L'inquietante storia di Fordlandia, l'esperimento industriale in Amazzonia
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Ci sono imprenditori che desiderano
soltanto incrementare la propria
ricchezza. Altri vogliono cambiare il
mondo, altri ancora andare su Marte. Ma
ci sono anche imprenditori il cui scopo
è stato unire vita privata e lavoro dei
propri dipendenti, creare una comunità
felice di cui beneficiassero anche gli
affari. Città e fabbrica come una cosa
sola. Questo è stato il sogno che ha
guidato la carriera di persone come
Adriano Livetti e Leonardo del Vecchio.
A un certo punto è stato anche il sogno
dell'industriale forse più famoso di
sempre, l'ideatore della catena di
montaggio, il magnate dell'automobile
Henry Ford, per anni interessato a
costruire delle città azienda che
conciliassero campagna e industria negli
Stati Uniti. Nel 1928 Ford creò quella
che per lui avrebbe dovuto essere
un'utopia, dove il progresso avrebbe
vinto sulla natura. Fordlandia.
Fordlandia era una sorta di esclave
americana in Brasile che seguiva le
regole e le leggi americane, posseduta e
supervisionata interamente da Harry
Ford. Si trattava di una città
prefabbricata da migliaia di persone,
dotata di ospedali, scuole, elettricità,
[musica] acqua pubblica e svaghi di ogni
genere, nel bel mezzo della foresta
amazzonica [musica] sulle rive del fiume
Tapajos. Ciò nonostante il sogno di
Fordlandia non si è mai realizzato e
anzi è diventato un incubo. Dopo
malattie rivolte in efficienze varie e
soli 6 anni di attività, nel 1934 Ford
Landia è stata abbandonata. Oggi è quasi
una ghost town arrugginita, abitata da
qualche migliaio di persone, dove c'è
giusto qualche negozio, qualche chiesa e
un hotel. [musica] Quella che doveva
essere una sorta di missione di
civilizzazione si è rivelata un
fallimento su tutti i fronti. Quella che
vi raccontiamo oggi è la storia assurda
di un posto altrettanto assurdo, così
assurdo da non sembrare vero, di un
disastro annunciato dai risvolti quasi
tragicomici e di come il più grande
industriale americano è stato infine
sconfitto dall'Amazzonia.
Questa è la Ford Model T, leggendaria
automobile prodotta a partire dal 1908,
nota per essere stata la prima
accessibile alla classe media americana.
Invece che salire, con il passare del
tempo, il suo prezzo scendeva. Nel 1924
la si poteva comprare a meno di $300,
cioè 5.000 di oggi circa. Tutto questo,
mentre gli operai della Ford Motor
Company a Detroit guadagnavano $5 al
giorno, cioè più del doppio [musica]
della paga di qualsiasi altro operaio
americano. Sostanzialmente un miracolo
che era stato reso possibile da un
singolo ma rivoluzionario processo,
[musica] la catena di montaggio. Ogni
operaio aveva i propri compiti e il
proprio reparto, in modo tale che le
automobili venissero assemblate nel
minor tempo possibile. La Ford produceva
e assemblava tutto in casa e questo
permetteva di abbattere i costi,
aumentare i salari e quindi aumentare la
produttività. Se oggi, bene o male, ogni
grande industria ambisce a lavorare in
questo modo, lo [musica] si deve a Henry
Ford, figlio di contadini, divenuto un
magnate dopo i 40 anni. Con il successo
della Model T, Ford si era montato la
testa e si era posto come un re filosofo
capace di risolvere tutte le
contraddizioni della rivoluzione
[musica] industriale, progettando città
utopiche in cui ogni operaio potesse
godersi la vita spendendo i suoi
[musica] soldi e anche avere una propria
fattoria. E chiariamoci, in un mondo
come quello del primove, [musica]
in cui la maggior parte degli operai
veniva presa a pesce in faccia e
costretta a lavorare fino allo stremo, i
dipendenti della Ford dovevano
certamente essere più che contenti.
D'altra parte però Ford [musica] era una
sorta di padre padrone, di capo
ossessivo che assumeva intere squadre di
investigatori per controllare la
condotta morale dei propri dipendenti,
cioè che non spendessero i loro soldi
nei bordelli o nelle sale da gioco di
Detroit. Ah, se avesse potuto avrebbe
sicuramente anche tentato di controllare
i loro accessi a internet, ma in questo
caso gli operai avrebbero potuto
difendersi grazie a Nord VPN che cripta
la connessione, vi fa navigare da server
in tutto il mondo, come sto facendo
anch'io in questo momento. Pensate, ce
ne sono oltre 7.400 400 [musica] in più
di 180 paesi e protegge i vostri dati.
Noi di Novalexio, lo sapete, la usiamo
ormai da anni e in descrizione trovate
il link con la nostra offerta speciale,
ma ne parliamo meglio alla fine del
video. Ford pensava che i suoi operai,
perlopi afroamericani ed immigrati
europei, dovessero elevarsi moralmente,
così come pensava che il suo unico
figlio Etel fosse un incompetente,
nonostante l'avesse nominato presidente
della Ford Motor Company. Sì, insomma,
Ford [musica] era un po' un maniaco del
controllo. Pensava che ogni sua scelta
imprenditoriale fosse quella giusta. Ed
in effetti era così, perlomeno finché
nel 1927 non si trovò costretto a
mettere fuori dal commercio la Model T
per via dei costi di produzione troppo
alti e delle poche innovazioni rispetto
ai competitor che nel tempo aveva
apportato all'automobile. Il guaio
principale della Model T però stava
nell'unica componente delle autovetture
che Ford non riusciva a fabbricare e
montare in casa e cioè gli pneumatici o
meglio la gomma di questi ultimi. E la
gomma non è un bene né scontato [musica]
né conveniente da ottenere. Tra la fine
dell'800 e l'inizio del 900 la gomma
veniva utilizzata per produrre di tutto:
scarpe, macchinari, cinture [musica] e
ovviamente automobili. Ma non solo per i
copertoni, anche per la cavistica e per
gli interni di queste ultime. Il
problema è che andava, e va tutt'ora,
estratta dal lattice che si ottiene
incidendo la corteccia dell'albero della
gomma. E l'albero della gomma, nome
botanico Evea brasiliensis, all'epoca
veniva sfruttato ampiamente ed in
maniera redditizia quasi unicamente in
Malesia e in Indonesia. Una era una
colonia britannica, l'altra olandese,
con il risultato che il Regno Unito e i
Paesi Bassi detenevano un quasi
monopolio sulla gomma e ovviamente la
facevano pagare a caro prezzo,
specialmente agli acquirenti
statunitensi come Ford. Da bravo maniaco
del controllo, dunque Ford voleva
trovare un modo per mettere le mani
sugli alberi di gomma non pagando enormi
tasse sulle esportazioni. Per sua
fortuna non dovette arrovellarsi troppo.
>> Nel 1927 Ford viene approcciato da tale
Josè custodito Alves de Lima. All'epoca
console brasiliano a New York che gli
propone uno stabilimento di estrazione e
produzione di gomma direttamente in
Brasile in modo che la Ford possa
farsela in casa e con il favore del
presidente brasiliano possa anche
trasferirla negli Stati Uniti senza
pagare alcun dazio doganale. Tutto ciò
verrebbe reso possibile grazie ad
un'altra figura, quella di tale George
Dumont Villares, un ricco coltivatore di
caffè di Belem ammanicato con la
politica brasiliana. Per carità,
proposta allettante. Ma perché Ford
avrebbe dovuto andare a sbattere la
testa proprio in Brasile? Non poteva
coltivarsi gli alberi di gomma in
Michigan? Beh, no. Allora, in primis
l'albero della gomma cresce soltanto a
certe latitudini nei pressi
dell'equatore, tant'è che, come
suggerisce il suo nome botanico, Havea
Brasiliensis, è originario
dell'Amazzonia brasiliana. Tra la fine
dell'o e gli inizi del 9 il Brasile
forniva circa il 90% della gomma
mondiale. La gomma veniva estratta a
Manaus, nello stato di Amazonas, e poi
veniva esportata dal porto di Belem,
nello stato del Parà, e da essa
dipendeva circa la metà delle
esportazioni nazionali. Tuttavia, il
mercato brasiliano della gomma era
crollato quando ci si era resi conto che
coltivare ed estrarre gomma in Malaysia
ed in Indonesia era più redditizio e
soprattutto più comodo. Difatti
trasportare la gomma da Manaus a Belem
era un compito arduo. Bisognava
attraversare la fitta vegetazione
amazonica, affrontare un clima
estremamente caldo o estremamente
piovoso ed era dunque impossibile
mantenere una catena di
approvvigionamento continua. E adesso
forse vi sarà più chiaro il motivo per
cui i brasiliani dovrebbero volere che
Ford [musica] vada a investire in
Brasile. Seguitemi. De Lima e Villares
sono soltanto due dei tanti uomini
d'affari e politici brasiliani che
ammirano sinceramente Ford e le sue doti
imprenditoriali. Anzi, in Brasile Ford è
addirittura idolatrato, tanto da venire
definito il Gesù Cristo dell'industria.
E la potenza industriale degli Stati
Uniti esercita un fascino incredibile.
Per dirne una, in quegli anni il
presidente brasiliano si chiamava
Washington Lewis. Insomma, l'idea è che
se un gigante come Ford costruisce una
fabbrica in Amazonia, sarà in grado di
risollevare le sorti di una regione
economicamente caduta in disgrazia,
dando lavoro a migliaia di persone e
facendo tornare il Brasile all'apice del
mercato della gomma. Ford viene ritenuto
capace di domare la selvaggia amazzonia,
renderla produttiva ed eliminare i
problemi della catena di
approvvigionamento, in altre parole di
efficientarla, di irregimentare e
civilizzare gli indigeni locali che il
governo brasiliano prova a sottomettere
da decenni. Quindi se Ford scegliesse di
investire in Brasile, il Brasile non
potrebbe che essere più contento. Ma a
cosa ne pensa il diretto interessato
Ford di tutto questo? Beh, anche lui è
assolutamente d'accordo e pensa, anzi,
che potrebbe trarre enormi benefici.
Potrà non soltanto garantirsi scorte di
gomma infinite, ma anche delocalizzare
la produzione e abbattere il costo del
lavoro e soprattutto dimostrare al mondo
intero di cosa è capace, che è davvero
un re filosofo, un uomo con una visione.
Quale luogo migliore di una terra
selvaggia per creare un progetto da zero
che unisca lavoro e vita privata, città,
industria e campagna? Ford spedisce dei
suoi emissari a cercare un appezzamento
di terra su cui costruire la sua
fabbrica e ne trova uno adatto sulle
sponde del fiume Tapajos, il quinto
affluente più grande del Rio
dell'Amazzoni nello stato del Parà. Si
tratta di un'area perfetta perché qui
abitano migliaia di seringheros, cioè
estrattori di lattice, vale a dire
praticamente servi della gleba impiegati
dalle aziende che ad inizio 9
producevano gomma e che avevano portato
Manaus al suo massimo splendore. Ford
pensa che potrà usare quegli stessi
seringheros, ora senza impiego, pieni di
vermi, malattie e ferite, come forza
lavoro. Ci crede talmente tanto che nel
1927 ottiene in concessione dallo stato
del Parà per 125.000 000 1 milione di
ettari di terra, vuol dire 10.000 km²,
poco meno dell'intero stato del
Connecticutat. Ford a questo punto ha
davvero tutto ciò che gli serve per
costruire la sua utopia nella foresta.
Un terreno gigantesco dove piantare gli
alberi, operai a basso costo e uno stato
inesistente. Fantastico, a parole. È
quando si passa ai fatti che le cose si
fanno davvero molto più complicate.
Nella gran parte dei casi, chi scrive di
Fordlandia tende a semplificare la
storia di questo posto e banalizzarla.
La narrazione comune, infatti, vuole che
Ford sia arrivato in Brasile per farsi
una città tutta sua intitolata lui,
perché era un megalomane. Ora, per
quanto ci sia un fondo di verità in
questa storia, dobbiamo considerare non
soltanto che Ford [musica] pensava
innanzitutto agli affari, ma anche che
la costruzione di Fordlandia non partì
da un progetto strutturato al
millimetro, piuttosto andò evolvendosi
man mano, talvolta isolando dalla
volontà e dai progetti dello stesso
Ford. Come prima cosa dai suoi uffici a
Detroit, nel 1928 Ford ingaggiò intere
squadre locali per disboscare centinaia
di ettari del milione di cui era entrato
in possesso. Difatti occorreva battere e
incendiare la fitta vegetazione
amazonica per creare una gigantesca
piantagione di alberi della gomma,
raccogliere quintali di legname nel
processo e costruire una fabbrica che
fosse un po' il centro nevralgico di
Fordlandia. Nelle prime idee di Ford poi
c'era già il piano di costruire delle
case per ospitare gli operai usando il
legno raccolto nella deforestazione.
Quindi nel 1929 il Magnate assunse un ex
capitano della flotta della United Fruit
Company tale Einar Oxholm e gli ordinò
di trasportare via nave da Detroit in
Brasile passando per la Guiana
britannica, tutti i materiali necessari
a edificare Fordlandia: metallo,
petrolio, mattoni, cemento e
prefabbricati. E già qui cominciano i
primi malintesi. Secondo le autorità del
Parà e il nuovo governatore dello Stato,
il nazionalista è decisamente poco
compiacente, Eurico De Freitas Valle,
che credeva che Ford fosse venuto in
Brasile con l'intenzione di colonizzare
l'area. La Ford Motor Company doveva
soltanto piantare alberi e al massimo
asfaltare le strade, non costruire una
città. Perciò Valle non la prese molto
bene quando seppe che la nave di Holm
trasportava a Fordlandia non solo semi e
piantine, ma anche materiali da
costruzione che in teoria dovevano
essere soggetti a tassazione.
L'incomprensione tra Ford e Valle portò
lo stato del Parà a sequestrare i semi e
le piantine che originariamente Ford
voleva piantare. Di conseguenza Ford fu
costretto a creare la sua piantagione di
alberi da gomma da cui dipendeva la
sostenibilità economica di tutta la sua
nuova cittadina industriale,
accontentandosi di semi di qualità
[musica] più scarsa. Non è un buon
inizio.
>> Ad ogni modo, mentre gli alberi della
gomma crescevano, Ford assunse l'agente
del posto per costruire fabbrica, strade
[musica] e case e Oxholm comprò armi e
munizioni dall'esercito brasiliano in
caso di ribellione. In realtà gli
indigeni non si lamentavano affatto,
dato che guadagnavano il 30% in più di
qualsiasi altro lavoratore brasiliano e
soprattutto venivano pagati regolarmente
senza fare gli schiavi, cosa impensabile
una ventina di anni prima. Il problema
di Ford, semmai, era che una volta
guadagnate cifre per loro consistenti,
questi nuovi lavoratori sceglievano
semplicemente di lasciare il lavoro e
tornare a farsi gli affari propri nella
foresta amazonica. Ma come? Io vi do i
soldi, uno straccio di diritti [musica]
ed è questa la vostra gratitudine? Così
deve aver pensato il nostro Ford. Ecco,
ciò che gli era evidentemente sfuggito
[musica] è che gli indigeni brasiliani
non erano degli americani e quindi non
erano mossi dal [musica] capitalismo e
dal consumismo. Erano diversi, cioè, dal
tipo di società a cui lui era abituato.
Nelle vicinanze di Ford Landia non c'era
letteralmente niente, dove avrebbero
dovuto spendere i loro stipendi questi
indigeni pagati equamente, meglio
tenersi i soldi da parte. E se guadagno
in tre mesi lo stipendio che
guadagnerei, se mi va bene in un anno,
perché dovrei continuare a lavorare per
un anno intero? Era anche un fatto
culturale per delle persone che vivevano
di agricoltura di sussistenza e
allevavano maiali. Al che Ford pensò che
forse stava pagando troppo quegli operai
e che se voleva farli rimanere doveva
costruire al più presto case, ospedali e
perché no, anche acqua, corrente ed
elettricità. Per fare tutto ciò pensò di
non potersi fidare degli indigeni e per
mettere su la nuova forza lavoro di
Fordlandia attrasse persone da tutto il
Brasile e persino da Detroit, perlopi
ingegneri, falegnami e meccanici con a
seguito le loro famiglie. In questo
modo, nel 1930, Ford Landia arrivò ad
ospitare più di 5.000 persone. Era
dotata di marciapiedi, lampioni e acqua
corrente, un piccolo aeroporto, un
porticciolo, case per i dipendenti,
seppur fatiscenti in stile americano, e
una torre cisterna alta 45 m con una
capienza di 500.000 l che ancora oggi è
il decadente simbolo di Fordlandia, nel
mentre la fabbrica era stata costruita e
funzionava. L'unica parte monca di
Fordlandia rimasta ancora in un limbo
era quella che in teoria avrebbe dovuto
farla fiorire. ovvero la piantagione di
alberi della gomma con molti alberi
ancora streaminziti dopo 2 anni, forse a
causa della qualità dei semi non
eccelsa, [musica] forse per il fatto che
erano stati piantati durante la stagione
secca, cioè esattamente quando non vanno
piantati e forse perché di agricoltura
Ford sociano un fico secco, si rivelò
necessario di sboscare un'ulteriore
porzione del milione di ettari concessi
dal governo brasiliano. Ma stavolta non
fu semplice come all'inizio. Fordlandia
era in sostanza un agglomerato di case
circondato da alberi, raggiungibile solo
via fiume, isolato e lontano da
qualsiasi grande città brasiliana, dove
di fatto, al di là del lavoro, non c'era
assolutamente nulla. Gli abitanti della
cittadina dovevano annoiarsi parecchio,
perlomeno finché decine e decine di
brasiliani non progettarono un geniale
business plan che consisteva nello
stabilirsi illegalmente ai confini di
Fordlandia e nelle rigere baracchine
abusivi che fungevano da bordelli, sarei
gioco o semplici barra. La Ford Motor
Company provò a scacciare questa gente
da un terreno che tecnicamente era suo,
ma senza un esercito non potevano
avventurarsi nella foresta amazonica e i
soldati e armi non glieli avrebbero dati
né il governo brasiliano né tantomeno
quello americano. E potete immaginare
quanto il nostro Magnate fosse contento
data la sua tolleranza nei confronti di
chi osava mettergli i bastoni tra le
ruote. Il punto è che Ford Landia non
era Detroit, ma questo Henry Ford non
voleva ammetterlo forse neanche a se
stesso.
Per risollevare le sorti della sua
cattedrale nel deserto, o meglio nella
foresta, Henry Ford mobilita l'intero
consiglio d'amministrazione della Ford
Motor Company e spinge tutti i suoi
azionisti a visitare Ford Landia.
Proprio come aveva fatto con i suoi
dipendenti di Detroit, Ford inizia a far
sorvegliare gli abitanti di Fordlandia
affinché non frequentino prostitute,
giochino d'azzardo o si ubriachino. Non
potendo sconfiggere gli imprenditori
abusivi che avevano circondato la
cittadina, poi bandisce il consumo di
alcolici nei confini della città, anche
se in Brasile non vige certo il
proibizionismo al tempo. Chi viene
beccato a trasgredire le regole può
essere licenziato e mandato via. Nel
frattempo Ford si convince del fatto che
i Fordlandiani devono avere degli hobby,
spendere i soldi che guadagnano e nel
giro di qualche anno fa costruire centri
sportivi, campi da tennis e da golf,
bar, una sala da ballo, una discoteca e
pure una stazione radio. Cerca di
collegare anche Fordlandia a Manaus in
modo tale che gli abitanti possano farsi
il weekendino fuori come dei veri
americani. Fa tutto parte della missione
civilizzatrice di Ford, quella di
trasformare un pezzo di foresta
amazonica in un pezzo di Stati Uniti,
grazie al bastone, il proibizionismo,
[musica] e alla carota, il milkshake, al
diner. E c'è da dire che con questo modo
superandi la Ford Motor Company non
risolve assolutamente nulla, anzi se
possibile peggiora addirittura le cose.
>> Gli uomini continuarono ad ubriacarsi, a
contrarre malattie venere, tanto che
Ford si vide costretto a potenziare la
struttura ospedaliera di Fordlandia. Ma
più l'ospedale si offre di curare
persone, più persone vogliono farsi
curare e i dottori americani si
ritrovano a far fronte a una situazione
disperata con persone affette dalla
malaria e bambini denutriti. Già perché
l'ospedale di Fordlandia non era certo
un'eccellenza della medicina. Ogni anno
nella cittadina morivano decine di
persone e cosa ancora più assurda, Ford
aveva previsto che il personale locale
comprendesse delle ostetriche, tanto che
a far nascere i bambini delle coppie
locali ci avrebbero pensato le donne del
posto. Oh, al massimo se tuo figlio ha
la malaria te ne vai al cinema o a
spassartela in discoteca. E giustamente
potreste pensare che i Fordal Landiani
fossero scontenti di avere i campi da
tennis e il jazz, ma non le cure
adeguate. Eppure quel che li turbava
davvero erano proprio il lavoro e la
maniacalità di Ford.
>> Pensando di fare una cosa buona per
aumentare la produttività degli operai,
Ford ordina loro di lavorare nei campi
dall'alba fino al tramonto, cioè finché
c'è luce, rispettando degli orari e
timbrando dei cartellini con tanto di
orologi sparsi nella fabbrica di
Fordlandia. Ogni operaio poi deve essere
dotato di pantaloni e stivali protettivi
e farsi le analisi del sangue
regolarmente. Ma non solo, Ford offre un
servizio mensa a tutti i dipendenti,
inizialmente gratuito, poi a carico loro
decurtandoglielo dallo stipendio.
Praticamente Ford realizza il sogno
proibito di qualsiasi Elon Musk odierno,
cioè controllare i propri dipendenti
come se fossero delle marionette. In
primis, lavorare tutto il giorno durante
le ore di caldo torrido o sotto la
pioggia battente, perché questi sono i
due climi della foresta amazzonica. È
una follia totale. È anche per questo
che i lavoratori brasiliani sono
abituati a lavorare scalzi, sacrificando
le protezioni. Le tute protettive per
loro sono come camicie di forza. Per di
più i brasiliani degli anni 30 del 9 non
sono abituati a seguire orari né a
timbrare il cartellino, né a nutrirsi
come dei food influencer del 2025. Non
c'è da stupirsi, quindi, che nel 1930
centinaia di operai di Fordlandia
scatenino una rivolta in stile Nedlud,
distruggendo gli orologi e devastando la
fabbrica di processazione della gomma.
Gli amministratori di Fordlandia
riportano la situazione sotto controllo,
ma queste saranno situazioni che si
ripeteranno ciclicamente negli anni
successivi, seppure con minore
intensità. L'errore madornale della Ford
Motor Company, infatti, fu proprio
quello di voler creare delle piantagioni
[musica]
>> in natura. E vea brasiliensis raggiunge
anche i 30 m di altezza e per permettere
che il suo apparato radicale si sviluppi
a dovere, in Amazzonia gli alberi della
gomma erano sempre stati piantati a
debita distanza, cioè a svariati metri
l'uno dall'altro. Distanziarli significa
anche diminuire la probabilità che
vengano colpiti dagli stessi funghi e
parassiti, di cui, peraltro, gli alberi
della gomma soffrono molto. Ecco, per
definizione una piantagione prevede che
le piante si trovino su uno stesso
appezzamento di terreno a distanza
piuttosto ravvicinata. Attorno a
Fordlandia gli alberi della gomma erano
non solo troppo vicini, ma anche troppo
giovani e troppo poco resistenti per via
del modo in cui erano stati piantati a
funghi e parassiti e il terreno troppo
compatto non era abbastanza sassoso e
quindi drenava poco l'acqua e rischiava
di far marcire le radici. Ci volle ben
poco prima che la stagione delle piogge
del 1933 favorisse i ristagni e la
propagazione di un fungo che sterminò la
quasi totalità della piantagione di
Fordlandia. Senza più alberi della
gomma, beh, Ford dovette arrendersi
all'evidenza. Nel 1934 la sua missione
in Amazonia era ufficialmente fallita. A
dirla tutta, proprio nel 1934, fece
creare una nuova piantagione a 100 km a
sud di Fordlandia e la chiamò Belterra.
fece trasferire lì un migliaio di
persone e all'inizio sembrò andare tutto
bene, o quantomeno meglio che a
Fordlandia, ma la quantità di gomma
prodotta non fu soddisfacente. Per
ironia della sorte, la Ford Motor
Company riuscirà finalmente ad abbattere
i costi della gomma soltanto dopo il
1934. Il fallimento di Fordlandia e il
mancato successo di Belterra, infatti,
coincisero con la diffusione della gomma
sintetica. L'intera vicenda si sarebbe
conclusa definitivamente nel 45, quando
Ford, 2 anni prima di morire, vendette
nuovamente al governo brasiliano tutti i
territori che aveva ottenuto in
concessione.
>> Da allora Fordlandia ha incontrato una
progressiva ma inarrestabile rovina,
anche se che ci abita tutt'oggi,
sfruttando le vecchie case fatte
costruire da Ford, afferma di stare bene
e di ricordare tramite i propri nonni o
genitori, anche con un certo affetto
Henry Ford, anche solo perché provò a
portare il sogno americano laddove
sembrava impossibile. Parlare di sogno
forse un po' fuori luogo. Quantomeno
oggi c'è una farmacia e non si muore per
strada e la gente vive di agricoltura e
allevamento. Ma per arrivare al centro
abitato più grande, Santaarem, ci
vogliono 5 ore di macchina. Vabbè dai,
almeno a Fordlandia un benzinaio c'è. Ma
vorrei farvi notare una cosa.
Fordlandia, in un certo senso, anche
oggi è uguale a quando ancora non
esisteva e non c'entrano nulla gli
alberi della gomma, la fabbrica, le
case, la torre cisterna o le
infrastrutture che volete. Anche
costruite le strade, disboscata la
vegetazione fitta qua e là, l'Amazzonia
è rimasta così e qui lo stato brasiliano
non arriva nemmeno oggi, così come non
arrivava 90 anni fa. Ford ha fallito eh
con Fordlandia non perché non fosse
abbastanza convinto, anzi, credeva
davvero di poter industrializzare anche
il posto più selvaggio del mondo, ma ci
sono dei luoghi che semplicemente non
puoi controllare. Ed è vero, come genere
umano dobbiamo ambire al progresso e
alla convivenza efficace e efficiente
con la natura, ma oggi sappiamo che
l'imprenditore accorto sa anche
scegliere le proprie battaglie e se
anche siamo i migliori del nostro tempo,
dobbiamo saper riconoscere i nostri
limiti. [musica]
I limiti del resto devono esserci, così
come deve esserci un limite al numero
delle volte in cui i nostri dati vengono
raccolti a nostra insaputa su internet.
Beh, se volete anche voi, come noi del
resto, che questo limite nello specifico
sia zero, per fortuna c'è Nord VPN, lo
sponsor di questo video, che vi permette
di tutelare la vostra privacy online con
la massima sicurezza, contrastando i
[musica] cookie di tracciamento e non
raccoglie i vostri dati, dal momento
che, grazie alla policy no log, Nord VPN
non dispone nemmeno dei server per
poterlo fare e infine vi avvisa quando
state per scaricare file malevoli o
visitare siti poco affidabili. Vi
ricordo che trovate qua sotto il link
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sfruttare la nostra offerta esclusiva
qua sotto in descrizione. Quanto a noi,
ci vediamo alla prossima per Aspera ad
Astra. M.
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il video narra la storia di Fordlandia, un ambizioso progetto di Henry Ford in Brasile, concepito come una città-azienda utopica per unire vita privata e lavoro dei dipendenti, garantendo al contempo una fornitura indipendente di gomma per la produzione della Ford Model T. Nel 1928, Ford creò questa enclave americana nell'Amazzonia, dotata di infrastrutture moderne, ma seguendo rigorose regole americane e un controllo ossessivo sui dipendenti. Il sogno si trasformò rapidamente in un incubo a causa di incomprensioni culturali con i lavoratori indigeni, condizioni climatiche avverse, l'uso di semi di gomma di scarsa qualità e la propagazione di funghi che distrussero le piantagioni. La città fu anche afflitta da malattie e rivolte. Nel 1934, Fordlandia fu abbandonata, e l'intera vicenda si concluse definitivamente nel 1945 con la vendita dei territori al governo brasiliano. Il fallimento di Fordlandia fu un esempio di come persino il più grande industriale non potesse controllare ogni aspetto della natura e della cultura locale.
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