La mafia albanese in Italia: come funziona davvero
515 segments
Istanbul, novembre 2023, quartiere di
Bic Des, appartamento di lusso con vista
sul Bosforo. La polizia turca sfonda la
porta e trova un uomo con un passaporto
colombiano che tenta di buttarsi dalla
finestra per scappare. Quell'uomo non è
colombiano e non è neanche un pesce
piccolo. È Dritan Regepi, 45 anni,
criminale che molte procure europee
hanno imparato a chiamare in un solo
modo, il re della cocaina. È stato
definito anche un maestro delle evasioni
perché è riuscito a fuggire da carceri
in almeno tre paesi diversi, tra cui
l'Italia a Roma e persino a controllare
un cartello della droga mentre era
detenuto in Ecuador utilizzando telefoni
cellulari introdotti illegalmente. Per
anni Regepi ha diretto la compagnia
Bello, una delle reti di traffico di
cocaina più potenti e distribuite
d'Europa. La sua cattura è un promemoria
che molti in Europa hanno preferito
ignorare e cioè che la criminalità
organizzata albanese non è più la
manovalanza dell'Est. È un sistema che
oggi viene descritto come la mafia più
violenta del continente e che per
capacità economiche e operative viene
considerato da molti analisti seconda
solo all'andrangheta. A fine video
capiremo se ha senso chiamarla mafia
oppure no. Comunque bentornati alla
nostra miniserie sulle associazioni poco
raccomandabili. vi ricorderete
sicuramente questi video vecchi sulla
mafia russa, marocchina e nigeriana.
Ecco, per parlare di quell'albanese noi
dobbiamo partire per forza di cose dalla
mappa. Prima della mappa però vi ricordo
una cosa rapida. Dopo il nostro primo
viaggio di gruppo in Iraq chiuso davvero
alla grande e mentre in questi giorni
sono in corso altri viaggi tra Egitto e
Iraq, su Viandara abbiamo aperto nuove
rotte, quelle che vedete qui. Se vi va
di dare un'occhiata andate su calendario
partenze e scegliete il periodo che
preferite. Troverete tante nuove mete in
estate e non soltanto. E un grazie di
cuore ai primi due ragazzi che hanno già
lasciato una recensione sul primo
viaggio di gruppo in Iraq, definendolo
il miglior viaggio della loro vita.
Sulla sponda orientale dell'Adriatico
c'è l'Albania, un paese di poco meno di
3 milioni di abitanti incastrato tra
Grecia, Macedonia del Nord, Kosovo e
Montenegro. È la porta naturale della
cosiddetta rotta balcanica, quella che
per decenni ha portato eroina e migranti
verso l'Europa occidentale. I rapporti
della direzione investigativa antimafia
indicano alcune aree dove la presenza
dei clani albanesi in Italia è ormai
radicata da anni. Roma e il Lazio,
soprattutto sul traffico di cocaina,
estorsioni e gestione delle piazze di
spaccio. Il Salento in Puglia con i
porti e le coste che vengono usati come
ponte naturale per marijuana, Ashish e
Armi. Il triangolo trentino Veneto
Lombardia che è un corridoio logistico e
mercato ricco per la cocaina, Toscana ed
Emilia- Romagna che sono aree di
transito e di riciclaggio e infine la
fascia di confine tra Liguria e Francia.
Il comune denominatore qui comunque è
sempre lo stesso, un mercato di cocaina
vivace. e in molti casi vorace. Se
allarghiamo lo zoom all'intera Europa,
gli albanesi sono presenti in modo
significativo in buona parte dell'Europa
centrosettentrionale. Nei porti di
Rotterdamsa vengono intercettate
tonnellate di cocaina in container che
fanno capo anche a reti albanesi. Qui la
droga viene nascosta tra banane, ananas,
caffè o sacchi di carbone, insomma di
tutto. Poi viene estratta in laboratori
clandestini sparsi in mezzo a Europa.
Ecco perché quell'ananas preso dal
fruttivendolo aveva uno strano sapore. E
infine c'è la diaspora. Soltanto in
Italia vivono circa 440.000 cittadini
albanesi, seconda comunità straniera del
paese. In gran parte sono lavoratori
onesti che si spaccano la schiena ogni
giorno, ma in questi flussi migratori,
dagli anni 90 in poi, i clan hanno
trovato manodopera preziosissima fatta
di giovani pronti a rischiare tutto in
cambio di denaro veloce. Le cronache
recenti ci dicono che nel 2025 i
traffici si sono mossi molto in Italia e
fuori con operazioni e arresti che hanno
riportato l'attenzione su questa rete
criminale. Io per orientarmi in tutto
questo mare di informazioni, lo sapete,
utilizzo Column, lo sponsor di oggi e
anche l'appere
rumore. Column mi è molto utile per
tenermi aggiornato, prende le notizie
importanti dei principali medi italiani
e internazionali, toglie il chiasso
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torniamo indietro nel tempo. Per 45 anni
l'Albania è stato uno dei paesi più
chiusi del blocco socialista. Tutto
cominciò nel 44, alla fine della seconda
guerra mondiale, quando Enver Rogia
prese il potere costruendo un regime
socialista rigido, isolazionista e con
frontiere quasi sigillate. Un'economia
arretrata. Il paese entrò così nel club
degli stati più poveri del blocco
orientale e come tale il regime aveva
bisogno di qualsiasi introito pur di
sopravvivere. Per questo motivo, a metà
anni 60 il governo di Tirana avrebbe
autorizzato un sistema di contrabbando
di sigarette verso l'Italia sfruttando
l'Adriatico. Per la sua gestione il
regime albanese trovò interlocutori nel
peggio del peggio della criminalità
italiana, tra cui Raffaele Cutolo, capo
della nuova camorra organizzata. La
pacchia finì nei primi anni 90. Con il
collasso del regime di Ogia, l'Albania
venne travolta dallo shock della
transizione improvvisa all'economia di
mercato, proprio mentre nei Balcani
esplodevano le guerre jugoslave. In
questo contesto un milioni di albanesi
furono convinti a investire i loro pochi
risparmi in fondi e società che
promettevano rendimenti stratosferici,
in quelli che si rivelarono essere in
realtà grandi schemi piramidali bere e
proprie truffe di massa. Nel 97, quando
quelle piramidi crlarono, centinaia di
migliaia di persone persero tutto, il
che fece scoppiare rivolte in tutto
quanto il paese con i depositi militari
che vennero saccheggiati e con le bande
armate che finirono per impadronirsi
delle città. A questa crisi interna si
aggiunse poi tra il 98 e il 99 la guerra
in Kosovo. Più di un milione di profughi
kosovaro albanesi si spostarono al di
fuori del paese.
>> Siamo in molto molle, sono 62 ore che
non mangia niente.
>> Quanti anni ha?
>> 43 anni. Lei così professore di che
cosa? della lingua russa e letteratura
russa e anche albanese.
>> E in mezzo a quei civili che fuggivano
dalle bombe si infiltrarono anche gruppi
criminali che sfruttavano i flussi
migratori e lo status di rifugiato per
spostarsi in Europa. È proprio in questo
contesto che accanto alla criminalità
albanese propriamente detta cominciano a
comparire anche gruppi di matrice
kosovara, spesso indicati nei rapporti
come mafia kosovara, oggi campionessa
della rotta balcanica dell'eroina. Dal
punto di vista sociologico, capite bene
che il caos di quegli anni era la
combinazione perfetta per far nascere
una grande criminalità organizzata.
Transizione economica brutale,
disoccupazione altissima, stato debole,
armi in circolazione, confini porosi e
rotte commerciali strategiche. La
posizione geografica dell'Albania poi
aiuta molto. È al centro della regione
Balcanica conti a poche ore di
navigazione da Italia e Grecia ed è in
mezzo al classico percorso dell'eroina
che parte dall'Afghanistan, passa per la
Turchia, la Bulgaria e la Macedonia e
poi sale verso l'Europa occidentale. In
quegli stessi anni nel paese si sviluppò
anche una grandissima capacità nella
coltivazione illecita della cannabis. Il
simbolo di questa trasformazione è
questo villaggio del sud, Lazarat. Per
anni è stato chiamato la capitale
europea della cannabis. Stime non
ufficiali parlano di circa 900
tonnellate di marijuana prodotte ogni
anno per un valore di 4 miliardi e mezzo
di euro, quasi la metà del PIL
dell'Albania di allora. Quando nel
giugno 2014 il governo decise di
riprendere il controllo del villaggio,
dovette inviare addirittura circa 800
agenti armati. L'operazione durò 3
giorni con i narcovatori che risposero
al fuoco con mitragliatrici pesanti e
perfino lanciarazzi anticarro pur di
difendere i campi. Sul piano culturale,
comunque, la criminalità albanese
attinge a un codice tradizionale molto
preciso che fa parte della rispettiva
società tradizionale, il Canun, antica
raccolta di norme consuetudinarie del
nord dell'Albania che pone al centro
famiglia, onore, ospitalità e anche
vendetta. La besa è la parola data,
considerata sacra, mentre il sangue
versato va per forza vendicato per
onorare il clan. Il tutto in un mix di
vendette trasversali. I clan chiamati
FIS sono composti da famiglie
imparentate guidate da un Crie il capo
spesso affiancato da un creetar, una
sorta di vice. La polizia di mezza
Europa ripete la stessa descrizione che
potremmo sintetizzare semplicemente in
strutture familiari, gerarchie rigide,
grande discrezione, nonché capacità di
operare senza attirare troppo
l'attenzione. È da questa mescolanza che
nasce quel sistema che noi oggi nel
dibattito pubblico chiamiamo mafia
albanese. E se c'è un paese che
chiaramente permette di capire molto
bene l'evoluzione di questi gruppi
criminali, quello è l'Italia. Negli anni
90, con i primi barconi carichi di
profughi e migranti, i clan organizzano
viaggi della speranza che diventano
viaggi verso lo sfruttamento. Di fatto
migliaia di donne albanesi, ma anche
rumene e bulgare, finiscono nella rete
della prostituzione quatta, controllata
dai gruppi albanesi in città grandi e
medie. Oggi in Italia si stimano circa
120.000 donne sfruttate in questo
mercato. Al contempo, le mafie italiane
dell'epoca capirono che i nuovi arrivati
potevano essere molto utili. Negli anni
2000 la camorra napoletana utilizza gli
albanesi per importare armi
dall'Esturopa. L'andrangheta invece
regina storica della cocaina concede
spazi nei racket della prostituzione o
nella gestione delle piazze di spaccio.
La Sacra Corona Unita offre gommoni,
coste e contatti locali per far arrivare
marijuana e hashish. Questa dinamica ci
spiega il motivo per cui la mafia
albanese cresce rapidamente senza finire
in guerre con le organizzazioni
italiane, perché viene tollerata e
integrata come braccio operativo. Col
tempo però lo scenario cambia. Nel 2021
un rapporto della DIA definisce le
organizzazioni albanesi tra le più
attive nel narcotraffico con una
struttura non tanto diversa da quella
dell'andrangheta. Tanto che alcuni oggi
definiscono i clan albanesi come i
probabili eredi futuri degli
indranghetisti. Lo stesso rapporto le
indica come la principale organizzazione
criminale straniera per pericolosità sul
territorio italiano. vero affare oggi è
diventata la cocaina dal Sud America. In
base a stime ricorrenti in inchieste
giornalistiche e rapporti ONU o Europol,
il margine può essere enorme. In alcuni
periodi 1 kg in Colombia viene pagato
poche migliaia di dollari e poi in
Europa viene rivenduto a decine di
migliaia di euro. In alcuni casi poi gli
albanesi sono stati tra i primi a
utilizzare sottomarini artigianali per
trasportare carichi di cocaina
dall'Ecquador verso il centro e Nord
America, un metodo che poi verrà
adottato da diversi gruppi
latinoamericani. La strategia di vendita
è sempre stata semplice ma altrettanto
efficace. Invece di spremere i
consumatori, gli albanesi hanno fin da
sempre preferito inondare il mercato
europeo di Coca a prezzo più basso,
conquistando fette su fette di domanda e
facendo scendere così i prezzi
all'ingrosso, soprattutto nel Regno
Unito, dove da picchi di 40.000 sterline
si arriva a 25-30.000 per kg prima del
2020. È il mercato libero, baby. Negli
ultimi anni però il mercato europeo
della Coca è entrato in una fase
paradossale, diciamo così. come
sottolineato da questo bell'articolo
dell'OCCRP, organizzazione, tra l'altro,
che produce materiale di inchiesta
preziosissimo e che vi consiglio di
seguire. In pratica, tra il 2018 e il
2023, la produzione sudamericana ha
raggiunto livelli record e per questo le
coltivazioni di Coca in Colombia sono
aumentate di circa il 66%, superando le
3700 tonnellate annue. Questa per
offerta però ha fatto crollare i prezzi
all'ingrosso, soprattutto nei Paesi
Bassi, dove si è passati da circa 30.000
a €15.000 al chil. Così per non svendere
la merce, alcuni gruppi, compresi quelli
albanesi, hanno iniziato ad accumularla,
arrivando persino a nascondere
sottoterra i carichi in attesa di futuri
rialzi, tipo i pirati con loro. Non è un
consiglio finanziario. In questo
scenario i clan albanesi cosa fanno?
ragionano come chi vuole conquistare il
mercato, non pretendono il massimo
guadagno su ogni singolo chilo, ma
preferiscono invadere il mercato con
prezzi più competitivi, così da
acquistare clienti, monopolizzare le
piazze e quindi rendersi sempre
indispensabili. La compagnia Bello, già
menzionata, il cartello creato da
Regepi, poi smantellata nel 2020 con
un'operazione internazionale, era il
simbolo di questa catena di
distribuzione. Le carte processuali la
descrivevano come un'organizzazione che
utilizzava comunicazioni criptate,
società di copertura, doppi fondi nelle
auto e nei container e perfino operatori
cinesi totalmente fuori dal sistema
bancario ufficiale che prendevano il
denaro in nero e lo riciclavano per
conto dei clan albanesi. Compagnia bello
sarà pure smantellata, ma oggi ci sono
chiaramente nuove cellule e oltre alla
droga c'è appunto il capitolo del
riciclaggio. I clan preferiscono
riciclare i proventi lontano
dall'Albania, troppo piccola e ancora
troppo rurale per farli sparire senza
creare sospetti. Un conto è se tuo
cugino si costruisce una villona ad Abu
Dhabi, un altro se dall'oggi al domani
arriva con una Porsche e ti invita nella
sua magione di 1000 m² nelle campagne di
Valona. non è credibile. Per questo
molti investono oggi in immobili,
alberghi, ristoranti, società
immobiliari in Italia e nord Europa e in
tempi più recenti anche negli Emirati
Arabi, in particolare a Dubai, dove un
importante capo legato
all'organizzazione dello stesso Regepi è
stato arrestato tempo fa mentre
conduceva una vita di lusso con cinque
appartamenti e un parco auto che
includeva Rolls-Royce e Lamborghini.
Chissà perché, sempre Dubai, come quella
notizia di qualche tempo fa, rapiti e
ritrovati a pezzi nel deserto coniugi
russi. sotto inchiesta per truffa di
criptovalute. Che dire? Anche nel 2026
Dubai si conferma fogna globale.
Comunque le mappe delle inchieste in
Italia parlano molto chiaro. Roma è un
hub centrale per la coca albanese. Fino
a pochi anni fa le cellule albanesi
erano soprattutto spacciatori di piazza,
subordinati spesso al clan Casamonica.
Ma dopo il 2019 gli omicidi eccellenti,
come quello di Fabrizio Piscitelli,
detto Diabolic, capo ultra e broker
della droga, freddato in un parco della
capitale, hanno fatto intendere un
cambio di equilibri. In questo contesto,
una delle figure più citate dalle
cronache è un tale Elvis Demche,
soprannominato Dio, Cesare o più
umilmente Spartaco. Cresciuto a Belletri
e indicato come aspirante erede del
ruolo di Diabolic dopo la sua morte.
Demche, che nelle intercettazioni
parlava di voler vivere da narcos
riservato, schivo, un fantasma, beh, eh,
viene arrestato nel 2022 e condannato a
18 anni e mezzo. [risate]
>> Alla faccia del fantasma, il nostro Dio
non è riuscito neanche a nascondersi
manco 2 anni. Oggi, stando alle ultime
notizie, Demche continuerebbe a dare
ordini dal carcere di Ascoli in cui è
rinchiuso. Come se non bastasse, nel
luglio 2025, davanti all'abitazione
della sua famiglia ai castelli romani
viene trovato un ordigno artigianale,
poi rimosso dagli artificieri. Secondo
le prime indagini, potrebbe essere o
l'inizio di una faida interna o di un
avvertimento mirato. Non è un caso se
figure come Elvis Demche continuano poi
a impartire ordini anche dal carcere. Le
prigioni italiane sono diventate di
fatto uno dei principali luoghi di
interconnessione tra le mafie diverse. È
proprio nel 2013 nel penitenziario di
Avellino che Arben Zogu, ritenuto uno
dei responsabili del flusso di cocaina
controllata dagli albanesi verso Roma, è
entrato in contatto con Rocco Bellocco,
boss di una delle famiglie più potenti
dell'andrangheta, a testimonianza
proprio del rapporto stretto tra
albanesi e andranghetisti. Certo che i
genitori per chiamare il figlio Rocco
con quel cognome. Ora, appurato che
esiste una rete criminale albanese
complessa, la domanda che alcuni
continuano a porsi è sempre la solita.
Possiamo davvero parlare di mafia
albanese o stiamo semplicemente
applicando un'etichetta comoda a reti
che in realtà sono isolate? Secondo Edi
Rama, l'attuale primo ministro
dell'Albania, no, non si può fare.
>> Rifiuto sempre, non in questo caso, il
concetto di mafia italiana o mafia
albanese o mafia macedone.
>> Rama ha ripetuto più volte che mafia
albanese non esiste come entità unica e
che parlare in quei termini alimenta
stigma e pregiudizi verso un intero
popolo. in parte ha ragione perché la
criminalità organizzata ormai è
transnazionale, le reti sono miste e le
appartenenze etniche non bastano a
spiegare il sistema. D'altra parte i
rapporti della DIA, di Europol e di
varie procure europee descrivono
organizzazioni albanesi con
caratteristiche tipicamente mafiose. Lo
stesso mondo politico albanese non è
rimasto indenne da dimissioni legate al
narcotraffico e quindi risulta chiaro
che la discussione sul nome rischia
semplicemente di essere un diversivo.
Dire che tutte le mafie sono mafie e che
quindi non serve distinguerle è molto
comodo. Ma la realtà è che le
specificità contano. contano la
geografia, le alleanze, il tipo di
violenza utilizzata, i codici culturali,
il modo in cui il denaro viene
riciclato, le aree sociali da cui si
recluta la manovalanza, le
organizzazioni di matrice albanese hanno
imparato dalle mafie italiane a essere
transnazionali. I numeri sono lì. La
vera domanda per l'Europa non è come
chiamarla, è piuttosto se abbia davvero
la capacità, ma soprattutto la volontà
di colpire un sistema che continua a
dare a questi gruppi tutto ciò di cui
hanno davvero bisogno. Un grazie a tutti
voi per l'attenzione e prima di chiudere
vi ricordo di provare, se non l'avete
ancora fatto, column nel link qui sotto
in descrizione. Come sempre per Aspera.
Ask follow-up questions or revisit key timestamps.
Il video narra l'ascesa della criminalit A organizzata albanese, partendo dalla cattura di Dritan Regepi, il "re della cocaina" e "maestro delle evasioni", a Istanbul nel novembre 2023. Questa rete criminale, definita la pi numerosi potente del continente dopo l'Ndrangheta, ha radici storiche nell'isolamento post-regime di Enver Hoxha, nel caos delle truffe piramidali degli anni '90 e nelle guerre jugoslave, che hanno favorito la nascita di una grande criminalit numerosi organizzata. La sua posizione geografica strategica rende l'Albania un hub per i traffici illeciti. I clan albanesi operano con una struttura familiare rigida, ispirandosi al codice tradizionale del Kanun, che enfatizza onore e vendetta. In Italia, si sono inizialmente integrati come braccio operativo delle mafie locali, ma ora sono diventati un'organizzazione autonoma e dominante nel narcotraffico, soprattutto di cocaina, con una strategia di mercato aggressiva che inonda l'Europa a prezzi bassi. Il riciclaggio avviene prevalentemente all'estero, in immobili e attivit numerosi commerciali, con Dubai come centro emergente. A Roma, figure come Elvis Demche testimoniano il cambio di equilibri. Il dibattito sulla definizione di "mafia albanese" numerosi acceso, ma le sue caratteristiche e la sua pericolosit numerosi sono innegabili. La vera sfida per l'Europa numerosi capire se ha la volont numerosi di contrastare efficacemente questo sistema.
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