L'ascesa di Xi Jinping, l'uomo più potente della Cina
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Nel 1985 un funzionario cinese, poco più
che trentenne, atterra nel Midwest
americano per uno scambio agricolo tra
Stati Uniti e Cina. Quell'uomo si chiama
Shijin Ping ed è il segretario del
partito di una piccola contea dell'ebe e
questa foto davanti al Golden Gate di
San Francisco lo immortalerà in uno dei
momenti più iconici della sua vita. Quel
giovane è arrivato negli states per
studiare come funziona l'agricoltura
americana, dalla gestione delle fattorie
fino alla meccanizzazione della
produzione. Il giovane sci dormirà in
una cantina, in una casa comune e cenerà
con una famiglia dell'Iowa prendendo
appunti su tutto, su quell'American Way
of Life. 30 anni più tardi quell'uomo
diventerà il leader più potente della
Cina moderna.
Questo episodio è realizzato con il
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Shigjin Ping, anche noto come Winnie de
Poo o semplicemente il presidente Ping.
>> Presidente Ping stamattina
>> o ancora più di recente come il leader
globale che si domanda come raggiungere
i 150 anni di età tramite il trapianto
di organi. Al momento Shi è a metà
strada 72 anni e da 13 anni è il leader
supremo della Repubblica Popolare
Cinese. In un certo senso, anche se
difficilmente ce ne rendiamo conto,
Shjin Ping è la Cina. Il governo della
Repubblica Popolare è come un'IDra a tre
teste, composto dal comitato permanente
del politurea del Partito Comunista,
dalla Commissione militare centrale che
controlla il PLA, cioè l'esercito
cinese, e dall'ufficio della presidenza
a capo del governo. Nessuno di questi
organi è davvero eletto dal popolo,
specifichiamolo. Ebbene, dal 2013 Shijin
Ping è al tempo stesso segretario
generale del partito, quindi capo del
polit Bureau, presidente della
commissione militare e presidente della
Cina a tempo indeterminato, dato che dal
2018 è stato abolito il precedente
limite dei due mandati. In parole
povere, significa che sci a capo di
qualsiasi cosa si possa essere a capo
nella gerarchia della Repubblica
Popolare. Oggi le immagini di SH sono
ovunque, in uffici, aziende, scuole. Sci
l'immagine del Partito Comunista e il
partito sorveglia tutti e tutto, sempre
persone, compagnie e idee. Sotto il
governo di shi, o meglio, sotto il
pensiero di shi, citato persino nella
Costituzione, la Cina si è fatta
aggressiva, ma apparentemente
diplomatica, come si confà a una
superpotenza. E certo, diamo per
scontato che la Cina sia un'autocrazia,
ma fino a una quindicina di anni fa non
lo era fino a questo punto. In Cina una
concentrazione di potere come quella che
adesso è nelle mani di Shi non si vedeva
dai tempi di un certo Mao Zedon. Dopo
Mao, infatti, la Cina si era ripromessa
di non avere più un dittatore, di
aprirsi al mondo esterno, di predicare
pace e armonia e persino di permettere i
correnti interne al Partito Comunista e
idee diverse tra cinesi. Questo processo
ha preso forma con difficoltà nell'arco
di 40 anni, ma è stato bruscamente
interrotto proprio da Shjin Ping. Al che
dobbiamo porci una domandina, com'è che
Shi è arrivato dov'è adesso? Come ha
consolidato questo potere quasi
assoluto? Beh, lo ha fatto in una
maniera silenziosa, talvolta anche
casuale e fortuita, stando in disparte
nella periferia per oltre un quarto di
secolo, facendo la gavetta, superando
difficoltà, ma anche avendo la strada
spianata da un padre molto importante.
Quel che è certo è che capire Shijin
Ping oggi vuol dire comprendere anche la
Cina del passato, così come anche quella
di oggi e dell'immediato futuro. Questa
è l'ascesa di Shigjin Ping, il Mao
Zedong del XX secolo.
Il primo ottobre del 1949 Mao Zedon
dichiara la nascita della Repubblica
Popolare. 4 anni più tardi, in quel di
Pechino, il 15 giugno 1953, nasce Shijin
Pin. Jin Pin, nome che vuol dire pace
vicina, è il terzo di quattro figli di
un certo Shi Jong Shun, eroe della
guerra con il Giappone, rivoluzionario
di lunga data, nonché fedele alleato di
Mao e onorato membro del Partito
Comunista. Quando nasce il suo terzo
figlio, Shi Padre ricopre le veste di
ministro della propaganda, nonché di
vicepremier della Cina e con il tempo
diventa un grande amico di Juen Lai, il
numero due della Repubblica Popolare.
Shijinping, quindi, è un figlio d'arte,
ma non conduce una vita particolarmente
agiata. Tutti i figli dei quadri del
Partito Comunista cinese degli albori, i
cosiddetti rossi di seconda generazione
o principini, dato che molti di loro
ricopriranno ruoli di potere in futuro,
nascono e vivono a Pechino, in un
moderato lusso, avendo accesso a cibo,
libri, film e scuole esclusive. Sh J
Shun però viene da una famiglia
contadina del ruralissimo Shanghi e
quindi educa i suoi figli, lo stesso
Shijin Ping, alla morigeratezza sia in
termini materiali che ideologici. Le
posizioni moderate di Shi Padre tuttavia
non piacciono per niente a Mau. Difatti,
quando il leader supremo sfodera la sua
rivoluzione culturale a metà degli anni
60, Shi Padre finisce vittima delle
purghe politiche, ritenuto un traditore
e viene mandato a lavorare in una
fabbrica di trattori nella provincia
dell'Enan. In questo periodo le guardie
rosse, cioè i giovani aizzati da Mao e
dalla sua idea di distruggere ogni
retaggio del passato, non risparmiano
neanche il figlio Jin Ping, rimasto a
Pechino a studiare. Lo bollizzano, sanno
che è il figlio di un traditore del
partito. Così per evitare problemi
ulteriori, Jin Ping lascia la capitale
nel 1969
e se ne va a studiare nello Shanghi,
cioè la provincia di cui è originario
suo padre. Rimarrà lì per 7 anni a
lavorare nelle fattorie tra mosche e
malattie, nel villaggio semisconosciuto
di Liang Shai o, come diamine si
pronuncia, non lo so. Ebbene, questi 7
anni per Shijin Ping saranno un periodo
cruciale, il più importante della sua
stessa esistenza a sua detta. Da noi in
Occidente non se ne parla quasi mai, ma
anche Shigjin Pin, come ogni autocrate
che si rispetti, ha una sua storiella da
eroe del popolo, da uomo che si è fatto
da solo, supportata da interviste
rilasciate alla televisione di stato. I
locali ricordano di come Shi leggesse
voracemente i testi di Lien e di Mao, di
come per il villaggio avesse costruito
piccole dighe per fornire acqua alle
case e pavimentato le strade di terra e
di come trasportasse in spalla sulle
montagne 100 kg di sacchi di grano per
oltre 10 km. Roba che nemmeno Hulk o
Kimilsung si sarebbero sognati. Ad ogni
modo, pare che Shi avesse davvero
migliorato la vita degli abitanti di
Liang Shai, tanto che nel 1974, a soli
20 anni viene eletto a capo del Partito
Comunista Locale. Oggi il villaggio è
un'attrazione turistica, un monumento
alla gloria e alla dedizione di sci. E
giustamente potreste chiedervi perché
impegnarsi così tanto per gestire un
villaggio per conto dello stesso partito
che ha purgato tuo padre e ti ha
costretto a sradicarti dal luogo dove
sei nato? La risposta a questa domanda è
quanto mai cruciale per capire le
successive mosse di Shi. Stando alla
narrativa da lui propagandata, Shi non
ha mai perso fede nel comunismo, né
tantomeno in Mao, che non si è mai
azzardato a criticare. Per lui le purghe
della rivoluzione culturale sono state
un male necessario per poter dar vita di
nuovo al Partito Comunista, lo stesso
partito di cui Shi non solo ha sempre
voluto far parte, ma ha sempre
desiderato esserne un membro importante
e rispettato ed è sempre stato pronto a
fare scelte che lo avrebbero portato a
diventarlo. Certo è che con un padre
praticamente esiliato dalla vita
politica non deve essere facile, ma di
lì a poco la fortuna avvolge a suo
favore. Dopo svariati tentativi, nel
1975
Shi riesce a farsi a mettere alla
Zinguis la più blasonata università di
Cina grazie al suo lavoro nelle campagne
dello Shansi Shi. Laggiù studia
ingegneria chimica, ma il suo obiettivo
è ottenere un master in filosofia
marxista, come si confà a un qualsiasi
bravo membro del partito. Un anno dopo,
nell'autunno 76, Mao Zedon muore. Poco
prima di andarsene, Mao però ha
riabilitato Deng Xiao Ping, anch'egli
purgato anni prima, però adesso
destinato a diventare il prossimo leader
supremo cinese. Due anni più tardi, nel
78, Deng a sua volta riabilita SPAD e lo
mette a capo del Partito Comunista del
Guang. Non è un ruolo certo da poco. Il
Guang Dong è la regione più popolosa
della Cina, la più esposta alle
potenziali relazioni con l'occidente.
Infatti chi gestisce questa provincia
supervisiona ciò che accade nel cruciale
porto di Guangju, la vecchia Canton, ed
è in grado anche paradossalmente di
modificare l'intera economia del paese.
Non a caso, quando Shijin Ping finisce
il suo percorso di laurea nel 1979, suo
padre gli trova giusto un lavoretto come
assistente di un certo gang biao. niente
meno che il vicepremier della Repubblica
Popolare, nonché il segretario della
Commissione Militare centrale, uno dei
tre supremi organi di governo. Ebbene,
nel suo nuovo ruolo il giovane sci modo
di esaminare questioni militari e
diplomatiche, ma sa bene che per
diventare davvero un pezzo grosso deve
fare la gavetta.
Dopo 3 anni passati al fianco di
Gangbiao, nel 1982, Shigjin Ping decide
che è arrivato il momento di scalare i
ranghi del Partito Comunista. Per farlo
c'è un'unica strada accettabile, tornare
nelle province, nelle campagne, fare la
Paraacic, come Lucone, insomma, entrare
in contatto con i contadini e la
popolazione comune gestendone i
problemi. Soltanto, in questo modo un
funzionario del partito può dimostrare
il suo vero valore. Prima di governare
il paese bisogna imparare a governare le
periferie che, se devo essere sincero,
non è un'idea così sbagliata. Come primo
incarico Shi diventa vicesegretario del
partito di Jeng Ding, un piccolo
villaggio agricolo dell'ebei. Si occupa
della quotidianità dei residenti, ma
anche di rendere quel buco di posto una
località turistica, facendola diventare
il set per una serie televisiva. Se non
ci credete, questa è la serie. Poi Shi
si sposta a Shaamen, e Fujan, provincia
dove otterrà altri due incarichi,
rimanendo lì per altri 17 anni. Qui
l'ormai navigato giovane sci entra in
contatto con la questione di Taiwan e
sposa l'attuale first lady cinese Teng,
ex cantante folk che ha detto di aver
scelto di sposare soltanto 40 minuti
dopo averla conosciuta. Concreto il
ragazzo, non c'è che dire.
Comunque in questo frangente, mentre
Sciassa con i trattori, il Partito
Comunista ha subito impercettibili, agli
occhi esterni, ma importantissimi,
cambiamenti di cui dobbiamo parlare per
capire meglio cosa accadrà più avanti.
Per tutti gli anni 80 Sh Ping, cioè il
nuovo grande leader dopo Mao, aveva
rimodellato l'ideologia della Cina
elaborando una cosiddetta economia di
mercato socialista che aveva portato a
una rapida crescita economica e
tecnologica, alla nascita di aziende
private slegate dal Partito Comunista e
all'apertura degli scambi commerciali
con l'estero. In parole povere, Deng
voleva diversificare l'economia cinese e
proiettarla nel mercato globale. E
chissà che magari Deng non abbia mai
utilizzato i buoni pasto, infatti, e
questo lo ricordiamo anche al signor SH,
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Tornando a noi, in sostanza in Cina
erano nati dei capitalisti. Cosa odono
le mie orecchie, specialmente in città
come Hanju, Shenzen o Shanghai, cioè le
più aperte verso l'occidente. Se già
questo comunque non fosse bastato a
scontentare i comunisti più
inflessibili, Deng era anche convinto
che il partito dovesse abbandonare
l'ossessione per il controllo. Non a
caso, nel suo decennio al potere,
terminato con le rivolte di piazza
Tenamman, Deng ha ricoperto sì il ruolo
di presidente della Commissione Militare
Centrale, ma mai quello di presidente
della Cina o di segretario generale del
partito, proprio per evitare che un
singolo uomo potesse ottenere troppa
influenza, come è accaduto con Mao. Per
di più, sotto Deng, ogni presidente
potrà servire per soltanto due mandati,
cioè 10 anni. Chiariamoci, non è che
adesso il Partito Comunista accetti
critiche, sia mai, ma si concentra di
più sullo sviluppare rapidamente la
Cina. A sovrintendere questo processo
per tutti gli anni 90 c'è il successore
di Deng come leader supremo, ovvero Jeng
Zemin, l'andreotti di Cina, dai,
guardatelo, è lui che ha grande stima di
Shijin Ping. Infatti sotto la presidenza
Jang, Shijin Ping diventa non soltanto
governatore dell'intero Fujan, ma nel
2002 entra a far parte per la prima
volta del comitato centrale del Partito
Comunista, cioè quello che si occupa di
eleggere il polito, ossia il vertice
reale del partito. una trentina di
dirigenti che decidono la linea politica
del paese. Lo so, con tutti questi
organi governativi cinesi è un macello,
ma vi basti sapere che il ruolo che
ottiene è molto ma molto importante. In
molti, infatti, ormai si fidano di Shi e
lo credono uno dei leader della nuova
generazione. Tuttavia il successore di
Jang Zemin, Hujino, presidente dal 2003
al 2013, ha un altro delfino, tale Bo
Shilai, capo del partito di Chong Ching.
Boh ha fatto una carriera in maniera
molto simile a quella di Shei, ha delle
credenziali ottime, se non migliori, e
anche lui è un principino, cioè figlio
di rivoluzionari legati a Mao. Tra i due
non ci sono sostanziali differenze, ma
Shi ha due cose che il suo rivale non
possiede. Disciplina ferrea e mettiamola
così, fortuna sfacciata. Nel 2007 il
capo del Partito Comunista di Shanghai
finisce in uno scandalo finanziario. A
sostituirlo viene chiamato proprio Shi.
Al tempo Shanghai era la città più in
vista di tutta la Cina. Nel 2008 si
terranno le Olimpiadi e sci fa di tutto
per risultare affidabile e pedissequo
nel seguire le regole del partito. Non
fa commenti fuori luogo, evita qualsiasi
privilegio, si attiene alle direttive
del governo centrale ed è questo
silenzio a fare di lui il candidato
perfetto a vicepresidente della
Repubblica Popolare. SH assumerà quel
ruolo poco prima delle Olimpiadi che
saranno un successo e negli anni a
venire incontrerà diversi rappresentanti
stranieri. Uno di questi è Joe Biden,
all'epoca vicepresidente americano, che
nel 2011 definisce SH come un tipo
intelligente e calcolatore che non ha un
singolo osso democratico in corpo,
perché le democrazie, dice, richiedono
consenso e per averlo ci vuole troppo
tempo. Queste esatte parole di Biden
suoneranno come una profezia non molto
tempo più tardi.
Arrivati al 2012, la Cina è a un bivio.
Anche a causa della crisi del 2008, la
crescita economica sta rallentando, gli
export stanno diminuendo. Sembra che la
meteorica ascesa della Cina nei
precedenti 20 anni abbia raggiunto il
suo apice e le cose possono soltanto
andare peggio con una domanda interna di
beni che si restringe e una popolazione
sempre più anziana a causa della
politica del figlio unico. In tutto
questo i quadri del Partito Comunista
stanno anche invecchiando. Intau è
pronto a farsi indietro e nell'autunno
del 2012 si terrà il congresso che
sceglierà il prossimo segretario del
partito e il presidente della
commissione militare centrale. Quindi il
polità scegliere tra due persone Shijin
Ping e Boshilai.
Si tratta di una sfida cruciale tra due
visioni del partito completamente
opposte. Si, inflessibile figlio della
rivoluzione, comunista fino al midollo,
è per un ritorno alla centralità del
partito, al dirigismo economico dello
Stato. Bo invece sostiene la linea di
Deng, quella anche di Hjintao, quindi
sostiene una transizione verso il libero
mercato, una maggiore flessibilità nel
partito e nelle relazioni con
l'occidente. La fazione di Hu, di
Hujinta, intendo, in realtà, è quella
che sembra avere la meglio, perché molti
funzionari vedono nell'avvicinamento
all'economia di mercato un modo per
arricchire sì lo Stato, ma anche e
soprattutto loro stessi. C non è certo
di trionfare, ma è a questo punto che
accadono due colpi di scena impensabili,
quasi da film, con un tempismo talmente
perfetto da sembrare scritti in una
sceneggiatura. Qualche giorno dopo, agli
inizi di marzo 2012, alle orecchie del
partito arriva una notizia sconvolgente.
In quel di Chong Ching una donna ha
avvelenato e ucciso un uomo d'affari
britannico. Quella donna è niente meno
che la moglie del capo del partito
locale Bo Shilai. Indagando sulla
questione si scopre che Bo e la moglie
sono coinvolti in un maxi giro di
corruzione. A quel punto Shjin Ping da
vicepresidente preme per l'espulsione di
Bo e alla fine la ottiene. Quindi così B
Shilai finisce fuori dalla corsa. Ma non
finisce qui. Qualche giorno dopo, agli
inizi di marzo, una Ferrari nera si
schianta su un ponte a Pechino. Le
immagini fanno il giro del mondo, ma
nessuno rivela l'identità di quel
guidatore. Nessuno lo fa perché qualcuno
ha cercato di insabbiare la vicenda e
quel qualcuno è Ling Jiwa, praticamente
il braccio destro di Hujintao. Infatti
alla guida di quella Ferrari c'era suo
figlio. Senza neanche bisogno di dirlo,
la vicenda causa enorme imbarazzo,
specialmente per Hu, che si ritrova così
scoperto e soprattutto senza alleati
adatti per poter contrastare l'ascesa di
sciol Bureau. Quando arriva l'autunno,
il prossimo leader supremo della Cina,
in pratica, è già stato scelto. A
novembre 2012 SH diventa sia segretario
generale del Partito Comunista che
presidente della Commissione Militare
Centrale. Infine, a marzo 2013 assurge
anche a presidente della Repubblica
Popolare. Le teste dell'Hidra adesso
sono sotto il suo controllo, ma SH vuole
essere sicuro che nessuno gli metta i
bastoni tra le ruote e inizia così a
costruire attorno a sé una narrativa
potentissima. Innanzitutto SH non si fa
tanti problemi a parlare della sua vita,
tanto che verso Natale 2012 fa
pubblicare dalla Shinua, l'agenzia di
stampa statale cinese, un documento
intitolato "Le persone sono la fonte
della nostra forza". Nel documento si
racconta, in sostanza, la vita di Shi,
dove ha vissuto, cosa ha fatto, il nome
di sua figlia, come ha corteggiato la
moglie, i piatti che gli piacciono, la
passione per il calcio e il basket. Poi
si parla della sua ascesa nel partito
del lavoro nelle campagne, la storia di
un ragazzo che si è fatto le ossa, che
ha affrontato le difficoltà e che infine
è arrivato all'apice del partito. Mai
nessuno, tra tutti i leader cinesi ha
raccontato la sua vita così nello
specifico davanti a oltre un miliardo di
concittadini. Per sci questo vuol dire
umanizzarsi, esporsi, ma diciamo se lo
può permettere perché non ha nulla da
nascondere e deve legittimare la sua
idea di Cina. In che senso? Beh, la
prima mossa politica di sciare il Museo
Nazionale di Pechino. Qui i più alti
funzionari del partito ripercorrono la
storia della Cina a partire dalla guerra
dell'oppio del 1839, cioè da quando per
i cinesi è iniziato il cosiddetto secolo
dell'umiliazione, periodo in cui Peino è
stata letteralmente bulllizzata dalle
grandi potenze internazionali, cioè
dall'occidente. E a quel punto que shi
parla di un vago sogno cinese, cioè del
desiderio di far tornare la Cina ai
Vecchi fasti, ai tempi delle antiche
dinastie imperiali in cui la Cina era al
centro del mondo. Oggi, 13 anni dopo,
quel sogno cinese è diventato il mantra
di Shi, la sua volontà di trasformare la
Cina nella prima potenza mondiale. Il
discorso è tanto semplice quanto
simbolico. La Cina può redimersi dalle
angherie perpetrate nei suoi confronti
dall'occidente e può tornare a essere
grande, proprio come ha fatto Shjin
Ping. Per rendere tale questo sogno, la
strada è semplice, no? Il comunismo.
Tuttavia occorre rimuovere l'ostacolo
più grande, la diffusione dei valori
occidentali. Si, così come molti altri
quadri del partito cinese, ritiene che
aprendosi al libero mercato e alla
globalizzazione, la purezza della Cina
sia stata in qualche modo contaminata.
Curioso considerando che senza quella
globalizzazione probabilmente la Cina
non sarebbe all'apice oggi. Lo
dimostrano la nascita delle aziende
private, gli scandali di corruzione,
nonché l'ascesa di individui
capitalisti. Così, secondo lui, non si
può andare avanti, altrimenti la Cina
farà la stessa fine dell'URS. In questo
senso shi è particolarmente
stalinista, mi si passi il termine. SHI
ritiene che all'interno del partito ci
siano delle mele marce che ne minacciano
l'unitarietà, dei funzionari,
chiamiamoli indolenti, corrotti. E per
lui non è possibile che nel partito ci
siano correnti di pensiero diverse.
L'ideologia deve essere una e una
soltanto, cioè quella del politureau,
quella del leader supremo e nessuno deve
poterla contestare. Partito, governo,
esercito, società, educazione, nord,
sud, est, ovest, centro. Il partito
comanda tutto. Non è una citazione di
1984 di Orwell, ma di Shigjin Ping. E
avrete già capito dove voglio arrivare.
La parola d'ordine è una sola: e purare
i dissidenti. Nei suoi primi mesi dal
leader supremo, SHI riesuma dalla
soffitta degli organi governativi
comunisti un'agenzia caduta in disuso,
la cosiddetta commissione centrale per
l'ispezione della disciplina. In teoria
questa commissione dovrebbe controllare
l'operato e il background di tutti i
membri del Partito Comunista Cinese.
Peccato soltanto che attualmente il
partito conti 100 milioni di membri tra
funzionari di basso e alto rango. Ha
voglia scandagliarli tutti in cerca
delle famose mele marce. Sarebbe da
pazio utilizzare estensivamente questa
commissione, ma è effettivamente un
pazzo, mi si passa il termine e
soprattutto vede un'occasione perfetta
per rimuovere i suoi rivali. Così,
riattivata la commissione per
l'ispezione della disciplina, nome che
mi ricorda l'esame alla prostata,
chiunque viene posto sotto scrutinio.
Nei primi 5 anni di governo sci vengono
così epurati 1,6 milioni di funzionari.
Nelle nuove regole del partito
rilanciate nel 2015 si dice
espressamente che chiunque attenti
all'unitarietà del partito verrà punito.
Nel 2018 la supervisione della
commissione è stata estesa anche ai
dipendenti pubblici e qualsiasi comitato
consultivo che sia sulla cybersicurezza,
sulla finanza, sulla tecnologia è stato
elevato al rango di commissione, così da
estendere il controllo del partito su
ognuno di essi. Le purazioni di
politici, ufficiali e persino generali
dell'esercito continuano ancora oggi.
L'accusa è sempre la stessa, corruzione.
Tant'è che le purghe di sci vengono
chiamate campagna anticorruzione e
sicuramente ci saranno dei funzionari
del partito corrotti, non lo metto
assolutamente in dubbio, ma
l'impressione è che con questa scusa SH
abbia voluto togliersi di torno
qualsiasi rivale o oppositore. Basta
vedere l'attuale composizione del
comitato permanente del politureau, di
cui she stesso è a capo. Tutti e sei i
suoi colleghi hanno legami personali con
lui e ne condividono le idee. Nessuno di
loro è legato, guarda tu, all'ex
presidente Hujino. Nessuno ha idee
diverse da quelle di Shi. Tra l'altro,
immagino vi ricorderete la scena del
2022 quando Hujino fu accompagnato fuori
dalla sala sotto gli occhi severi del
signor Shi. Un bell'atto di rimozione
pubblica spacciato per motivi di salute.
Ecco, molti analisti suppongono che SH
voglia rimanere leader supremo a vita,
riferendosi al fatto che nel 2018 il
Partito Comunista ha abolito il limite
dei due mandati, il che ha permesso al
signor Shi di svolgere il suo terzo e
attuale incarico come presidente. In
pochi però hanno detto che in questa
votazione su 2964
delegati del Partito Comunista, soltanto
uno di loro ha votato no. E non oso
immaginare dove sia finito quel tizio,
forse nello stesso campo di rieducazione
per Uiguri, dove hanno buttato Winnie
the Poo. Comunque, infatti, da quel
momento sui social cinesi sono spuntati
come funghi riferimenti all'orsetto
della Disney, un modo per aggirare la
censura di internet e criticare
l'orsetto malvagio, cioè Shi. Già. Ma
quali sono queste idee che Shi ha per
rendere la Cina così grande? E cos'è che
lo tiene ancora legato alla sua poltrona
oltre l'aver eliminato i suoi
oppositori?
Ufficialmente per il Partito Comunista
Cinese Mao ha costruito la nazione, Deng
l'ha arricchita, ora Shi la rafforzerà.
In che modo? Beh, non è un caso che
proprio sotto la presidenza Sci negli
ultimi anni sia entrata nel dibattito
geopolitico la metafora della Cina come
un dragone, così come la si considerava
ai tempi della dinastia Cin. SHI ha
l'idea di dover creare un destino comune
per l'umanità sotto l'egita cinese, una
sinosfera al cui interno tutti possono
prosperare. Per gli imperatori cinesi
questo concetto era noto come Tiana,
letteralmente sotto il paradiso, e si
riferiva al sistema tramite cui le
nazioni limitrofe alla Cina offrivano
tributi a Pechino in segno di
sottomissione. Il Tian di oggi, per
certi versi sembra essere la nuova via
della seta, l'iniziativa lanciata dallo
stesso sci che prevede di collegare
tramite infrastrutture e scambi
commerciali ben oltre 150 paesi
direttamente a Pechino. Allo stato
attuale la Repubblica Popolare Cinese ha
stretto accordi con stati africani,
asiatici e soprattutto oceanici, perché
il Pacifico diventerà uno scenario
sempre più attuale, ma anche europei e
latinoamericani e ha investito in decine
di essi dal 2013 un totale di 1300
miliardi di dollari. L'idea che sottende
all'intero progetto che tutti possano
svilupparsi in armonia. La vera idea di
sci rafforzare l'influenza geopolitica
cinese a tal punto da rendere
impossibile scardinarla. Oltre a
disporre di un quasi monopolio sul
settore delle terre rare, quei 17
elementi fondamentali per la creazione
di apparecchiature tecnologiche e ad
essersi infiltrata in America Latina,
cioè tradizionalmente il giardino dietro
casa degli Stati Uniti, la Repubblica
Popolare Cinese è ormai la guida dei
paesi bricks che discutono di utilizzare
lo yuan. la moneta cinese come
alternativa al dollaro statunitense.
Difatti, nell'era sciata
estremamente più aggressiva nei
confronti dell'occidente, ma anche del
Giappone e dei suoi rivali del sudest
asiatico, riaccendendo la disputa sulle
isole Senkaku e sulle isole Spratle nel
marcinese meridionale, dichiarando la
volontà di riunificare Taiwan, porre un
cappio al collo alla democrazia di Hong
Kong e spezzare la catena di isole che
nell'Oceano Pacifico limitano
l'estensione della Cina a favore del
predominio statunitense. E siccome
queste pedine non le smuovi senza
un'armatura, chiaramente SH mostra anche
i muscoli del PLA, cioè l'esercito
cinese, tramite esercitazioni e parati
in cui lui stesso sembra Freezer. Tutto
questo perché nelle idee di sci adesso
società civile e società militare devono
combaciare. Lo dimostrano gli oltre 2
milioni di soldati attivi tra le file
del PLA. E si sa, in una società
militarizzata, inquadrata in dei ranghi,
bisogna far rispettare delle regole e
per farle rispettare un governo
autocratico non si fa troppi problemi.
Da quando c'è scia al potere, la Cina ha
messo in piedi un imponente sistema di
sorveglianza di massa che comprende
l'imitazione dei social network
occidentali, censura su internet grazie
al famoso great firewall cinese, oltre
700 milioni di videocamere in ogni dove
nelle grandi città cinesi, nonché un
sistema di punteggio sociale che pur non
funzionando ancora come se lo era
immaginato Black Mirror, premia o
punisce chi si comporta bene e chi si
comporta male con agevolazioni o malus
che si vanno a ripercuotere nella vita
di tutti i giorni. Nel frattempo le ONG
indipendenti sono praticamente scomparse
perché lo spazio per attivismo politico
autonomo è stato chiuso e parlare di
Tibet o Shinjang significa bestemmiare,
non che prima fosse tanto diverso. In
più shi fa largo affidamento alle
compagnie statali tenendo d'occhio
quelle che escono dal selciato per
evitare che il Partito Comunista si
riempia di nuovo di capitalisti sporchi.
Se vi ricordate, Jack Ma, cioè il boss
di Alibaba, l'Amazon cinese, criticò il
governo Shi per l'eccessiva pressione
sulle aziende. Da allora Jack Ma si
limita a mantenere un profilo basso e
non è molto chiaro cosa stia facendo ad
oggi. Sì, insomma, non dobbiamo stupirci
che sempre stando alle notizie che ci
giungono, le proteste in Cina sono
davvero rare. Ce ne sono state durante
la pandemia di Covid-19, guarda caso,
uscita dalla Cina. Ogni tanto qualcuno
fa comparire delle scritte LED su dei
palazzi, ma a un cittadino cinese comune
conviene sempre starsene in silenzio.
Dopotutto la propaganda statale non vede
soltanto Sci come colui che rafforzerà
il paese, ma anche come il leader che a
sua detta ha sconfitto la povertà
estrema, costruendo case, strade, ponti
e centrali energetiche nelle campagne.
Secondo sci, la Cina ha raggiunto lo
status di Shao Kan, termine confuciano
che vuol dire società moderatamente
prospera, cioè un paese che conta su una
classe media funzionale che è il primo
tassello per poter diventare una
superpotenza. Ecco perché molto spesso
vediamo il nostro signor Shi fare una
visitina a qualche villaggio rurale,
neanche fosse l'ospite speciale della
sagra locale, tra una stretta di mano,
una vecchietta e una passeggiata tra le
pannocchie. Shi è l'uomo del popolo, un
Mao meno crudele, un Kim Jong Gun più
moderato, uno Stalin che fa meno paura,
un Lukashenko che taglia meno alberi e
del boss della Cina ormai sappiamo vita,
morte e miracoli proprio come vuole lui.
C'è soltanto una cosa che ci sfugge che
nessuno sa davvero, a meno che Shi non
diventi davvero un essere bionico. Chi
sarà il suo successore? In fin dei
conti, la Cina non pensa politicamente
da qui a 50-100 anni. ci predica un
ringiovanimento della nazione a livello
sociale, economico, militare, politico,
ma il suo è un governo di vecchi. Tutti
i suoi colleghi del polit B buau,
infatti, hanno circa 65 anni, alcuni 70.
Ognuno di loro è un candidato perfetto
come prossimo leader supremo, a tal
punto che è impossibile capire chi
ricoprirà questo ruolo a patto che il
candidato sia tra di loro. Con ogni
probabilità la successione di SH sarà
l'ultimo atto della sua vita, il suo
ultimo colpo di scena. A quel punto
capiremo anche che direzione prenderà la
Cina. Sarà molto interessante capire non
tanto cosa accadrà, Taiwan o non Taiwan,
tensioni con gli Stati Uniti o meno, ma
quando? Ah, a proposito, riguardo
Taiwan, se vi siete persi il nostro
documentario fatto qualche mese fa
sull'isola, eccolo qui, lo trovate
cliccabile qui in alto oppure in
descrizione. Noi ci vediamo in un
prossimo video per Aspera ad Astra. No.
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Il video ripercorre l'ascesa di Xi Jinping, dalla sua infanzia come figlio di un rivoluzionario epurato durante la Rivoluzione Culturale, fino a diventare il leader più potente della Cina dai tempi di Mao Zedong. Vengono dettagliate le sue esperienze formative nelle zone rurali, la sua progressione calcolata attraverso i ranghi del partito e le circostanze fortunate che hanno eliminato i suoi rivali, Bo Xilai e Ling Jihua. Il documentario spiega come Xi abbia consolidato il potere abolendo i limiti di mandato, lanciando una campagna anticorruzione per epurare gli oppositori e costruendo una potente narrativa personale attorno al "Sogno Cinese". Viene descritta la sua visione per la Cina come superpotenza globale, attraverso iniziative come la Nuova Via della Seta, una politica geopolitica aggressiva e un pervasivo sistema di sorveglianza, presentandosi al contempo come il leader che ha sradicato la povertà. Infine, si accenna all'incertezza sulla sua successione.
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