamo bene quanto questi legami
travalichino la concorrenza. Gemini e
Cloud non sono la stessa cosa, sono
concorrenti tra di loro. Eppure Google e
Anthropic sono legate ad accordi
multimiliardari e utilizzano la stessa
infrastruttura in un gioco di pesi e
contrapesi complicatissimo che mantiene
un unico vero centro gravitazionale,
ovvero Nvidia. Non c'è da stupirsi,
infatti se Nvidia negli ultimi due anni
ha registrato una crescita del 280% ed è
al momento la società quotata con la più
alta capitalizzazione di mercato di
sempre. Mi sembra di fare un video di
Marcello Scani qua. Nel 2025 ha superato
Microsoft e non di poco perché l'ha
superata di più di 1000 miliardi di
dollari e adesso vale in totale un po'
più di 5.000 miliardi. Io non so neanche
come si scrive un numero del genere,
devo mettermi a contare gli zeri. Certo,
queste aziendone si accollano un bel
rischio a puntare tutte le loro fish su
un unico produttore o quasi, non a caso
su un drapici. Il CEO di Alphabet lo ha
detto chiaramente. I legami sono
talmente intrecciati che se anche salta
una sola tessera tutta la torre rischia
di crollare. Nvidia fa un sacco di
soldi, certo, ma le pressioni sono
enormi e le negoziazioni per nuovi
accordi sono continue e infatti chi può
permetterselo sta già cercando di
smarcarsi da questo monopolio producendo
i propri chip proprietari. Nvidia lo sa
e prova a ristabilire un equilibrio
iniziando a produrre e a lanciare i
propri modelli IA open source. Vedete
quindi quanto tutti sono interconnessi e
nessuno si fida di nessuno, ma è
normale, del resto sono affari, non
siamo mica qui a fare una scampagnata. A
questo punto sorge un'ulteriore domanda
che ci porta ancora più in profondità.
Le interpretazioni più ciniche
sostengono che queste manovre si muovano
all'interno di quella che in realtà è
una bolla. Grosse aziende fanno
circolare enormi quantità di denaro, il
tutto tra di loro, e gonfiano le
valutazioni di mercato e il prodotto
interno lordo americano, tra parentesi,
anche se di fatto vivono su un piano
completamente scollegato dall'economia
della gente normale. Eppure questi soldi
da qualche parte arriveranno pure e se
l'1% si arricchisce così tanto,
probabilmente perché il 99 si sta
impoverendo. Quindi, qual è il vero
gioco delle aziende tech? Capitolo 3,
tecnoofudalesimo.
Mr. Musk have minds
of billions to say, "Hey, isn't this
great? We can lower the work week. We
can guantee healthc, high quality
healthc to everybody. We can expand life
expectancy. We can solve global warming.
Man, let's go do it. That's what we want
to do." Probably notably not.
Are AI and robotics inherently bad?
Absolutely not. Understand?
The people who are pushing this
transformative revolution are the
richest people in the world. They are
not staying up nights worrying about
working people. In my view, they want
even more wealth and they want even more
power.
Capite bene che tutto questo enorme
volume d'affari, questo gigantesco
potere economico fatto di accordi,
scambi, acceleratori di business e
potenza di calcolo, inevitabilmente
arriva un bel giorno a bussare alla
porta della politica. I soldi sono
potere e chi ha molto potere diventa ad
un certo punto un attore politico,
quindi non si può evitare di
prefigurarsi un futuro distopico alla
Cyberpunk 2077 in cui alcune grandi
aziende, pure in concorrenza feroce tra
di loro, formano di fatto un'oligarchia,
un cartello del capitale che gioca con
regole diverse e su livelli più profondi
rispetto a quelli che noi possiamo
vedere dalla superficie. Sì, perché non
mi riferisco solamente all'aspetto
economico ora, ma anche ad uno molto più
profondo. Queste piattaforme raccolgono
e analizzano ogni aspetto tangibile
della nostra vita, che lo vogliamo o no.
Attenzione, attenzione complottisti
complottoni all'ascolto, non
emozionatevi troppo. Non sto dicendo che
Amazon o Google o Meta vogliono sapere
chi sei tu personalmente. A queste
aziende non frega nulla di te, non frega
nulla di noi in particolare, non cercano
di risalire alla nostra identità. Ognuno
di noi, per loro è un numero perché non
hanno bisogno di altro. Quello che
vogliono è sapere che cosa vogliamo,
come viviamo, quanto guadagniamo, quanto
siamo disposti a spendere, chi siamo
intenzionati a votare, cosa desideriamo
per il nostro futuro e cosa temiamo per
il nostro futuro. i tuoi dati, come i
miei e quelli di chiunque altro, vengono
raccolti quotidianamente, analizzati nei
giga server che queste aziende enormi
alimentano con centrali nucleari
apposite, clasterizzati, raffinati e
presentati in report che per aziende e
paesi hanno un valore inestimabile.
Ognuno di noi è solo una minuscola
tesserina di un puzzle enorme che è il
vero tesoro che queste aziende vendono.
Lo avete visto il video fatto da Simone
su Palantier, vero? Se non l'avete
visto, ve lo lascio in descrizione.
Prevedere l'esito di un trend, di
un'elezione, magari di una crisi
economica o di una guerra. Questa sì che
è roba da sguinzagliare i propri agenti
00 con annessa licenza, ben nota, che
non menzionerò perché sennò YouTube si
offende. Ma esistono delle tutele per i
cittadini? Qualcosa che garantisca, non
dico solo la privacy, ma proprio lo
stato di diritto e argini in qualche
modo lo strapotere di queste entità
multinazionali e sovranazionali? Certo,
ci sarebbero le norme antitrust, ma
anche queste armi sembrano un po'
spuntate se calcoliamo che una multa da
111 milioni di dollari inflitta ad
Amazon, ad esempio, viene recuperata
dall'azienda in un paio d'ore di
fatturato, un po' come una multa per
divieto di sosta a un miliardario. Ed è
qui che entra in gioco l'oligarchia
capitalistica delle bigtech o come la
chiamano già il tecnofeudalesimo. I
giganti della Silicon Valley non si
limitano più a subire una
regolamentazione alla quale in gran
parte sono ormai già immuni, ma hanno
abbastanza forza per poter provare a
riscriverla ovviamente alle proprie
condizioni. E qua partono gli inciuci.
Nelle foto dell'insediamento per il
secondo mandato dell'attuale presidente
statunitense, i vari CEO, delle aziende
di cui parliamo da tutto il video,
facevano bella mostra di sé in prima
fila e sono già in essere nuove economie
circolari, dove non sono più solo i
soldi a girare in cerchio, ma l'appoggio
politico. Google, Facebook, Amazon e
compagnia lavorano con la comunicazione
e se lo vogliono sono in grado di
controllare l'informazione. Pensate al
coinvolgimento di Elon Musk a livello
amministrativo nel governo americano. Ci
ricordiamo tutti della sua recente
parabola nel DJE, il Department of
Government Efficiency, una sorta di
ministero della semplificazione di
calderoliana memoria in salsa Pepe de
Frog. E guarda caso, figure molto vicine
a lui sono finite a ricoprire ruoli
chiavi per definire le strategie
nazionali in materia di intelligenza
artificiale e alla NASA che, guarda un
po' è una delle principali clienti di
SpaceX. E vi rimando a questo punto
nuovamente al video su Palantier per
farvi un'idea di quanto in un futuro
decisamente prossimo i paesi più
all'avanguardia saranno costretti a fare
affidamento sull'Aiti quali la difesa.
Per carità, il gioco delle poltrone
esiste da sempre. Semplicemente in
questo caso lo vediamo svolgersi davanti
ai nostri occhi. Anzi sembra proprio che
nessuno faccia niente per nasconderlo,
tanto che è chiaro ormai che si tratta
di un messaggio vero e proprio. Ma a chi
è rivolto questo messaggio? In questo
caso abbiamo una risposta mh generica e
una invece un po' più specifica. Il
destinatario è il mondo intero
naturalmente, ma in particolare Pechino.
Ed eccoci in fondo alla tana del
Bianconiglio, allo scacchiere
internazionale, il paese delle
meraviglie. Vedi qua? Trump lancia la
Tech Force, 1000 ingegneri per l'A.
Microsoft, Google e altri BigTech USA
punta miliardi sull'India. Insomma, il
vecchio D si sta facendo vedere mentre
fa cose. La Cina, dunque, prende atto di
questa flexata americana e, come
risponde, la strategia di Pechino è
asimmetrica. non si limita a inseguire
gli americani sul loro terreno di gioco,
provando a sviluppare un IA più veloce e
più potente. In un interessante articolo
di novembre che trovate linkato nelle
fonti qua sotto vengono descritte le
tattiche cinesi in risposta a questo
nuovo tipo di guerra e si tratta di
tattiche atte a confondere
l'intelligenza artificiale nemica con
l'obiettivo non di annientarla
fisicamente o contrastarla con la
potenza di calcolo, quanto più quello di
renderla inutile, ininfluente,
eliminarla dall'equazione e annullare lo
svantaggio. Naturalmente a loro volta
gli americani non sono ignari di questa
postura cinese e quindi si muovono di
conseguenza. I fronti sono tre, uno
contro i dati. Le IA si basano su bacini
enormi di dati. Se questi bacini vengono
contaminati da una quantità di falsi
positivi, informazioni inaccurate o
volutamente forvianti, la precisione
dell'IA si abbassa e la raffinazione dei
dati richiede più tempo e risorse. E non
parlo solo di firme radar false per
confondere i sistemi di riconoscimento
dei segnali, ma anche proprio
fisicamente di cari armati gonfiabili
per ingannare i satelliti a riprova che
la storia si ripete e che l'esercito
fantasma dell'operazione Quick Silver,
andato in scena nel 44 ancora oggi fa
scuola. In quel caso gli alleati
tentarono di ingannare i tedeschi prima
dello sbarco in Norbandia, utilizzando
praticamente lo stesso trucco. Due,
contro gli algoritmi. Questo approccio
sfrutta le vulnerabilità degli algoritmi
per spingerli a prendere decisioni
tattiche inesatte o a scambiare dei
caccia per uno stormo di anatre, ad
esempio. Tre, contro la potenza di
calcolo. Disturbo EMP e attacchi mirati
per sabotare i sistemi nemici che
veicolano le informazioni da e verso i
server. L'esercito popolare di
liberazione cinese si sta già
addestrando per questo tipo di guerra.
L'articolo pubblicato su Defense One,
che è un portale che si occupa
dell'ambito militare, analizza uno
scenario bellico. Ma queste strategie
possono potenzialmente essere applicate
in qualsiasi altro ambito che veda
applicata l'intelligenza artificiale.
Immaginate cosa significherebbe colpire
gli strumenti basati sull'A di
un'azienda o quelli di un intero paese
in ambito economico o burocratico.
Allora, il gioco vale la candela, vale
la pena di investire miliardi e miliardi
in uno strumento sicuramente
straordinario, ma comunque dispendioso
sotto molti aspetti e non solo economici
e in fondo fallibile e non privo di
vulnerabilità. Bernie Sanders, lo avete
sentito, si preoccupa che questo enorme
potere concentrato serva soltanto ad
arricchire ulteriormente un pugno di
miliardari a scapito dei lavoratori e
della democrazia. Però forse forse si
profila anche uno scenario
inaspettatamente più favorevole. leader
capitalisti e globalisti che si
confrontano con un'amministrazione che
si proclama a gran voce isolazionista,
protezionista, addirittura a tratti
autarchica, potrebbero agire da
contrappeso. Gli uni potrebbero smossare
le asperità dell'altra, mentre questa,
decisamente affezionata alla propria
sovranità, ne terrebbe a freno le
ambizioni. E quindi l'ascesa di questa
lobby digitale, di questa oligarchia
tech, rappresenta una minaccia reale per
le nostre democrazie. È davvero un
potere privato in grado di erodere la
sovranità degli Stati? Oppure esiste la
possibilità che si costituisca un nuovo
strano e forse involontario equilibrio
politico? Le big tech al momento stanno
scommettendo fortissimo su questo
cavallo. Ma se riemergiamo dalla tana
del Bianconiglio e consideriamo la cosa
dal punto di vista di noi persone
normali, che cosa ci resta tra le mani?
Beh, è tra le mani, letteralmente
parlando, sarà sempre più difficile
trovare la RAM per i chip degli altri
settori, compreso quello
dell'elettronica per il grande pubblico.
Infatti, mi segui? Infatti, il computer
o lo smartphone da cui state guardando
questo video funziona grazie a dei chip
Nvidia o AMD o Intel o quello che è. Ma
se invece vogliamo essere più
metaforici, la questione è un'altra.
Questa tecnologia, al netto di come la
otteniamo, dal mio punto di vista,
somiglia un po' alla rosa che la bestia
tiene nell'ala ovest sotto la campana di
vetro. Chi la possiede come la bestia è
forte e terrificante, ma ne è anche
prigioniero. Attenzione, ora io qui non
sto suggerendo che dobbiamo a
prioristicamente rigettare il progresso
e abbandonarci al luddismo romantico di
chi si ritira a vivere in un eremo tra i
monti. Anche l'IA è uno strumento e come
tale può essere usato con spirito
critico, con la giusta diffidenza e per
fare anche molto bene. Vi ho già
menzionato, ad esempio, gli importanti
vantaggi per la medicina e per la
ricerca scientifica, no? D'altra parte,
sebbene non possa esprimermi sulle mire
di conquista del mondo delle big tech,
che evidentemente hanno un punto di
vista ben diverso dal mio, dato che loro
ci sono andate ON. Da uomo comune so che
certo non mi piace la deriva che sta
prendendo questo fenomeno sotto la sua
luccicante interfaccia Liquid Glass, ma
non voglio neanche che questo possa
ecclissare le potenzialità di questa
tecnologia. Se mi preoccupo da bestia
per l'integrità della rosa sotto la
campana di vetro è perché una parte di
me spera che li a possa davvero
migliorare la vita delle persone
semplificando il loro lavoro, fornendo
loro nuove soluzioni a vecchi problemi,
supportando la loro creatività e
garantendo loro più tempo da dedicare ai
propri interessi e ai propri affetti,
invece che a mansioni aride, tediose,
ripetitive e facilmente eseguibili da
una macchina. E non è nulla di nuovo, il
progresso dovrebbe sempre funzionare
così. Ciò che mi preoccupa non è la
tecnologia in sé, anche perché quella
ormai esiste ed è qui per rimanere. Le
mie riserve sono relative alle modalità
di impiego e alle ricadute che questi
impieghi avranno sulla società. Alla
fine, quando finalmente risbuamo dalla
tana del Bianconiglio e ci lasciamo alle
spalle i suoi giochi di potere, i suoi
accordi multimiliardari, per noi povere
bestie condannate dalla strega cattiva a
lavorare per vivere e vivere per
lavorare, la rosa dell'EIA non nasconde
chissà quale chiave per il controllo di
un nuovo ordine mondiale, ma più che
altro rappresenta soprattutto la
speranza di poter tornare forse un
giorno esseri umani.
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Il video esplora l'enorme e rapido aumento del consumo energetico dei data center di intelligenza artificiale, guidato da giganti tecnologici come Amazon, Google e Meta. Spiega come queste aziende stiano realizzando investimenti massicci nella produzione di energia (centrali nucleari, data center orbitali/sottomarini) e come i costi siano spesso sostenuti indirettamente dai cittadini. Il video approfondisce poi l'intricato ecosistema finanziario dell'IA, evidenziando il ruolo centrale di Nvidia nella produzione di chip e gli investimenti circolari tra le aziende tecnologiche. Infine, discute le implicazioni politiche e sociali, inclusa l'ascesa di un "tecnofeudalesimo" in cui potenti oligarchie tecnologiche influenzano la politica e raccolgono vaste quantità di dati degli utenti, e il potenziale di una nuova "guerra dell'IA" tra potenze globali come Stati Uniti e Cina. Nonostante le preoccupazioni, il video conclude sottolineando il potenziale positivo dell'IA, esortando un approccio critico al suo sviluppo e impiego per garantire che migliori realmente la vita umana.
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