Il mondo secondo Donald Trump
500 segments
Donald Trump è l'uomo noto per dire
tutto e il contrario di tutto. In più
occasioni si è vantato apertamente di se
stesso.
>> Poi nel 2025 uno giornalista che gli
chiedeva degli epst e in files, almeno
l'algoritmo non mi becca.
sulla NATO durante la campagna
elettorale del 2016 la bollò così,
>> salvo poi da presidente dichiarare
prima definisce Kim Jongun così,
poi però va a stringerci la mano e dice
"Ma attenzione, non cadiamo in errore".
Pensare che la sua amministrazione
faccia tutto come una scheggia impazzita
fa soltanto il suo gioco. Trump ha una
certa visione del mondo ed è proprio
quella che oggi cercheremo di
ricostruire dando una visione di
insieme. Nel mondo secondo Donald Trump
nulla è sacro. Trump non crede
nell'ordine internazionale liberale nato
dopo il 45. Per lui è un artificio che
svantaggia gli Stati Uniti. Vi ricordate
il documento della National Security
Strategy pubblicato a fine 2025 e già
citato nel video che abbiamo fatto sulla
debolezza europea o presunta tale? Qui
Trump lo ammette chiaramente: "Gli USA
non vogliono più sostenere a caro prezzo
un ordine basato sulle regole e sui
valori universali. Quello che notiamo è
che in fondo con lui è andata accadendo
la retorica per bene delle relazioni
internazionali. Basta propaganda
idealista. a cui molti cittadini
politici hanno anche smesso di credere.
Cioè, se prima Iraq, Libia o Vietnam
venivano attaccati sbandierando il
mantra della democrazia come scusa e
come argine contro le dittature, oggi
non c'è più bisogno di mascherare il
cinismo degli interessi nazionali. In
realtà già si ragionava così anche
prima. Pure le stesse amministrazioni
Obama e Biden lo facevano soltanto che
adesso cade il velo di Maya. Il petrolio
in Venezuela.
Ecco, nella National Security Strategy
l'amministrazione Trump vede il mondo
non come una comunità con valori
condivisi, ma come un'arena in cui
contano i rapporti di forza e le
transazioni utilitaristiche. Chi ci
guadagna e quanto? Organismi
multilaterali, trattati commerciali o
anche accordi di qualsiasi tipo come
quelli sul clima. Per Trump tutti questi
sono soltanto contratti di affari e come
tali se un contratto non conviene più
agli Stati Uniti va stracciato o
comunque rinegoziato in termini migliori
per loro, indipendentemente se questo
contratto è fatto tramite un organismo
multilaterale o meno. Ricordate questo
nostro video sui dazzi di Trump? No, già
lì parlavamo di una mentalità da
imprenditore immobiliare applicata però
alla geopolitica. Questa logica spiega
molte delle sue mosse, come l'ordine
esecutivo per ritirare gli USA da ben 66
organizzazioni internazionali che Trump
giudica sprechi inutili o minacce alla
sovranità nazionale. In quest'ottica
strettamente transnazionale Trump non
riconosce veri alleati, ma piuttosto
clienti. Nota a margine, lo ripeto,
quando dico Trump intendo in realtà
tutto il suo entourage e più in generale
la visione politica degli states di
oggi. Partiamo comunque dai primi
secondo il mondo di Trump. Noi europei
ne abbiamo già parlato qui, ma per
riassumere velocemente Trump vede
l'Europa in due modi. Anzitutto come una
potenza ostile sul piano commerciale,
l'ha definita un nemico al pari di Cina
e Russia. Poi come una zavorra, un
insieme di piccoli paesi vassalli
protetti dagli Stati Uniti. La NATO
stessa, secondo Trump, funziona così. Mi
dispiace per il signor Rut che si
appella a Trump con il termine daddy
strong. Non capisco ness. Ma
>> che cazzo ridi tu? Eh,
>> se gli assicurati, cioè gli alleati, non
pagano il premio dovuto, la copertura
può decadere.
Questa mentalità ha avuto conseguenze
pratiche. Appena tornato alla Casa
Bianca nel 2025, Trump ha congelato
subito gli aiuti militari all'Ucraina,
accusando il presidente Zelenski di
essere poco riconoscente e mandando un
messaggio implicito all'Europa, vale a
dire la difesa dell'Ucraina e quindi
della stessa Europa orientale non è un
assegno in bianco americano.
L'atteggiamento freddo verso Kiev si
spiega con il fatto che per Trump la
guerra in Ucraina è soprattutto un
problema europeo e dal punto di vista
americano una distrazione dal vero
confronto strategico. E qui arriviamo al
punto principale, cioè la Cina.
>> Take China. China.
>> Al cuore della visione di Trump c'è una
convinzione ferrea. La Cina è l'unico
vero rivale alla supremazia americana.
non uno dei tanti competitor, ma il
concorrente strategico che bisogna
contenere a ogni costo. Però attenzione,
per Trump la Cina non è una crociata
ideologica, non gliene frega una mazza
se sono socialisti, comunisti o quello
che volete. Trump non parla di difendere
una democrazia non meglio precisata
contro lo spauracchio di una dittatura.
È piuttosto un confronto industriale,
tecnologico, ma anche commerciale,
soprattutto. Trump, o meglio la sua
amministrazione, sa bene di dover
fermare la Cina. Già nel primo mandato
lo abbiamo visto avviare guerre dei
dazzi senza precedenti contro Pechino.
Ecco, nel secondo mandato questa linea
non soltanto è continuata, ma si è
intensificata su più fronti.
I falchi di Washington temono infatti
che vendere chi avanzate alla Cina
significhi potenziare il suo esercito e
la sua capacità tecnologica. Tutti i
tasselli di una strategia che secondo
gli Stati Uniti, deve impedire a Pechino
di salire di livello anche a costo di
sacrificare l'agnello del libero
mercato. Trump in sostanza ragiona così.
La Cina ha sfruttato la globalizzazione
molto meglio degli Stati Uniti,
producendo a basso costo, assorbendo
conoscenze a basso costo e conquistando
mercati. Ora, per Washington invece è
arrivato il momento di riscrivere le
regole del gioco. Questo approccio, va
detto, non è rimasto isolato a Trump.
Anche sotto Biden c'era stata una linea
dura sui chip e su Huawei, ad esempio.
Trump però l'ha trasformata in una vera
e propria dottrina esplicita. Ed è qui
che invece rispetto a Biden la visione
del mondo di Trump cambia totalmente
quando parliamo della Russia. Ma prima
di parlare della Russia un grazie va a
viandar, lo sponsor del giorno. E un
grazie a tutti gli ultimi viaggiatori e
viaggiatrici che hanno preso parte a uno
degli ultimi viaggi di gruppo su
Viandar. Viandar non è la solita noiosa
agenzia di viaggi che propone i soliti
noiosi, itinerari anonimi fatti giusto
per fare mucchio. Se amate mete
insolite, fuori rotta, e amate viaggiare
insieme ad altre persone curiose di
scoprire culture diverse, amerete i suoi
viaggi. L'Egitto di Alessandro Magno,
fatto. L'Iraq in completa sicurezza
visitando siti storici come Babilonia o
UR, fatto. La Mongolia d'inverno alla
ricerca di Jengjiscan confermata è in
partenza. Trovare la destinazione è
facilissimo, basta andare sul calendario
partenze e cercare il periodo che si
preferisce. Ad esempio sotto Pasqua,
trovate queste mete. Perché non una
giordania culinaria? Per assaporare la
cucina del Levante insieme alla cuoca di
MasterChef Iran e Volpe? Oppure perché
non ho un ponte di Pasqua in Iraq il 28
marzo? Ma come? L'Iraq è
pericolosissimo.
Questo è quello che dice chi esce al
massimo nel quartiere dietro casa.
>> Ma sei pazzo che va in Iraq? Cosa c'è da
vedere in Iraq? Non molto, a parte
letteralmente le città più antiche del
mondo, il cimitero più grande del mondo,
il minaretto spirale di Samarra, vaca,
ragazzi, ve lo posso confermare io in
primis, ma anche i partecipanti viandar.
Sul campo si è sempre guidati da guide
italiane di Viandar e da guide locali
esperte. Su viandard non c'è cassa
comune e non ci sono costi nascosti.
L'assicurazione medica e bagaglio è
sempre inclusa, così come la polizz
annullamento. E per l'estate tenete
d'occhio il calendario, a breve
arriveranno nuove destinazioni. Trovate
il link qui sotto in descrizione per
vederle tutte quante. E con questo
codice NL1 avrete un buono di €100 sulla
vostra prima destinazione. Ma ora
torniamo alla Russia.
don't think it's going to be necessary.
I think we're going to have a uh we've
always had a great relationship with
him. I'm very disappointed. I settled
eight wars. I thought this would be in
the middle of the pack or maybe one of
the easier ones.
Russian soldiers and the economy is
doing poorly. Per Trump la Russia non è
il nemico numero uno, anzi è quasi un
problema secondario.
>> Russia.
Mosca viene vista come una potenza
revisionista in declino da Trump che
certo va tenuta d'occhio, ma che può
perfino tornare utile agli interessi
americani in certi contesti, come
disturbando e dividendo l'Europa, ad
esempio, oppure obbligando la NATO a
spendere di più o ancora impegnando le
risorse europee su un fronte secondario,
mentre la sfida vera è altrove in Asia,
appunto. A questa prospettiva deriva il
continuo minimizzare le mosse di Putin
come fossero una questione di interessi
regionali.
Spo. Spasso.
>> Non tanto perché Trump voglia bene a
Putin, alla volemo se bene, ma perché
considera il dossier russo un diversivo
rispetto al confronto con Pequino. In
fondo, pare pensare Trump, un'eventuale
Russia minacciosa rappresenta prima di
tutto un problema europeo. Quindi sti
cazzi dell'Europa dice. Se Putin
destabilizza l'Ucraina o i paesi vicini
a pagare impegno diretto tra rifugiati,
crisi energetica e tensioni varie ai
confini, non saremo noi americani, ma
saranno gli europei. Questa linea spiega
benissimo perché Trump non si sia
strappato le vesti per sostenere Kiev o
altro. La considera uno spreco di soldi
e risorse anche mentali che secondo lui
dovrebbero andare alla Cina. E
attenzione sempre alla Cina, non al
Medio Oriente. Il Medio Oriente per
Trump l'obiettivo principale non è
instaurare una fantomatica pace equa per
tutti. bensì gestire il caos in modo
vantaggioso. Gli Stati Uniti e anche
Trump non credono nei grandi piani
idealistici di nation building o nei
classici processi di pace. Trump non
crede neppure a quello di Gaza, giusto
per capirci.
>> Ah, ma è un disco rotto il tuo.
>> La sua filosofia è opposta. Meglio un
Medio Oriente turbolento ma
controllabile che uno pacificato ma
sfavorevole agli interessi americani.
Questo non contraddisce neanche gli
accordi di Abramo. Al contrario, gli
accordi di Abramo non sono un progetto
di pace nel senso tradizionale. Non
risolvono il conflitto
israelo-palestinese, non affrontano le
sue cause strutturali, sono piuttosto
un'architettura di sicurezza regionale
selettiva, perché è fatto con alcuni
paesi e con altri no, costruita su
interessi concreti, cioè normalizzare i
rapporti tra Israele e le monarchie
sunnite come l'arabia. isolare la
questione palestinese e creare un fronte
compatto contro l'Iran. Israele, in
questo schema, è visto come un asset
strategico imprescindibile, una fortezza
avanzata degli Stati Uniti dentro la
regione, uno strumento attraverso cui
rendere il caos medioentale più
gestibile e meno doloroso per
Washington. L'Iran in questo senso è il,
tra virgolette guasta feste per Trump,
quello da contenere, non necessariamente
da distruggere completamente, anche se
il desiderio resta quello di avere un
domani un nuovo alleato e un grande
fornitore di gas e petrolio nella
regione. E per farlo la strategia è più
o meno sempre la solita: esercitare una
massima pressione per destabilizzare la
regione a proprio vantaggio. Guardate
questi postotici. Ora arrivano i
rinforzi. Ah, no, scherzavo. Mi hanno
detto che non ammazzano più nessuno. Ora
basta. Non a caso, a riprova di questo
tiro e molla, le continue minacce di
intervento o non intervento nel corso
degli ultimi giorni hanno lasciato
intendere, a noi poveri mortali, un
possibile nuovo movimento contro Tehran,
a partire dallo spostamento di alcune
porte aerei dal marcinese meridionale
verso il Medio Oriente. Capite bene che
in questo quadro un Medio Oriente
instabile può essere molto conveniente
se questo tiene occupati attori come
l'Iran o crea dipendenza degli attori
regionali dalla protezione americana,
soprattutto se a chiedere questa
protezione sono i sauditi che ve lo
ricordo sono grandi fornitori di
petrolio. Ma nessun problema adesso in
prospettiva c'è anche un altro nuovo
fornitore, anche se di una tipologia di
petrolio differente, il Venezuela,
l'America Latina, il cortile di casa
USA. L'operazione Absolute Resolve è
stata giustificata da Trump richiamando
la dottrina Monroe del 1823, secondo cui
nessuna potenza esterna al di fuori
degli states può intervenire
nell'emisfero occidentale. Ricorderei a
Trump il trattato di Tordesilias.
Un messaggio di potenza rivolto dunque a
Cina e Russia. Questo principalmente il
motivo dell'intervento, amplificato
anche dal Dipartimento di Stato con un
tweet lapidario. Questo è il nostro
emisfero e il presidente Trump non
permetterà che la nostra sicurezza sia
minacciata. Cosa significa in concreto
questa dottrina Don Raw? Significa che
se un governo latino-americano è ostile
o apre la porta a influenze esterne che
non piacciono, come per esempio la Cina,
Trump ritiene legittimo abbatterlo.
Questo qui è egemonismo regionale, altro
che isolazionismo. L'America di Trump
ora punta apertamente a un dominio
incontrastato nelle Americhe, trattando
il resto del mondo come aree in cui
intervenire soltanto e se è necessario.
Da qui qualcuno ricorderà anche quel
disegno diffuso provocatoriamente dai
russi in cui il mondo è diviso in tre
macrosfere di influenza rispettivamente
associate a Trump, Putin e Chin. Per far
sì che Trump consideri completa però la
sua missione nell'emisfero americano, ci
sono ancora diversi dossier aperti. In
Venezuela, dopo l'intervento contro
Maduro, Trump ha persino ventilato
l'idea che gli Stati Uniti gestiranno il
Venezuela fino a transizione avvenuta,
anche se poi Rubio ha smentito
formalmente qualsiasi intenzione di
occupazione. Cuba è stata menzionata più
volte e la cosa sinceramente non è
nuova. Da decenni Washington tenta di
decapitare il regime per togliere a
russi e cinesi un alleato ai confini
della Florida. Poi ci sono Honduras,
Nicaragua e la Colombia di Petro.
Al contrario, paesi allineati come
Salvador, quello di Bukele o l'Argentina
di Milei, vengono tra virgolette
premiati con sostegno finanziario,
stretta di mani, accordi, intese
preferenziali, quello che volete.
addirittura il Perù Post boluarte. Trump
vuole promuoverlo a alleato principale
non nato.
Eh, concentrarsi così tanto
sull'emisfera occidentale, chiaramente,
ha un prezzo, ossia una minore
attenzione altrove, accettando di fatto
una logica da concerti di potenze in cui
gli Stati Uniti si prendono il proprio
quartiere e lasciano che altrove
prevalgano gli altri, il che ci porta a
parlare proprio di uno di questi
quartieri, l'Artico della Groenlandia.
Abbiamo già parlato in questo in altri
video, quindi non mi ripeterò. Per Trump
che cavalca l'onda del successo in
Venezuela, gli Stati Uniti devono
possedere la Groenlandia, devono per due
macromotivi, le risorse ancora non
sfruttate che l'isola nasconde e il
timore che a prenderne il controllo
possono essere Russia o Cina. Questo,
nonostante gli americani, abbiano ancora
una presenza militare sul territorio e
se escludiamo il quadronato di cui la
Danimarca fa parte. Se guardiamo una
mappa dell'Artico, notiamo che circa
metà di quest'area è in mano al
territorio russo. L'altra metà è divisa
tra Europa con la Groenlandia sotto la
Danimarca e la Norvegia e l'altro
pezzettino va al Canada. Ed è qui che
tornano, non a caso le provocazioni di
Trump sull'idea di rendere il Canada il
5uneso stato a stelle strisce. L'Alaska,
come notate, ha soltanto un piccolo
spazio di affaccio. Cosa ci dice tutto
questo? Che per guadagnare terreno sulla
Russia serve maggiore influenza.
Greenland to put on countries if they go
along with Greenland. We need Greenland
for national security. I do that
president Trump Greenland for
you might understand. Mr. Trump fuck
off.
>> Trump ragiona da uomo di affari in fin
dei conti. Se un territorio serve, va
acquisito come fosse un immobile, un
terreno edificabile. E chi se ne frega
delle opinioni dei greenlandesi, anche
se non mi stupirei se un giorno dicesse
lo stesso dei taiwanesi, anche perché
uno dei temi su cui Trump ha, diciamo,
rotto il tabù b partisan americano è
stato proprio Taiwan. Tradizionalmente
repubblicani e democratici, pur
mantenendo l'ambiguità strategica, hanno
sempre lasciato intendere che sì, in
caso di invasione cinese gli Stati Uniti
difenderebbero Taiwan. Biden addirittura
arrivò ad affermarlo esplicitamente,
>> salvo poi vedere la Casa Bianca
correggere il tiro in nome della
strategica ambiguity, Trump invece ha
assunto una posizione molto più da
businessman anche su questo fronte. ai
primi del 2026 ha sostanzialmente detto
questa cosa.
Capite bene che questa è una presa di
posizione enorme, perché Trump rifiuta
di confermare se gli Stati Uniti
difenderanno Taiwan in caso di
invasione. Però attenzione, Trump non è
che ha detto che concederebbe Taiwan su
un piatto d'argento a Pechino, anzi ha
anche espresso fiducia nel fatto che Shi
non farà mosse finché lui è presidente.
Ma la differenza rispetto alla dottrina
classica è sostanzialmente questa: se
conviene Taiwan si difende, se diventa
troppo costoso forse no. Va detto però
che l'amministrazione Trump nel 2025 ha
comunque adottato misure per dissuadere
la Cina, ha puntato a rafforzare la
presenza militare statunitense e anche
alleata nell'Indo Pacifico, dal Giappone
alle isole alleate nel Pacifico,
preferisce mostrare i muscoli per non
doverli utilizzare. Se questa deterrenza
fallisse, e giungendo alla fine di
questo video, la domanda che uno si può
fare rimane. Il problema è davvero un
presidente o piuttosto una superpotenza
che non crede più al vecchio ordine
globale, che non riesce più a
mantenerlo. Di sicuro il mondo secondo
Trump ha già cambiato molte regole e
queste regole produrranno ulteriori
stravolgimenti nei prossimi mesi e negli
anni a venire e forse dulcis in fundo
molte delle sue mosse possono essere
lette attraverso una sola trasformazione
di base paradossalmente una
trasformazione che è un po' propaganda e
anche un po' una provocazione ma forse
neanche troppo. Il cambio di nome da
Dipartimento della Difesa a Dipartimento
della Guerra. Per capire i prossimi
futuri sviluppi, come sempre vi
consiglio la nostra pagina Instagram e
per chi vuole il nostro Patreon, dove
pubblichiamo le nostre rassegne
quotidiane e settimanali. Se questo
video vi è piaciuto, il merito non è
mio, ma del Signor di Per Aspera ad
Astra. Yeah.
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il video analizza la visione del mondo di Donald Trump, caratterizzata da un approccio transazionale e utilitaristico, dove nulla è sacro e l'ordine internazionale post-1945 viene rifiutato. Trump vede gli Stati Uniti come un'impresa che deve massimizzare i propri interessi, considerando alleati come clienti e accordi come contratti d'affari rinegoziabili. La Cina è identificata come l'unico vero rivale strategico, mentre la Russia è un problema secondario e l'Europa una zavorra. Nel Medio Oriente, l'obiettivo è gestire il caos a proprio vantaggio, e in America Latina si persegue un dominio incontrastato richiamando la dottrina Monroe. Anche su Taiwan, Trump adotta una logica "costo-beneficio". La sua politica riflette un disincanto verso l'ordine globale tradizionale, suggerendo un futuro di grandi stravolgimenti geopolitici.
Videos recently processed by our community